Moldavia. Maia Sandu vince le presidenziali
Con il 55% dei voti, solo dieci punti in più rispetto al suo avversario, Maya Sandu è stata confermata ieri, domenica 3 novembre, alla presidenza della Moldova per la seconda volta. La presidente nel suo discorso di ringraziamento ha dichiarato che il Paese si dovrà preparare per le parlamentari che si terrano in estate, “per mantenere viva la democrazia”.
Il risultato è stato raggiunto dopo un iniziale testa a testa, che vedeva l’ex procuratore sostenuto dai socialisti filorussi, Alexandr Stoianoglo, di poco in vantaggio nei primi scrutini. Con uno scarto del 10%, l’attuale capo di Sato ha superato poi il suo avversario grazie al voto della capitale Chisinau.
A fare la differenza sono state soprattutto le scelte degli elettori della capitale, Chisinau, e di quelli appartenenti alla diaspora moldava, tradizionalmente filo-occidentale. Anche l’affluenza ha avuto un ruolo. Al primo turno si era recato alle urne il 51,68% dei cittadini, mentre al ballottaggio la percentuale dei votanti è arrivata al 54,34%. Una manciata di voti in più ma comunque decisiva.
Sandu ha ottenuto il secondo mandato come capo di Stato, dopo essere stata anche la prima donna a ricoprire il ruolo di Primo ministro nel 2019. La scelta dei cittadini moldavi confermerebbe così la vocazione europeista del Paese, dopo che il 20 ottobre il referendum consultivo per l’adesione all’Unione europea aveva ottenuto la maggioranza dei sì, seppure molto risicata. Su un’affluenza superiore al 50% – molto più del quorum del 33% necessario per la validità – i voti a favore sono stati il 50,46%, contro il 49,54% di quelli contrari.
Un’indicazione della spaccatura forte che esiste all’interno del Paese, in particolare in alcune zone. Tra queste vi è anche la regione autonoma della Gagauzia, terra natale di Stoianoglu. Storicamente filo-russa e in aperto contrasto con le politiche di Sandu, l’area ha visto i contrari toccare addirittura il 94,8%. Ma è soprattutto la Transnistria a preoccupare. Se al referendum del 20 ottobre il “no” all’Europa aveva toccato il 62,6%, al ballottaggio di domenica 3 novembre nella repubblica separatista c’è stato un plebiscito per Stoianoglo, che ha ottenuto il 79,4% dei voti.
Questo lembo di terra grande 3 volte e mezzo l’area di Roma, dove ancora pullulano simboli dell’Unione sovietica, ospita circa 400 mila persone prevalentemente di lingua russa.




