Friends of Florence: vent’anni all’insegna della rinascita della bellezza

Friends of Florence: vent’anni all’insegna della rinascita della bellezza

Friends of Florence quest’anno compie vent’anni. Vent’anni all’insegna della bellezza di cui condivide i valori con la comunità, vent’anni in cui grazie alla guida di Simonetta Brandolini d’Adda l’attività non ha conosciuto soste, vent’anni spesi a recuperare e rivitalizzare capolavori del passato. Non deve essere facile la scelta in un panorama così ampio. Gli straordinari risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quest’anno ricorrono ben tre anniversari importanti, Leonardo, Giotto e Cosimo. ottima occasione per esplorare nuove opportunità.

In effetti in attesa della mostra “Verrocchio, il maestro di Leonardo” che verrà accolta a Palazzo Strozzi e al Museo del Bargello, Friends of Florence è presente con il “Putto con delfino”. La sua è una lunga storia iniziata con Lorenzo de’Medici che la commissionò al Verrocchio in un primo tempo per la villa di Careggi, ma già allora la volle a Palazzo Vecchio dove ancor oggi è esposta. Sarà questo bronzo riportato al suo originario splendore, grazie alle sapienti mani dei maestri che hanno accettato la sfida di Friends of Florence, una delle punte di diamante della mostra dedicata a colui che ebbe Leonardo a bottega.

“Il prestigio dell’opera e l’opportunità di una mostra dal respiro internazionale che raggiungerà anche Washington DC, rendono questo intervento ancora più importante per la nostra fondazione”, sottolinea la Presidente Simonetta Brandolini d’Adda che ringrazia a nome di Friends of Florence Ellen e James Morton, che come altri Friends prima di loro, hanno avuto il piacere di rendere possibile questo restauro così come il suo grazie va al Comune di Firenze e la Fondazione Palazzo Strozzi che hanno coinvolto la Fondazione nella salvaguardia e valorizzazione di un capolavoro così importante per la storia dell’arte e la cultura. Questo il saluto della Presidente, sempre attenta agli autori del restauro, diretto da Serena Pini, affidato nello specifico a Nicola Salvioli sotto l’Alta Sorveglianza di Jennifer Celani, funzionario per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le Provincie di Pistoia e Prato. Ciò che colpisce di Friends of Florence non è solo la capacità di individuare un capolavoro su cui intervenire, ma anche il tempestivo coordinamento con le Istituzioni e sfruttare cosi al massimo i risultati di ogni operazione.

Il Putto è un esempio emblematico tanto che tutta l’operazione si dovrà concludere in tempo per l’esposizione dedicata al Verrocchio. Un noto documento del 1496, recante una lista di opere eseguite da Maestro di Leonardo per i Medici, stilata dopo la sua morte dal fratello Tommaso, attesta che il “bambino di bronzo”, “lo spiritello con pesce”, cosi era citato, all’epoca era corredato da “3 teste di bronzo e 4 bocche di leone in marmo”, e fu realizzato per la villa medicea di Careggi. A commissionarlo era stato appunto Lorenzo il Magnifico, come si legge nell’edizione del 1568 delle Vite di Giorgio Vasari, storiografo, architetto e pittore di fiducia del duca Cosimo I de’ Medici.

Nel 1557 Cosimo I fece trasferire il Putto in Palazzo Vecchio per porlo a coronamento della fontana in marmo e porfido che Francesco del Tadda e Andrea di Polo stavano allora realizzando al centro del primo cortile, oggi detto di Michelozzo, su progetto di Bartolomeo Ammannati e dello stesso Vasari.

Qui l’opera rimase per quattro secoli, soggetta agli effetti dannosi degli agenti atmosferici e del passaggio dell’acqua che zampillava dalla bocca del pesce, nonché alle sollecitazioni degli svariati interventi di manutenzione che si presume siano stati eseguiti sulla fontana nel corso del tempo.

Guardiamo ora più da vicino in cosa consiste il suo recupero: è il primo intervento di tipo scientifico-conservativo che sia mai stato effettuato su questo bronzo la cui bellezza era offuscata dai segni del tempo e dai residui di restauri precedenti, per lo più effettuati purtroppo con sostanze aggressive, così dal calcare memoria sgradita dell’acqua fluita per lungo tempo sulle superfici dell’opera.

Con pazienza degna di cesellatori gli autori del restauro hanno risolto ogni ostacolo che si frapponeva al pieno recupero della statua bronzea. È stato così valutato il suo reale stato di conservazione e l’entità dei danni e quindi indirizzare l’intervento verso la risoluzione delle serie problematiche che l’affliggevano. Tanta attenta cura è stata premiata con lo svelamento di dettagli rendendoli di nuovo godibili. Infine l’attenta armonizzazione cromatica delle superfici con alcune sostanze che sono altamente protettive per il bronzo.
Con una ulteriore felice intuizione il pubblico è coinvolto in questo iter affascinante dato che chiunque lo desideri può seguire passo passo la delicata operazione – il cantiere è visibile all’interno del percorso museale di Palazzo Vecchio.

Tutta l’operazione ė affiancata da una ricca campagna di indagini diagnostiche, importante raccolta di informazioni. Non si contano le analisi scientifiche che hanno sezionato il Putto, che sono stare possibili grazie ai più sofisticati strumenti adatti non solo alla delicatezza dell’intervento di pulitura, ma alla comprensione delle tracce degli interventi precedenti. Tutto ciò ha permesso si approfondire la conoscenza della tecnica esecutiva di Verrocchio, il cui studio costituisce uno degli obiettivi specifici di questo progetto di restauro.

Una ampia campagna fotografica e video, integrata da riprese endoscopiche, immagini al microscopio, scansioni 3D e relative mappature grafiche è materiale preziosissimo a corollario dell’intervento tutto. Non ci resta che godere dal vero del risultato di tanto lavoro data l’ ormai imminente apertura della mostra che si deve a due tra i maggiori esperti del Quattrocento, Francesco Caglioti e Andrea De Marchi, e che comprende oltre 120 opere tra dipinti, sculture e disegni, e costituisce la prima retrospettiva mai dedicata a Verrocchio. Vi invito caldamente a segnarla in calendario.

Direzione Tecnica
Serena Pini (Curatrice del Museo di Palazzo Vecchio – Musei Civici Fiorentini)
Alta Sorveglianza
Jennifer Celani (Funzionaria della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le Provincie di Pistoia e Prato)
Restauro
Nicola Salvioli, Firenze
Indagini Diagnostiche
A cura di Barbara Salvadori (Istituto per la Conservazione e Valorizzazione dei Beni Culturali – CNR Firenze)

con la partecipazione di:

per lo studio delle leghe: Juri Agresti e Salvatore Siano (Istituto di Fisica Applicata “Nello Carrara” – CNR Firenze); per lo studio delle terre di fusione: Sonia Mugnaini, Siena
Documentazione fotografica Antonio Quattrone, Nicola Salvioli
Scansioni 3D e mappature Nicola Salvioli

La mostra a Palazzo Strozzi e al Museo Nazionale del Bargello
Per informazioni:
Fondazione Friends of Florence
Per l’Italia
Elisa Bonini [email protected] mob. +39 3336729563
USA e internazionale

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