Il Derby di Algeri: calcio, colossi economici e politica
Quando si parla di derby calcistici, la mente va subito ai classici europei: il Clásico tra Real e Barça, il Derby della Madonnina, quello della Capitale o quello londinese tra Arsenal e Tottenham. Ma c’è un derby che probabilmente in pochi conoscono fuori dal Nordafrica, eppure non ha nulla da invidiare ai più blasonati confronti continentali. Anzi, per certi versi li supera per intensità storica e significato politico. Parliamo del derby di Algeri tra USM Alger e MC Alger, novanta minuti che ogni volta raccontano un pezzo di storia algerina, dalla colonizzazione francese fino ai giorni nostri.
Tutto iniziò nella Casbah
Per capire questo derby bisogna fare un salto indietro di un secolo e tornare nella Casbah, il quartiere storico di Algeri, quello dei vicoli stretti, delle case bianche ammassate una sull’altra, del profumo di spezie e del richiamo alla preghiera. È lì che tutto è cominciato. Era il 1921 quando un gruppo di giovani algerini decise di fondare il primo club calcistico musulmano del paese, all’epoca ancora sotto il giogo coloniale francese. Lo chiamarono Mouloudia Club d’Alger, un nome che già di per sé era una dichiarazione d’intenti: Mouloudia viene da Mawlid, il compleanno del Profeta Maometto. I colori? Verde e rosso, i colori dell’Islam. Non era solo calcio, era identità.
Sedici anni dopo, nel 1937, sempre nella Casbah nacque l’altro protagonista di questa storia: l’USM Alger. Questa volta però i fondatori non si limitarono al richiamo religioso, erano veri e propri attivisti politici del movimento nazionale algerino. Il loro obiettivo era chiaro: un’Algeria indipendente e libera. Il rosso e il nero della divisa non erano una scelta estetica casuale, erano il simbolo della lotta per quella libertà tanto agognata. Due club, due anime della stessa città, nati a pochi passi l’uno dall’altro ma destinati a diventare acerrimi rivali.
Quando il calcio incontrò la Guerra d’Indipendenza
Il primo derby si giocò nel 1940 e vinse il Mouloudia. Ma la vera svolta nella rivalità arrivò con la guerra d’indipendenza algerina, quella guerra sanguinosa che dal 1954 al 1962 insanguinò il paese. Nel 1956 il Fronte di Liberazione Nazionale, il famoso FLN che guidava la rivolta contro i francesi, prese una decisione drastica: tutti i club musulmani dovevano cessare ogni attività sportiva e boicottare le competizioni organizzate dai colonizzatori. Era una strategia chiara per sabotare l’autorità francese anche attraverso lo sport.
Quasi tutti i club aderirono. L’USM Alger, fedele al suo DNA indipendentista, si fermò senza esitazioni. Ma il Mouloudia no. Il MC Alger decise di continuare a giocare, ignorando l’ordine del FLN. Quella scelta costò cara in termini di immagine e ancora oggi, a distante di quasi settant’anni, i tifosi dell’USM non perdono occasione per rinfacciare ai rivali quel “tradimento” della causa indipendentista. È qui che il derby ha smesso di essere solo calcio per diventare storia, politica, memoria collettiva.
La rivincita nella prima finale della nuova Algeria
L’indipendenza arrivò nel 1962 e con essa la possibilità di scrivere una nuova storia. La prima finale del campionato nazionale della nuova Algeria fu proprio un derby: USM Alger contro MC Alger, stagione 1962-63. Il risultato? 3-0 per i rossoneri. Fu più di una vittoria sportiva, fu una rivincita simbolica. Il club che aveva lottato per l’indipendenza trionfava nella prima competizione dell’Algeria libera dai francesi. Per i tifosi dell’USMA fu la conferma che la storia, alla fine, dà ragione a chi sta dalla parte giusta.
Petrolieri contro Elettricisti: quando entrarono i colossi economici
Per qualche anno il calcio algerino rimase sostanzialmente amatoriale, ma nel 1977 il governo decise di dare una svolta. Il Ministero della Gioventù e dello Sport varò una riforma che avrebbe cambiato tutto: i club d’élite dovevano strutturarsi professionalmente e per farlo servivano soldi, tanti soldi. Così entrarono in scena i colossi economici statali.
Il MC Alger finì sotto l’ala protettrice della Sonatrach, la potentissima compagnia nazionale degli idrocarburi, e cambiò nome in Mouloudia Pétroliers d’Alger. I petrolieri, insomma. L’USM Alger invece fu sponsorizzato dalla Sonelgaz, l’azienda dell’energia elettrica, e divenne Union Sportive Kahraba d’Alger (kahraba in arabo significa proprio elettricità). Gli Elettricisti contro i Petrolieri: il derby acquisì una nuova dimensione, quella economica. Non erano più solo due squadre di quartiere, erano due giganti industriali che si affrontavano sul campo.
