Perché i dazi non devono fare più paura

Dopo che la Corte suprema ha bocciato le tariffe di Trump si passerà da dazi schizofrenici commerciali, generalmente anche minacciati con tweet, a dazi legali complessi a velocità ridotta anche se come visto ancora non proprio prevedibili.
Di la da questo cambiamento non si può infatti non osservare come l’incertezza resti comunque protagonista di un mercato che tuttavia ha sempre giocato con scorrettezze commerciali come avvenuto in quelle amministrazioni che adottano da tempo, Biden inclusa, dazi strategici nei settori sensibili come auto, acciaio e tecnologia.
Ma mentre i dazi strategici sono costanti i dazi di Trump arrivano con interventi a gamba tesa con impatti che tuttavia, abbiamo osservato, hanno vita piuttosto breve o comunque vivacità alternata.
E ciò per motivi politici e di potere non collegati al gioco dominante globale delle ferree regole del commercio che alla fine riequilibrano un pò tutto.
Per restare sul tema il contrasto alla paura dell’incertezza deve pertanto partire prima di tutto con il non generare escalation come i contro-dazi e il cosiddetto bazooka che i governi dell’Ue sarebbero stai pronti ad attivare nel caso in cui la situazione con gli Stati Uniti sulla Groenlandia fosse precipitata.
Occorre infatti giocare sulla potenza dell’interesse dei cittadini Usa per i prodotti Italiani ed europei.
Anche se comunque questo non basta perché una qualche contromisura andrebbe pure presa a livello unitario europeo.
Ma perché non approfittare di rinunciare comunque ai controdazi, senza ritorsioni palesi e concentrarsi su quello che teme veramente Trump?
Trump più di tutti teme la tassazione europea delle società tecnologiche basate in uno o più stati europei che ne consentono una tassazione ridicola.
Perché questo indebolirebbe i rapporti in casa con gli industriali in tecnologia, nonché i più importanti investitori a livello globale su intelligenza artificiale, che mantengono l’economia americana anche attraverso le quotazioni di Wall street.
In conclusione minacciare tassazioni incrementative su tecnologia europea potrebbe essere una strada ma proficua solo se condivisa con il convincere gli investitori europei a mettere i soldi una volta per tutte nello sviluppo tecnologico europeo e non continuare ad alimentare questo settore con continui e ingenti investimenti negli USA.




