Tregua in Iran e riapertura dello Stretto di Hormuz
Il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, con lo stop alla guerra per 2 settimane, ruota attorno al piano in 10 punti elaborato da Teheran e consegnato a Donald Trump. Il documento, secondo il presidente americano, rappresenta “una base praticabile su cui negoziare” per arrivare alla conclusione definitiva della guerra e alla costruzione di una pace duratura. “E’ stato raggiunto un accordo su quasi tutti i vari punti oggetto di contrasto in passato tra gli Stati Uniti e l’Iran, un periodo di due settimane consentirà di finalizzare e portare a compimento l’intesa”, afferma Trump nel post pubblicato sul social Truth. A stretto giro, arriva la nota del ministro degli Esteri iraniano, Seyed Abbas Araghchi, che si esprime a nome del Supremo Consiglio di Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica.
“Per un periodo di due settimane, sarà possibile il transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz in coordinamento con le forze armate dell’Iran e tenendo in considerazione limitazioni tecniche”, annuncia il numero 1 della diplomazia iraniana. Anche Araghchi accende i riflettori sui 10 punti elaborati da Teheran: il ministro riferimento alla “richiesta degli Stati Uniti di negoziati basati sulla loro proposta articolata in 15 punti” e cita “l’annuncio del presidente degli Stati Uniti in relazione all’accoglimento dello schema generale dei 10 punti proposti dall’Iran come base per le trattative”.
L’Iran, in sostanza, evidenzia la propria iniziativa. Lo fa con toni ancora più netti in un’altra nota del Supremo Consiglio che, in particolare la Cnn e il New York Times, riportano subito dopo la fumata bianca: “Il nemico, nella sua guerra ingiusta, illegale e criminale contro la nazione iraniana, ha subito una sconfitta innegabile, storica e schiacciante. Le nostre mani restano sul grilletto e, al minimo errore da parte del nemico, risponderemo con tutta la nostra forza. Ci congratuliamo con il popolo iraniano per questa vittoria e ribadiamo che, fino a quando non saranno definiti i dettagli finali della vittoria stessa, funzionari e popolo devono rimanere uniti e determinati”.
Il primo giro di negoziati tra Usa e Iran è previsto a partire da venerdì prossimo a Islamabad, in Pakistan: tra i presenti, dovrebbero esserci il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, così come l’inviato speciale per il Medio Oriente, Steve Witkoff, e il genero del presidente statunitense, Jared Kushner. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif ha dichiarato che gli Stati Uniti, l’Iran e i loro alleati hanno concordato un cessate il fuoco “ovunque”, compreso il Libano (su questo punto il premier israeliano Netanyahu ha fatto dichiarazioni di segno opposto), a seguito della mediazione del suo governo volta a porre fine a settimane di combattimenti: «Sono lieto di annunciare che la Repubblica Islamica dell’Iran e gli Stati Uniti d’America, insieme ai loro alleati, hanno concordato un cessate il fuoco immediato ovunque, compreso il Libano e altrove, con effetto immediato», ha scritto Sharif su X. Dopo l’annuncio della tregua, il prezzo del West Texas Intermediate (Wti), il benchmark americano del greggio, è crollato di quasi il 18%. Prima dell’apertura dei mercati asiatici, verso le 23:30 GMT, il suo prezzo era sceso del 17,64% a 93,03 dollari.
Secondo il New York Times, il documento proposto dall’Iran non contempla la rinuncia esplicita all’arricchimento dell’uranio né lo smantellamento del programma nucleare. Trump ha sempre fatto riferimento ad un obiettivo prioritario nella guerra: impedire a Teheran di arrivare ad ottenere l’arma atomica. In teoria, la strada rimarrebbe aperta. Il testo, inoltre, prevederebbe la rimozione di tutte le sanzioni adottate da ogni amministrazione americana sin dalla presidenza di George W. Bush. L’Iran otterrebbe enormi benefici senza rinunciare, apparentemente, all’ambizione di diventare una potenza nucleare.
Si prevedono cambiamenti anche per i voli a rischio per la crisi dei carburanti. Oggi il direttore generale dell’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (Iata) Willie Walsh ha spiegato che ci vorranno mesi prima che le forniture e i prezzi del carburante per aerei si normalizzino, anche se lo Stretto di Hormuz dovesse rimanere aperto. Inevitabile, spiega Walsh, l’aumento dei prezzi dei biglietti. “Non credo che tutti abbiano compreso appieno quanto fosse concentrata la capacità produttiva in alcune parti del mondo”, ha aggiunto il direttore di Iata. L’esperienza passata dimostra che il settore dell’aviazione reagirà all’aumento dei prezzi del petrolio aumentando i prezzi dei biglietti, ha affermato. “È inevitabile”.




