Groenlandia, una terra con interessi al cubo
Superficie strategica, sottosuolo di terre rare, e area spaziale per sistemi satellitari con posizioni strategiche, moltiplicano al cubo interessi politici, economici e militari. Con l’aggiunta, inoltre, del cambiamento climatico che amplia questa già ingombrante isola.
Di là dal percorso di Trump , iniziato con la richiesta di annessione per atterrare, anche se in modalità non automatica, su un accordo di cooperazione, gli interessi militari, politici e economici restano, per lui, gli stessi.
Ma se sotto il profilo militare e politico l’aspirazione ad annettere la Groenlandia è stata presente da anni in quanto area strategica per basi militari e per il controllo dei traffici del Baltico, oggi, sotto il profilo economico e geopolitico, questa ambizione è molto più complessa.
Sarebbe semplicistico equiparare l’interesse per le materie prime delle terre rare groenlandesi a quello del petrolio Veneziuelano, ancorché quest’ultimo molto performante per le raffinerie USA. Infatti mentre il petrolio alimenta il sistema produttivo, le materie prime estratte dalle terre rare sono vere e proprie componenti del sistema produttivo. Per meglio comprendere facciamo l’esempio della produzione di autovetture. Quella che produce automobili endotermiche utilizza prodotti petroliferi per la loro realizzazione laddove la produzione di vetture elettriche utilizza invece materie prima da terre rare per produrre batterie e motori elettrici, ovvero componenti della stessa produzione. Una condizione, questa, che rende questa industria molto dipendente dalle forniture di queste materie. Una qualsiasi criticità lungo la catena produttiva e di approvvigionamento di quanto proveniente da terre rare può infatti addirittura bloccare produzioni di auto elettriche.
Ecco che avere il predominio, come la Cina, della fornitura di queste materie rafforza le catene di approvvigionamento a scapito degli utilizzatori molto di più di quando avvenne ai tempi con il petrolio in quanto carburante molto reperibile e molto sostituibile con altri idrocarburi e energia elettrica. In conclusione avere terre rare limitrofe e ben controllabili non è un capriccio ma risponde a logiche economiche ben precise e riconducibili prima di tutto a insediamenti produttivi con tutte le loro ricadute sul sistema economico, dell’occupazione, del sociale e di conseguenza del sistema politico.




