Elezioni in Uganda: come spezzare l’opposizione
Mancano diversi mesi alle prossime elezioni politiche, ma le strade di Kampala sono già colorate di giallo e rosso, i rispettivi colori del Movimento di Resistenza Nazionale, al potere da tempo, e della National Unity Platform, principale rappresentante dell’opposizione.
Un manifesto che rappresenta l’ottuagenario uomo a capo del Paese, Yoweri Museveni, riporta lo slogan “accontentarsi del meglio”. Da un altro manifesto, Robert Kyagualanyi, la pop star trasformata in politico e meglio conosciuta come Bobi Wine, risponde con un sorriso all’austero ritratto di Museveni e con le seguenti parole: “voto di protesta”.
Museveni è al potere da quasi quattro decenni e la sua rielezione è quasi certa. Quello che è meno chiaro è fino a che punto si spingerà per garantire la continuazione del suo governo. I sostenitori dell’opposizione sono già stati picchiati e gettati in prigione. Un segnale inquietante per il prossimo futuro. Inserire qui nostro articolo Uganda scritto qualche mese fa
Spezzare l’opposizione
La repressione è iniziata molto tempo prima che a Kampala venissero affissi i primi manifesti elettorali.
Nel novembre del 2024, il leader storico dell’opposizione Kiiza Besigye è stato rapito dalle forze di sicurezza ugandesi mentre partecipava alla presentazione di un libro a Nairobi. È stato poi citato in giudizio presso un tribunale militare di Kampala insieme al suo assistente, Haji Obeid Lutale. Entrambi sono stati accusati di possesso illegale di armi da fuoco.
Besigye, che si è candidato contro Museveni già in quattro elezioni, ha passato il testimone a Wine. Ma lo sciopero della fame che ha iniziato per protestare contro le accuse che gli sono state mosse, sta rapidamente minando la sua salute. Lo scorso febbraio, la Corte Suprema ha ordinato che il suo caso fosse trasferito a un tribunale civile. I pubblici ministeri hanno aggravato le accuse nei suoi confronti aggiungendo il tradimento, in Uganda un crimine punibile con l’ergastolo.
Anche il suo avvocato non è stato risparmiato. A gennaio, i soldati hanno impedito a Eros Kiiza di entrare in un’aula del tribunale, prendendolo a manganellate. Successivamente, è stato condannato per oltraggio alla corte e condannato a nove mesi di carcere. Oggi è fuori su cauzione, ma deve presentarsi ogni mese in tribunale. Il suo lavoro di difensore dei diritti alla libertà gli è stato praticamente negato.
Besigye continua a rimanere in carcere, le sue richieste di cauzione vengono puntualmente respinte.
Doveva essere processato il primo settembre, ma ha boicottato l’udienza per protesta. Il caso è stato aggiornato di un altro mese. Gli osservatori sono sempre più convinti che in Uganda lo Stato, e il mondo della politica al potere, sono diventati sempre più aggressivi e brutali.
“Prenderemo sempre più provvedimenti disciplinari” La National Unity Platform di Bobi Wine (NUP) non può abbassare la guardia. Ad aprile, il capo della sicurezza di Wine, Edward Ssebuufu, conosciuto come Eddie Mutwe, è stato rapito da uomini armati. Nessuno a Kampala ha saputo per giorni dove fosse, fino a quando il generale Muhoozi Kainerugaba, capo dell’esercito ugandese e figlio di Museveni, ha postato sui social una foto che lo ritraeva con Mutwe legato nel suo seminterrato.
Sono seguite altre foto più crude e le seguenti parole del generale: “se continuano a provocarci li sottoporremo ad ulteriori provvedimenti disciplinari”. Per rinforzare il concetto ha aggiunto che Mutwe, membro della tribù Buganda alla quale appartiene la maggioranza del Paese, stava imparando il Runyankore, la lingua parlata dal distretto di Museveni. Secondo uno degli avvocati di Mutwe, l’uomo è stato sottoposto a diverse torture.
