Woolrich: chiusa la sede di Bologna, tra rabbia e 78 licenziamenti

Dalla crisi, agli appelli dei dipendenti e sindacati, fino alla decisione definitiva: la sede bolognese del celebre marchio di abbigliamento Woolrich ha chiuso ufficialmente le sue porte, lasciando 78 dipendenti senza un contratto. Tutto è cominciato nel dicembre 2025, con l’acquisizione di Woolrich Europe da parte di BasicNet, gruppo piemontese che controlla marchi come Kappa, K-Way, Sebago, Superga e Briko, e la successiva comunicazione della chiusura degli uffici di Bologna e Milano. Una lunga mobilitazione sindacale, con la richiesta di preservare le attività e i presidi nei territori bolognesi e milanesi, non è bastata per impedire il piano di riorganizzazione aziendale.
La società con sede a Bologna gestiva la distribuzione e la vendita al dettaglio del brand in Europa. Con l’accordo siglato a dicembre, la nuova dirigenza aveva mostrato la sua volontà nel concentrare le sue forze nella casa madre torinese, dimettendo le sedi ancillari di Bologna e Milano. Tutti i 139 dipendenti colpiti dall’operazione si sono trovati, quindi, nel mezzo di un bivio: accettare il trasferimento o non accettarlo, che equivaleva a rassegnare le proprie dimissioni. Da qui la battaglia sindacale basata su dei licenziamenti collettivi mascherati da trasferimenti per sottrarsi a obblighi verso i propri dipendenti. “Non s-bolognateci” è stato lo slogan ripetuto dai dipendenti della sede di Bologna, ma alla fine la decisione è stata presa. Una proposta iniziale chiedeva ai dipendenti delle sedi a rischio di scegliere tra il seguire la produzione a Torino, usufruendo di un pacchetto di incentivi economici e facilitazioni logistiche, oppure mantenere l’impiego nelle sedi originarie fino al 31 marzo 2027, data in cui era prevista la chiusura definitiva delle sedi bolognesi e milanesi. Poi, un’accelerata ha anticipato la scadenza al 31 agosto 2026. Il target maggiore dei dipendenti coinvolti nella decisione ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni, molti dei quali con famiglie, realtà private e reti sociali ormai ancorate nel territorio dove svolgevano il proprio lavoro: un trasferimento può significare uno stravolgimento significativo della propria vita.
Per quanto riguarda la sede di Bologna, 64 lavoratrici e lavoratori sono stati chiamati a sottoscrivere il verbale di conciliazione sindacale, finalizzato alla conclusione del rapporto di lavoro. L’accordo prevede il riconoscimento di un incentivo all’esodo, commisurato all’anzianità di servizio, con importi compresi tra i 30 e i 100mila euro lordi. A questi, vanno aggiunti altri 14 dipendenti che avevano presentato le loro dimissioni nel mese di luglio. Il totale è, quindi, di 78 dipendenti della sede bolognese che hanno concluso il loro rapporto lavorativo con l’azienda, assieme a 13 in uscita dalla sede di Milano. I sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs hanno commentato l’amara vicenda sottolineando la “soddisfazione per il fatto che il confronto sindacale abbia consentito di garantire nell’ambito del piano sociale sottoscritto tra le parti, le condizioni di uscita e le tutele economiche per le persone coinvolte”.




