Continuano gli attacchi di Israele contro il Libano
La fragile tregua di due settimane tra Stati Uniti e Iran rischia di essere del tutto compromessa dal fronte di guerra in Libano, che continua a essere attaccato da Israele. Per Teheran il cessate il fuoco deve valere anche per Beirut, ma l’esercito israeliano non sembra avere alcuna intenzione di indietreggiare nella sua operazione contro Hezbollah, che sta causando anche centinaia di morti di civili.
Nella notte tra l’8 e il 9 aprile, ha fatto sapere l’emittente libanese Al-Mayadeen, affiliata a Hezbollah, l’aviazione israeliana ha effettuato 21 raid aerei in alcuni villaggi del distretto di Bint Jbeil, nel Libano meridionale. Un ulteriore attacco è stato segnalato sul ponte di Al-Qasmiyah, sempre nel Libano meridionale, e un altro a Dahieh, Beirut. Secondo le prime informazioni, nell’arco di dieci minuti l’Idf ha colpito oltre 100 obiettivi di Hezbollah sulla capitale libanese, nella periferia meridionale di Dahiyeh e in alcune zone del Libano meridionale. “Si tratta del più grande attacco dall’inizio dell’Operazione Leone Ruggente”, si legge in uncomunicato dell’esercito.
L’attacco, che includeva tra i suoi obiettivi anche il quartier generale di Hezbollah, era stato pianificato “meticolosamente nel corso di settimane”, ha dichiarato l’Idf, aggiungendo che la maggior parte degli colpiti si trovava “nel cuore delle aree abitate”, precisando tuttavia che “sono state adottate misure per mitigare i danni”. Il bilancio è ancora provvisorio ma si parla già di decine di morti e centinaia di feriti. Molte persone sono ancora intrappolate sotto le macerie, mentre gli ospedali della zona sono sotto forte pressione, denuncia il capo della Croce rossa libanese ad Al Arabi.
Secondo quanto ha rivendicato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, “centinaia di operativi di Hezbollah sono stati presi di mira in attacchi a sorpresa contro quartier generali in tutto il Libano, nel più grande colpo concentrato che Hezbollah abbia subito dall’operazione cercapersone” nel settembre del 2024. Il leader del gruppo filoiraniano Naim Qassem, ha aggiunto, era stato avvertito che “Hezbollah avrebbe pagato un prezzo molto alto per aver attaccato Israele per conto dell’Iran, e che arriverà anche il suo turno”.
L’esercito israeliano «ha raggiunto tutti gli obiettivi e i traguardi prefissati, e li ha persino superati» durante la guerra in Iran. Lo ha dichiarato il portavoce dell’Idf, Effie Defrin, in una conferenza stampa. «Abbiamo avviato l’Operazione Roaring Lion con l’obiettivo di danneggiare gravemente il regime del terrore iraniano ed eliminare nel tempo le minacce esistenziali per Israele», ha spiegato. «Abbiamo colpito in modo significativo tutti i suoi sistemi e capacità, eliminato la sua leadership, danneggiato i suoi sistemi di comando e controllo, eliminato molti dei suoi comandanti e colpito duramente le sue industrie militari, l’apparato di missili balistici, obiettivi economici e obiettivi nucleari», ha aggiunto.
E gli attacchi rischiano di incrinare da subito il cessate il fuoco, con Teheran che, secondo il Wall Street Journal, ha detto che la sua partecipazione ai colloqui di venerdì di Islamabad dipende da un cessate il fuoco in Libano, dopo aver minacciato: “Puniremo Israele in risposta al crimine commesso”. L’Iran ha inoltre legato la riapertura dello Stretto di Hormuz alla fine dei raid sul Libano e starebbe meditando di riprendere i propri attacchi su Israele per rispondere a quella che considera una violazione del cessate il fuoco. Versione su cui non concorda la Casa Bianca, che prima tramite la portavoce Karoline Leavitt citata da Axios, e poi tramite il presidente Donald Trump che ha parlato in un’intervista esclusiva a Pbs, ha affermato che il Libano è sempre rimasto fuori dall’accordo. Per Trump, questa scelta è stata fatta “a causa di Hezbollah” e gli attacchi israeliani sono una “scaramuccia a parte di cui ci occuperemo” e “fanno parte dell’accordo, lo sanno tutti”.
Mentre sul piano diplomatico si moltiplicano i tentativi di contenere l’escalation — con tregue annunciate, negoziati in corso e pressioni internazionali per allargare il cessate il fuoco — sul terreno la realtà appare ben diversa. Israele continua infatti a portare avanti la propria offensiva in Libano senza segnali concreti di de-escalation, colpendo con intensità crescente anche aree densamente popolate. In questo contesto, ogni nuovo bombardamento non solo aggrava il bilancio umanitario, ma contribuisce anche a rendere più fragile — se non del tutto illusorio — qualsiasi tentativo di stabilizzazione regionale.




