Rischi di quella selva oscura che è il web

Rischi di quella selva oscura che è il web

Recentemente Facebook ha annunciato di voler combattere la diffusione di notizie false, le cosiddette bufale, in particolar modo dopo le elezioni americane e il voto del referendum italiano. Proprio questi due eventi sono stati influenzati direttamente dalla diffusione di articoli non veritieri. In America, ad esempio, secondo un’analisi di BuzzFeed News le venti bufale più popolari sono state seguite sui social network più di venti notizie vere, mentre in Italia ha avuto molto successo la panzana secondo la quale bisognava utilizzare per il voto una penna portata da casa per far sì che il voto non fosse cancellabile o modificabile, causando poi numerosissimi casi di votatori che hanno fotografato il proprio voto eseguito con la penna e hanno poi postato la foto su internet, vantandosi anche.

Il social network di Palo Alto intende opporsi alla cattiva informazione inserendo un tasto che consenta di segnalare tale post come falso, dopodiché questa notizia verrà girata a siti partner che ne controlleranno la veridicità e se questa dovesse mancare la bufala verrà segnalata con un bollino rosso ed un link con le spiegazioni necessarie. È ovvio che coloro i quali ricoprono il ruolo di “giudici” di notizie devono lavorare in maniera estremamente corretta per evitare, al contrario, la segnalazione di notizie vere. Non mancano infatti nella storia di Facebook casi di segnalazioni errate che hanno causato la chiusura ingiustificata di pagine o gruppi. Internet pullula di siti il cui unico scopo è la diffusione di notizie false in grado di attirare il maggior numero di lettori, solitamente attraverso un titolo ad effetto che riesca a cavalcare le emozioni “del momento” attirando così il maggior numero di click possibili, anche se negli ultimi anni parallelamente sono nati siti che fanno l’opposto, ovvero raccolgono le bufale che circolano nel web e le segnalano al fine di fornire una corretta informazione. Proprio questi consentono al lettore di capire se ciò che ha appena saputo è vero o falso: generalmente basta digitare il titolo e cercare in Google, i risultati della ricerca appena effettuata mostrano chiaramente la veridicità della notizia, oppure si può semplicemente analizzare la fonte, un sito sconosciuto con pochissime visite difficilmente sarà un mezzo di informazione attendibile.

Questi esempi mostrano che, sempre grazie ad internet, è estremamente facile controllare autonomamente e in poco tempo se quello che leggiamo è una bufala o meno. Ciò che fa veramente la differenza non è la notizia, né il sito, ma noi stessi: è la persona che deve avere la responsabilità per prima di controllare, analizzare, comprendere e verificare, è troppo facile dare interamente la colpa ad internet o ad un social network. Per cui viene da pensare che, forse, per le persone che credono alle bufale e ne favoriscono la circolazione sostenendole a gran voce sia più facile credere a ciò che si vuole credere, piuttosto che ricercare la verità, per una questione di pigrizia o peggio ancora di pressapochismo.

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