Trump contro il Leone
Nella notte tra la scorsa domenica e lunedì Donald Trump ha scagliato i propri strali contro un nuovo e inedito bersaglio: papa Leone XIV. Il presidente americano, infatti, ha pubblicamente accusato il pontefice sulla piattaforma Truth di essere “un debole e pessimo nella politica estera”, allegando le proprie parole ad un’immagine equivoca creata con l’Intelligenza Artificiale che ritraeva il presidente come il Salvatore, poi cancellata.
Alle parole del presidente, che hanno suscitato grande stupore e risentimento nella comunità internazionale, non è tardata ad arrivare la replica di Leone durante la visita ad Algeri (la prima di un papa nel paese del Maghreb) nonché prima tappa del Viaggio Apostolico in Africa, il quale ha dichiarato “non mi interessa aprire un dibattito con lui”, senza neanche nominare Trump, affermando poi di voler parlare solo in nome del Vangelo.
Alla replica di Leone XIV non ha tardato a rispondere Trump, dichiarando di non volersi scusare per gli insulti al pontefice e di essersi solo limitato a definire “sbagliate” le sue parole, probabilmente riferendosi alle recenti critiche di Leone sulle intenzioni di voler cancellare la civiltà iraniana poco prima dell’avvio dei negoziati ad Islamabad, arenatisi in fase di stallo.
Proprio sulla questione iraniana le divergenze politiche fra i due sono emerse con maggior evidenza. Innervosito da una guerra dall’esito sempre più nefasto e da una potenziale crisi energetica fuori controllo (per certi versi già in atto), Trump ha disapprovato la postura di Leone sulla “criminalità”, sinonimo forzato dal presidente americano per definire in generale l’immigrazione clandestina, oltre ad accusare il pontefice di favorire lo sviluppo del programma nucleare dell’Iran.
Tra le frecciate tra i due Capi di Stato, inoltre, non vi è da dimenticare anche l’omelia contro l’uso errato del potere pronunciata durante la via Crucis pasquale e approvata dal Papa, con evidente riferimento alle ultime mosse di politica estera dell’attuale inquilino della Casa Bianca.
La mossa di Trump, ad ogni modo, appare comunque incauta dal momento che molti cattolici americani, sebbene negli ultimi anni in fase di ridimensionamento a favore dei nuovi gruppi evangelici, si recheranno a breve alle urne per le prossime elezioni di Mid-Term per rinnovare i membri del parlamento a Washington, con la possibilità, in caso di vittoria dei Democratici, di rendere il presidente Trump una cosiddetta anatra zoppa per i restanti due anni del suo mandato.
Non basta l’ulteriore affondo del presidente, diretto al pontefice addirittura sul personale, riguardo il fratello di quest’ultimo, Louis, ritenuto da Trump un fan del movimento MAGA, commento probabilmente ammiccante proprio all’elettorato cattolico conservatore, ma comunque di basso livello morale e probabilmente insufficiente nel recuperare il consenso potenzialmente perso.
Ad ogni modo, le rimbeccate di Leone sono state un atto dovuto da parte di un pontefice salito in cattedra durante un periodo di crisi internazionale così grave e delicato, specialmente dopo le varie invocazioni di stampo religioso cristiano da parte del Segretario alla Guerra Pete Hegseth a sostegno prima delle incursioni violente e repressive dell’ICE, e poi di una guerra mai approvata dal parlamento americano e mal calcolata.
A testimonianza dell’autonomia e della statura politica della Chiesa di Roma rispetto all’egemonia dell’unica superpotenza mondiale quale gli Stati Uniti d’America, le affermazioni di Papa Leone XIV dimostrano l’orizzonte politico millenario e la missione universale del Vaticano che può permettersi, spesso o talvolta, di prescindere dai vincoli delle potenze mondiali “ordinarie”.
Gli scontri sotto traccia, però, tra il Vaticano e gli Stati Uniti risalgono già al primo mandato del presidente Trump, durante il quale non è passata inosservata la vicinanza tra la sua amministrazione e i movimenti evangelici. Da almeno dieci anni, infatti, questi ultimi si sono assai espansi nelle Americhe, specialmente in quella latina, storico bacino di fedeli cattolici, incentivati da Washington forse proprio per limitare l’influenza vaticana nel proprio cortile di casa geopolitico e punirne il mancato allineamento su certi dossier come quello dell’immigrazione.
Da notare, inoltre, la foto recentemente pubblicata sugli account ufficiali del Presidente americano che lo ritraeva nell’Ufficio Ovale circondato da pastori evangelici nell’atto di benedirlo con fare solenne, come testimonianza di quanto essi contino in termini di sostegno elettorale, non solo con i propri voti, ma anche a livello finanziario, con donazioni alle campagne trumpiane stimate attorno ai 270 milioni di dollari.
Un’offensiva americana nei confronti del Vaticano corroborata anche dai diversi casi di pedofilia documentata nell’alto clero cattolico negli Stati Uniti e portati a gran voce nella stampa nazionale, e quindi mondiale, suscitando grande scandalo e danno reputazionale alla Chiesa romana, a partire dal caso Spotlight fino ai casi più recenti in Pennsylvania e Maryland.
La battaglia tra Vaticano e USA avviene oggi proprio come nel Medioevo, fra il potere spirituale del papato e quello temporale dell’Impero, ripetendo la Storia purtroppo con toni assai più bassi, almeno da parte di uno solo dei due contendenti.