Queste affermazioni vengono smussate da Andrew Mwenda, un giornalista molto in vista in Uganda e portavoce del movimento politico al quale appartiene Kainerugaba, la Lega Patriottica dell’Uganda, dicendo che le affermazioni del suo capo fossero solo un messaggio: possiamo prendere il capo dei “soldati di fanteria”, il che significa che possiamo farlo per chiunque di voi.
Pare che i sostenitori di Wine si vestano con uniformi e siano organizzati militarmente. E questo ha fatto arrabbiare chi sta al potere. Il berretto rosso indossato da Wine è stato vietato dal governo ugandese nel 2019, perché simbolo dell’uniforme ufficiale. In risposta, i seguaci del NUP hanno violato il divieto continuando a definirsi “soldati di fanteria”, da qui la minaccia ai suoi uomini.
Mutwe è anche stato accusato di aver derubato un giornalista. Quando è apparso in tribunale era evidente la sua debolezza, stava a malapena in piedi. Secondo i suoi avvocati gli è stato negato qualsiasi tipo di visita medica, anche se richiesta dal tribunale, non si possono quindi valutare realmente quali siano i danni fisici e psichici.
L’udienza che si è tenuta nei suoi confronti lo scorso 14 agosto è stata ad altissima tensione per la presenza dei suoi sostenitori e della moglie, che teneva con aria provocatoria il loro figlio in braccio.
A Mutwe è stata negata la libertà su cauzione. Quasi nessuno dei partecipanti all’udienza è rimasto sorpreso.
Nonostante la tensione del momento, i sostenitori di Mutwe hanno cantato la loro versione di “We shall overcome”, canzone di protesta pacifista che divenne un inno del movimento per i diritti civili negli Stati Uniti. La modifica del testo era riferita direttamente a Museveni: “Museveni un giorno se ne andrà. Nel profondo del mio cuore credo che un giorno Museveni se ne andrà”.
Nonostante gli attacchi contro gli esponenti dell’opposizione, i preparativi per le elezioni stanno andando avanti, e la campagna vera e propria inizierà a ottobre. Ma, le regole elettorali creano condizioni dí disparità, e questo può essere un ulteriore elemento di nervosismo. Ad esempio, i documenti della Commissione Elettorale visionati dagli osservatori rivelano che all’opposizione viene limitato il numero di veicoli per andare a raccogliere le firme necessarie a raggiungere il quorum di chi vuole apparire sulla scheda elettorale, mentre Museveni ha carta bianca.
Un nuovo ordine?
Sebbene Museveni goda di ottima salute, la sua età avanzata alimenta le voci di successione. Suo figlio, il generale Kainerugaba, è il primo della lista.
La nuova struttura militare, adottata poco prima che Kainerugaba divenisse capo dell’esercito, lo ha designato come unico comandante referente del Presidente. Oggi è il secondo uomo più potente del Paese, e questo non può non avere serie implicazioni nelle prossime elezioni. La violenza prima di tutto.
Con l’ascesa del figlio generale, la presa di Museveni sul potere mostra segni di cedimento. Ma Kainerugaba non è suo padre, e a sentire i politologhi esperti di Uganda, si teme che non avendo la destrezza politica acquisita in 40 anni di governo dal padre, venga usata una base militare ancora più forte per poter governare.
Per quanto riguarda l’Occidente, Stati influenti sul Continente africano come ad esempio gli Stati Uniti, non hanno fatto alcun commento. Anzi, pare che l’Amministrazione Trump abbia espressamente chiesto alle sue ambasciate sparse per il mondo di non commentare le elezioni locali, a meno che non fosse nel diretto interesse del governo degli Stati Uniti.
Per i difensori della democrazia e per chi lotta per i diritti umani attraverso organizzazioni no profit come Vanguard Africa, per citarne una su tutte, questa è una totale rinuncia di corresponsabilità, dando carta bianca alle tirannie. Per gli oppositori ugandesi questi silenzi sono pesantissimi.
I giovani sostenitori di Wine ancora credono in lui e nel sogno di libertà, dignità umana e giustizia. In queste elezioni daranno la vita per il loro Paese.