Il tacco magico sotto gli occhi di centomila persone
C’è un derby che è rimasto negli annali, uno di quelli che ancora oggi fa discutere i tifosi davanti a un tè alla menta. Era il 2004, periodo del Ramadan, e lo Stadio 5 Luglio 1962 era letteralmente esploso: oltre centomila spettatori, un’invasione umana. Hocine Achiou, attaccante rossonero, ricevette palla in area e insaccò di tacco. Quel gesto venne subito ribattezzato “il tacco alla Madjer”, in onore di Rabah Madjer, il leggendario calciatore algerino che aveva fatto la storia segnando di tacco nella finale di Coppa dei Campioni 1987 con il Porto. Da allora lo chiamano anche “il tacco di Allah”. Centomila testimoni, un gesto tecnico sublime, una vittoria nel derby: per i tifosi dell’USMA è un ricordo che vale quanto un trofeo.
La follia del 1999: due squadre, due stadi, un solo derby
Se pensate che le polemiche arbitrali siano il massimo del caos calcistico, evidentemente non conoscete la storia della semifinale di Coppa d’Algeria del 1999. Il Ministero della Gioventù e dello Sport aveva deciso che entrambe le partite di semifinale tra USM e MC Alger si sarebbero giocate allo Stadio 5 Luglio, che tutti consideravano casa del Mouloudia. Saïd Allik, presidente dell’USMA da quasi vent’anni, si rifiutò categoricamente. “Ogni squadra deve giocare nel proprio stadio”, disse. E non ci fu verso di farlo ragionare.
Arrivò il giorno della partita e successe l’incredibile: l’USM Alger si presentò allo Stadio Omar Hamadi, il MC Alger e gli arbitri andarono allo Stadio 5 Luglio. Due squadre, due stadi diversi, nessuna partita. Ci volle l’intervento del Ministro degli Interni per sbloccare la situazione. Alla fine si giocò, l’USMA vinse ai rigori e poi andò a conquistare la finale battendo il Kabylie 2-0. Ma quella giornata di follia calcistica rimane una delle pagine più surreali della storia del derby.
Il salto nel professionismo
Il 2010 segnò un’altra svolta epocale. L’imprenditore Ali Haddad, uomo d’affari con le mani in pasta in mezzo mondo, decise di investire seriamente nell’USM Alger. Mise sul piatto 700 milioni di dinari algerini (una cifra enorme) e si comprò l’83% del club. Il 27 ottobre di quell’anno sostituì Saïd Allik come presidente, chiudendo un’era durata diciotto anni. L’USMA diventò il primo club professionistico dell’Algeria. Il Mouloudia non poteva restare a guardare: la Sonatrach rilevò il 100% delle azioni e anche il MC Alger si professionalizzò. La rivalità entrava nell’era moderna, con bilanci milionari e ambizioni internazionali.
Quando i tifosi diventarono artisti
Il 26 novembre 2011 successe qualcosa che cambiò per sempre il modo di vivere il calcio in Algeria. In occasione del derby allo Stadio 5 Luglio, i tifosi dell’USM organizzarono una coreografia monumentale: migliaia di cartoncini rossi e neri formarono la scritta gigante “UNITED” sulle tribune. Era la prima volta che in Algeria si vedeva un tifo su larga scala di quel tipo. I supporter rossoneri avevano portato la cultura ultras europea nel Maghreb, alzando l’asticella dell’intero movimento tifosi algerino.
Quattro anni dopo, nel 2015, persino Eric Cantona si accorse di questo derby. Il genio ribelle del calcio francese, diventato nel frattempo attore e documentarista, insieme al regista Théo Schuster dedicò un episodio della serie “Looking for” proprio al derby di Algeri. Il programma girava il mondo alla ricerca dei derby più autentici e intensi del pianeta, e quello algerino entrò di diritto nella lista dei grandi classici mondiali. Non male per due squadre che erano nate quasi un secolo prima in un vicolo della Casbah.
Più di una partita
Oggi il derby di Algeri continua a fermare il paese ogni volta che si gioca. Non è solo questione di punti in classifica o di trofei da vincere. È identità, è storia familiare, è appartenenza. Nella Casbah, dove tutto è cominciato, le famiglie sono divise tra rossoneri e verderossi da generazioni. Il nonno che tifa USMA, il figlio che per dispetto è diventato mouloudéen, i nipoti che si azzuffano bonariamente su chi è più forte. È così da sempre e probabilmente sarà così per sempre.




