Lettera alla premier: “E’ tempo di prendere una decisione sulla Palestina”
La sensazione che in Palestina si sia andati un po’ troppo oltre ce l’hanno ormai in molti. Se prima erano tutti schierati con un’unica voce a difesa di Israele, da qualche settimana alcune voci iniziano a uscire fuori dal coro. Prima la Spagna, poi la Francia. Ora, c’è chi si augura che anche l’Italia, e in particolare la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, faccia un passo in quella direzione. A chiederlo, nero su bianco, sono alcuni ex ambasciatori italiani, con una lettera aperta rivolta proprio alla premier. Un appello forte, che sollecita il riconoscimento immediato dello Stato di Palestina e l’adozione di misure concrete e incisive.
E’ tempo di prendere una posizione
“Non è più tempo di posizioni intermedie: su Gaza bisogna decidere da che parte stare”. È questa, in poche parole, la sintesi del messaggio inviato alla premier dai 40 ex diplomatici che hanno firmato la lettera. Secondo loro, la situazione ha superato ogni limite e ormai non c’è più alcuna scusa possibile davanti alla tragedia umanitaria che si sta consumando. Neanche gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, condannati da tutti, possono più essere usati come giustificazione per quello che accade da mesi alla popolazione civile palestinese.
Parole che pesano
La lettera non usa mezze parole. Parla di pulizia etnica, di crimini contro l’umanità e di gravi violazioni del diritto internazionale. Accusa Israele di andare ben oltre il diritto alla difesa, con una strategia militare che sta causando distruzione e morte. Per gli ambasciatori, quel che è stato fatto fin qui, non può più bastare. Servono decisioni politiche chiare e coraggiose. I firmatari della lettera chiedono che l’Italia appoggi la proposta di sospendere l’accordo di cooperazione tra Israele e l’Unione Europea, che blocchi qualsiasi forma di collaborazione militare con Tel Aviv e che spinga per sanzioni contro i ministri israeliani responsabili della colonizzazione illegale in Cisgiordania.
Riconoscere lo stato di Palestina
Nel cuore della lettera risiede la richiesta di un gesto concreto: il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina. Un atto politico forte, che metta l’Italia sulla stessa linea di altri Paesi europei e che dimostri che non ci si limita più a ripetere la formula “due popoli, due Stati”, ma si lavora davvero per quella soluzione. Secondo i firmatari, i rapporti con Israele devono essere legati a questa prospettiva. E se Israele dovesse decidere di annettere anche solo una parte dei territori palestinesi, l’Italia dovrebbe rivedere in modo profondo la sua relazione bilaterale con lo Stato ebraico.
La lettera si chiude con un richiamo alla responsabilità morale e politica dell’Italia. Alla luce dell’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra, gli ex ambasciatori ricordano che chi ha dedicato la vita al servizio dello Stato ha il dovere di non restare in silenzio. E oggi, dicono, il silenzio non è più accettabile.
Una lettera dall’Europa
Nelle ultime ore, questo appello italiano si aggiunge, con parole altrettanto forti, anche quello di 58 ex ambasciatori dell’Unione Europea. In una lettera inviata ai vertici dell’UE, scrivono: “Siamo rimasti sconvolti e indignati dal massacro di israeliani innocenti e dalla presa di ostaggi del 7 ottobre 2023. Oggi, tuttavia, assistiamo all’orribile spettacolo di Israele che compie quotidianamente crimini di atrocità contro il popolo palestinese – soprattutto a Gaza, ma anche nella Cisgiordania”.
I diplomatici europei chiedono con urgenza che tutti i governi dell’Unione, in particolare quelli che finora lo hanno impedito, prendano una posizione chiara contro le gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario commesse da Israele.
Le parole dei diplomatici non possono essere ignorate. Chiedono coerenza, coraggio e soprattutto responsabilità. Non sono semplici opinioni, ma appelli che riflettono una profonda preoccupazione per la situazione attuale e invitano a una riflessione seria sulle scelte future. Davanti a tanta sofferenza, è importante che la politica agisca con responsabilità, cercando soluzioni che portino pace, sicurezza e rispetto per i diritti di tutte le persone coinvolte.




