Le guerre a doppio taglio: interrelazioni tra i conflitti moderni
Lo scenario geopolitico in Medio oriente subisce ulteriori scossoni e accanto ad una guerra mai realmente sopita nei decenni, si leva un timore già proiettato verso la realtà: un’escalation che porterà a rimettere in discussione gli equilibri militari e politici dei nostri tempi. Eppure lo spettatore occidentale sembra in un qualche modo essersi assuefatto allo stupore della guerra, nonostante non abbia potuto viverla direttamente negli ultimi ottanta anni, o forse proprio per questo. Sempre meno scalpore, sempre meno duraturo, lo sdegno per lo sgretolarsi di famiglie, paesi e civiltà sembra essere confinato dall’altro lato di uno schermo da cui si guarda una realtà in fondo troppo lontana, eppure gli effetti sono più concreti di quanto si possa immaginare. È durato qualche mese lo scotto che l’Europa ha dovuto pagare per gli iniziali attriti con la bellicosa Russia, tra gli economisti allarmati e le materie prime a prezzi inarrivabili. Le sanzioni, le risorse alternative, uno sguardo all’Africa ed il peggio è passato, eppure la guerra alle porte dell’Europa è continuata. Su uno scalpore già molto debole si innesta quel nefasto 7 ottobre, la reazione di Israele e mesi di cronache nere da far accapponare la pelle anche ai più cinici giustizialisti. Arriva la guerra con l’Iran, e forse un po’ per la indegna assuefazione, un po’ per lo slittamento sempre più ad Oriente, sembra quasi una realtà che non ci riguardi, nulla più di un commento scanzonato per ripulire le nostre democratiche coscienze, e tutto torna come prima. Eppure le dinamiche che stanno coinvolgendo gli attori militari sono tutt’altro che neutre per il mondo occidentale, e quest’ultimo conflitto in via d’accensione tra Israele ed Iran si pone come un problema di non poco conto, in grado di portar con sé le sorti del conflitto russo-ucraino. L’Iran è uno dei pochi alleati della Russia nella regione, eppure questo attacco sembra essere molto più svantaggioso per Kiev. Gli aspetti d’indagine si spandono almeno in tre direzioni: militare, economica e diplomatica. Fin troppo agevole cogliere come Vladimir Putin abbia approfittato della distrazione occidentale per intensificare gli attacchi, non mancando di sottolineare il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha che “Mosca intende colpire la nostra rete energetica mentre l’attenzione mondiale è rivolta al Medio Oriente”. Questa visione sarebbe peraltro avallata da una politica americana molto più attenta e compiacente con gli alleati israeliani, a discapito dei farraginosi rapporti con il primo ministro ucraino. Ma gli effetti si spingono più in profondità ed investono in particolare la realtà economica, con un’impennata dei prezzi del greggio che rende alla Russia gran parte dell’ossigeno che aveva perso in tre anni di sanzioni. È allora degna di nota la considerazione riportata dagli esperti che ipotizzano che se i prezzi del greggio continueranno a salire, “saranno sufficienti alla Russia per recuperare quanto perso [a causa delle sanzioni occidentali] in un anno fiscale”, come ha dichiarato l’analista ucraino Maskim Nesvitailov. Un’arma a doppio taglio che sembrerebbe arricchire la Russia a discapito dei proprio alleati iraniani, e al tempo stesso ferire mortalmente l’Ucraina per una resistenza che sembra non avere fine, sempre più dimenticata dalla Casa Bianca. L’opportunità di intervento per una pace tra Israele ed Iran sarebbe poi il pretesto per Vladimir Putin per porsi ancora da protagonista nelle relazioni diplomatiche internazionali, mostrando al mondo come la Russia possa ancora sedere al tavolo dei Paesi che contano anziché isolarsi e consolarsi ad Oriente, non tralasciando poi il potere contrattuale che potrebbe far valere con Trump per eventuali negoziati nella risoluzione della questione europea. Uno scenario da monitorare con attenzione, molto più delicato di quanto un mero scontro virulento potrebbe suggerire.




