FS torna in utile e segna il record di investimenti: 18,3 miliardi nel 2025, il livello più alto di sempre
Ferrovie dello Stato archivia il 2025 con un bilancio che segna una svolta netta rispetto all’anno precedente. L’utile netto si attesta a 30 milioni di euro, dopo la perdita da 208 milioni registrata nel 2024, mentre i ricavi operativi salgono a 17,3 miliardi (+4%) e gli investimenti tecnici toccano quota 18,3 miliardi — il livello più alto mai raggiunto dal gruppo. Numeri approvati dal Consiglio di Amministrazione presieduto da Tommaso Tanzilli e presentati dall’amministratore delegato Stefano Antonio Donnarumma come la conferma di una traiettoria industriale coerente con il Piano Strategico 2025-2029.
Investimenti da record, spinti dal PNRR
Il dato che più caratterizza l’esercizio è quello degli investimenti tecnici: 18,3 miliardi di euro, di cui il 98% in Italia. Quasi 12 miliardi sono andati alle infrastrutture ferroviarie, circa 4 miliardi a quelle stradali. Tra i cantieri più avanzati figurano la linea AV/AC Brescia-Verona-Vicenza-Padova, il Terzo Valico dei Giovi, la Napoli-Bari e l’itinerario Palermo-Catania-Messina.
A confermare che i lavori sono in piena fase realizzativa, e non più nella fase iniziale, è un indicatore apparentemente tecnico ma molto eloquente: gli anticipi ai fornitori sono crollati da 772 milioni a soli 83 milioni di euro, un calo superiore al 90%. Il PNRR ha sostenuto l’intera spinta, con circa 16 miliardi consuntivati e il rispetto integrale di tutte le milestone europee previste.
I conti: margini in crescita, debito in miglioramento
Sul fronte della redditività operativa, l’EBITDA cresce del 6% a 2,4 miliardi di euro. Il miglioramento del risultato netto — da -208 a +30 milioni — deriva sia dalla dinamica operativa sia da una gestione finanziaria e fiscale più efficiente, che ha saputo compensare l’aumento degli ammortamenti legato al massiccio piano di investimenti in corso.
I costi operativi crescono a 14,9 miliardi (+4%), per effetto dell’aumento dell’organico, del costo unitario del lavoro e dei maggiori oneri per manutenzioni e servizi.
Sul fronte finanziario, il debito netto migliora di circa 700 milioni, scendendo a 12,8 miliardi. Il patrimonio netto si consolida a 41,8 miliardi, con un rapporto debito/patrimonio che rimane stabile intorno a 0,3. I rating sono confermati stabili da Standard & Poor’s (BBB+/A-2) e Fitch (BBB+/F1).
Le business unit: infrastrutture e internazionale trainano la crescita
Le performance per divisione raccontano un gruppo in trasformazione. La Business Unit Infrastrutture Ferrovie registra un balzo dell’EBITDA da 86 a 364 milioni di euro — più che triplicato — su ricavi cresciuti del 9% a 3,5 miliardi. Le Infrastrutture Strade crescono dell’11% nei ricavi, a 4,7 miliardi, con margini in aumento del 39%.
Il Trasporto Internazionale Passeggeri è la divisione che cresce di più in termini relativi: ricavi a 2,5 miliardi (+20%) ed EBITDA quasi raddoppiato, da 112 a 221 milioni. A guidare il risultato sono le performance di Netinera in Germania, di Qbuzz in Olanda e la riapertura del collegamento Milano-Parigi. Il Trasporto Merci chiude con un EBITDA di 105 milioni, in aumento del 72%, nonostante il calo dei volumi.
L’unica nota in controtendenza riguarda il Trasporto Passeggeri nazionale, con ricavi e margini in flessione e costi operativi in salita, a cui si contrappone un piano di rinnovo della flotta di Trenitalia che punta su Alta Velocità, convogli regionali e nuovi Intercity.
La finanza sostenibile
Nel corso dell’anno il gruppo ha emesso un green bond da 800 milioni di euro e un private placement da 400 milioni con Eurofima per l’acquisto di nuovi treni conformi alla tassonomia UE. Complessivamente, circa l’89% degli investimenti tecnici è stato indirizzato verso iniziative riconosciute come ecosostenibili.
Sul versante ESG, le emissioni di CO2 sono scese del 15% rispetto al 2024 e del 27% rispetto al 2019. Le donne rappresentano oggi il 33% dei ruoli manageriali, gli infortuni sul lavoro sono in calo e il tasso di recupero dei rifiuti ha raggiunto il 94,7%.
La newco e le partite aperte
Al di là dei numeri di bilancio, l’intervista rilasciata da Donnarumma al Sole 24 Ore nel giorno dell’approvazione dei conti apre un capitolo strategico rilevante. L’AD ha annunciato che FS sta valutando l’ingresso di uno o più fondi internazionali all’interno di una newco dedicata, attraverso uno strumento che avrà trattamento bilancistico di equity ma funzionerà come un debito, con contratti intercompany fino a 25 anni. “Non si tratta di una vendita né saranno dismesse porzioni del gruppo“, ha precisato, stimando di poter raggiungere un accordo entro pochi mesi.
Entro la primavera è attesa anche la chiusura dell’intesa con il fondo Certares per il 49% di Trenitalia France, preludio al finanziamento di una nuova flotta di ETR 1000 per l’Eurotunnel e al potenziamento del servizio Parigi-Londra.
Sul fronte M&A, l’acquisizione del ramo ferroviario di Pizzarotti dovrebbe completarsi in un paio di mesi. È già stata deliberata la costituzione di una RoSCo per le merci, in collegamento con l’acquisizione di Firema da Titagarh: un’operazione che Donnarumma definisce “controcorrente” rispetto alla tendenza degli ultimi vent’anni a cedere all’estero il know how sulla costruzione di treni. Sul fronte passeggeri, l’AD ha anticipato l’intenzione di portare la flotta ad alta velocità internazionale fino a un centinaio di convogli, da inserire eventualmente in una RoSCo dedicata.
L’orizzonte del piano strategico 2025-2029 prevede complessivamente oltre 100 miliardi di investimenti, con un obiettivo di 20 miliardi di ricavi e 500 milioni di utile netto a fine periodo. Nel complesso, il bilancio 2025 restituisce l’immagine di un gruppo in piena fase di rilancio, capace di coniugare crescita, sostenibilità e solidità finanziaria. Un equilibrio che, nelle intenzioni del management, dovrà accompagnare FS lungo una fase di sviluppo ancora più ambiziosa nei prossimi anni.




