La mostra su Dalì e il surrealismo arriva a Roma
Eccentrico, esteta, stravagante. Salvador Dalì è conosciuto in tutto il mondo per le sue opere oniriche, fantastiche, visionarie. In una parola: surrealiste. Del surrealismo, egli ne è stato il rappresentante per eccellenza. Attraverso le sue opere, l’artista spagnolo ha esplorato temi come il sogno, la realtà e il subconscio, inserendosi pienamente nel movimento d’avanguardia nato a Parigi negli anni Venti del Novecento, come evoluzione del dadaismo. Dalì è stato pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer, sceneggiatore e tanto altro. I molteplici tasselli della sua personalità saranno esposti in una grande mostra che approderà a Roma dal 25 gennaio fino al 27 luglio. Il Museo Storico della Fanteria e dell’Esercito ospiterà, infatti, in questi mesi la mostra “Salvador Dalì – Tra arte e mito”, curata da Vincenzo Sanfo.
La mostra raccoglierà circa 200 opere dell’artista spagnolo, provenienti dalle collezioni private francesi e italiane. Essa racconterà il cammino di Salvador Dalì attraverso dipinti, disegni, sculture, ceramiche, vetri, incisioni, litografie, documenti, libri e fotografie, quasi mai visibili al grande pubblico. Ad accompagnare il percorso vi saranno anche diverse opere dei maestri che hanno condiviso con lui l’avventura di un’arte dai risvolti onirici e surreali. Tra i pittori, Rene Magritte, Max Ernst, André Masson, Man Ray, Leonor Fini e Giorgio De Chirico. Tra gli scrittori, André Breton, Jean Cocteau, Louis Aragon e molti altri.
Il percorso espositivo avrà uno sviluppo di tipo antologico. Si partirà dagli anni giovanili, con gli incontri illuminanti con il poeta Garcia Lorca (di cui saranno esposti alcuni disegni inediti surrealisti) e il regista Luis Buñuel. Entrambi contribuirono notevolmente a forgiarne il futuro artistico. Il viaggio si concluderà poi con le sperimentazioni oniriche realizzate da Dalì soprattutto negli ultimi anni della sua vita. La mostra racconta l’universo surrealista di Dalì ma non solo, dando uno sguardo completo dello sviluppo del movimento d’avanguardia in tutta Europa.
Il curatore della mostra, Vincenzo Sanfo, la definisce «una mostra dovuta», non solo per la ricorrenza del centenario dalla nascita del surrealismo, ma anche per lo stretto legame tra Dalì e la città di Roma. L’artista spagnolo trascorse, infatti, nella capitale diversi soggiorni. Il più lungo di questi fu nel 1954, quando fu ospite della contessa Mimì Pecci-Blunt, permanenza nella quale il pittore si diede alla moda e alla profumeria insieme ad Elsa Schiapparelli. A Roma collaborò, inoltre con Fabrizio Clerici e Leonor Fini.




