Libano: ora esplodono anche walkie-talkie e pannelli solari
In Libano, continua il sabotaggio dei sistemi di comunicazione della milizia di Hezbollah, per il secondo giorno consecutivo. Dopo i cercapersone, ieri sono esplosi anche walkie-talkie, pannelli solari e dispositivi di rilevazione delle impronte digitali. Oggi, lo sceicco Hassan Nasrallah, leader dell’organizzazione sciita, parlerà alla nazione.
In Libano continuano le esplosioni
Martedì scorso sono esplosi, in Libano, migliaia di cercapersone, nello stesso esatto momento e provocando decine di morti e migliaia di feriti.
Ieri invece, alle ore 17 locali sono esplosi migliaia di walkie-talkie, pannelli solari e persino sistemi per la rilevazione delle impronte digitali. La strage è avvenuta in diverse località, tra cui Dahiya a Beirut, la roccaforte di Hezbollah.
Al che la milizia sciita, che ha subito sospettato Israele, ha invitato a gettare qualsiasi dispositivo sospetto.

Il silenzio di Israele
Tel Aviv non si è ancora pronunciata sugli attacchi ai vari dispositivi di comunicazione di Hezbollah, ma ha anzi iniziato ad attuare la sua nuova strategia militare. Ha cioè spostato la divisione 98, che era da mesi impegnata nella Striscia di Gaza, verso il confine con il Libano.
Da tempo l’intento principale di Israele è di creare una zona cuscinetto a sud del Libano, per spingere Hezbollah più a Nord, mediante un ingresso militare terrestre. Una scelta che ha reso la tregua nella Striscia un’idea sempre più lontana e che ha confermato quanto espresso dal ministro della difesa Yoav Gallant: siamo all’inizio di una nuova fase della guerra.
Il raid informatico: è guerra ibrida
Secondo al-Mayadeen, rete televisiva simpatizzante con Hezbollah, l’esplosivo contenuto nei cercapersone, in quantità pari a 20-30 grammi o poco meno, era impossibile da rintracciare.
Le detonazioni non sono avvenute per via delle batterie al litio, bensì in seguito ad un messaggio, apparentemente innocuo, inoltrato a tutti i dispositivi, che avrebbe attivato l’esplosivo 4 secondi dopo.
Gli apparecchi, consegnati ad Hezbollah 5 mesi mesi fa, sono di provenienza sconosciuta e si sospetta che Israele abbia lavorato per mesi (o persino anni) alla loro manipolazione, inserendo gli esplosivi. Per alcuni, Israele avrebbe scelto questo momento per far scattare le esplosioni, per paura che il piano venisse scoperto.
Il raid informatico verificatosi in Libano ha aumentato il timore per un’escalation, facendo pensare ad una guerra sempre più di ampia scala e soprattutto “ibrida”.
Nel frattempo, il Segretario di Stato USA Anthony Blinken sta cercando di attuare un’opera di dissuasione. Anche l’ONU si è attivata, con l’approvazione, da parte dell’Assemblea Generale, di una risoluzione per l’embargo di armi nei confronti di Israele.




