Blocco Patriottico, la retorica nazionalista che ha perso

Questi sono giorni duri per il Blocco Patriottico (BEP). Dopo anni di governo di Igor Dodon, sono stati sconfitti ieri 28 settembre dal partito filo-ue di Maia Sandu. Fedeli all’immaginario sovietico, populisti euroscettici che si ritrovano in un Est Europa ormai cambiato.
Cos’è, o meglio, chi sono il Blocco Patriottico
Il BEP nasce con una sola finalità: costituire una massiccia opposizione ai nuovi partiti vicini all’Unione Europea. Costituito il 4 giugno di quest’anno dal conservatorista sociale Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia di Igor Dodon (PSRM), dal revisionista Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldavia guidato da Vladimir Voronin (PCRM), dal più centrista Partito Futuro della Moldavia sotto la guida di Vasile Tarlev (PVM) e dal patriottico Partito Cuore della Moldavia di Irina Vlah (PRIM).
L’ideologia è chiara. Senza alcun mistero si dichiarano filo-russi e puntano a una cooperazione maggiore con il Cremlino, convinti di poterne trarre relazioni vantaggiose economiche. Sostiene di voler mantenere dei rapporti equilibrati con l’Occidente, eppure la predilezione per gli ex stati sovietici appare più che visibile. Pianifica a un riavvicinamento alla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) e ha proposto un ripristino di stato osservatore della Moldavia nell’Unione Economica Euroasiatica, manifestano simpatie per la Cina. Vogliono una posizione neutra nel conflitto russo-ucraino, ma criticano la NATO e l’Unione Europea, accusandole di falsità, e sono in lotta continua per l’adesione della Moldavia all’UE.
117 giorni movimentati per il BEP
Anche se ha una storia breve, il Blocco Patriottico detiene già un’ampia lista di scandali e controversie. La prima parte il 28 agosto, quando la leader di PRIM è stata sanzionata dal Canada. Risultavano presunte attività di interferenza russa a fronte delle elezioni, portando il Consiglio interistituzionale di vigilanza della Moldavia a bloccare le risorse economiche di Irina Vlah il 5 settembre.
L’allerta delle interferenze russe si è ripresentata il 29 agosto. In un’intervista pubblicata da RFI Romania, l’analista moldavo Andrei Curararu ha denunciato il PVM e il Partito Cuore della Moldavia di essere affiliati all’oligarca Ilan Shor. “Stiamo già vedendo segnali di un tentativo di ripetere il sistema di compravendita di voti con denaro proveniente dalla Russia. Ricordo che nel 2024, secondo le informazioni della polizia moldava, più di 140.000 persone hanno venduto i loro voti a favore di Ilan Șor”.
Il 16 settembre, la Lituania ha impedito a Vlah di entrare nel paese per 5 anni per gli emersi legami con la Russia e presto la Moldavia avrebbe limitato i movimenti del partito. In seguito, altri tre stati hanno preso la stessa decisione: Polonia, Estonia e Lettonia.
Le accuse sono ricadute anche sul Partito Socialista di Dodon. Il presidente ha affermato che le case dei colleghi dello stato hanno subìto perquisizioni 250 perquisizioni e cinque di essi sono stati arrestati, tra cui il vicepresidente nel distretto di Rîșcani. La controversia si è conclusa 72 ore fa con l’esclusione dalla lista parlamentare degli esponenti di PRIM, ritrovandosi a modificare la lista in meno di 24 ore.
Il Blocco Patriottico è uscito sconfitto dalle elezioni con il 24,26% dei voti. Si accanisce verso l’Occidente che avrebbe manipolato il voto e le tensioni per la loro belligerante opposizione nazionalista non manca, la battaglia fra europeisti e filo-russi è solamente incominciata.




