Piazza degli Eroi. L’irrimediabilità della storia per Thomas Bernhard
Teatro
16 Gennaio 2022

Piazza degli Eroi. L’irrimediabilità della storia per Thomas Bernhard

Sul punto di morte, il drammaturgo austriaco Thomas Bernhard chiese espressamente di non rappresentare mai le sue opere in terra natia. La critica nei confronti del suo paese natale è sempre stata feroce, ancor più nel suo ultimo lavoro, forse il più politico. Portato in Italia per la prima volta da Roberto Andò.

di Gianluca Vignola

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«Quello che scrivono gli scrittori non è ancora niente in confronto alla realtà. Scrivono che tutto è marcio, che tutto è in rovina, che stiamo vivendo una catastrofe, ma tutto quello che scrivono non è niente in confronto alla realtà».
È forse questo uno dei momenti più spiazzanti, intensi, rivelatori  tra i numerosi monologhi che puntellano Piazza degli Eroi, in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 23 gennaio.
Del resto, i lunghi soliloqui dei suoi personaggi sono prerogativa di buona parte dei testi di Thomas Bernard, autore austriaco la cui fortuna critica non è mai stata analizzata fino in fondo in Italia. E così, il testo di Piazza degli Eroi viene portato in scena per la prima volta da Roberto Andò, che si affida alla traduzione di Roberto Menin e a un cast di prim’ordine.

(Fonte: Teatro di Roma)

Ciò che resta della Felix Austria

La piazza degli eroi di Vienna è un luogo segnato irrimediabilmente dalla storia. È il luogo in cui muore la «Felix Austria» raccontata da Stefan Zweig ne Il mondo di ieri, ad una data e in un momento ben precisi: l’Anschluss, la proclamazione di annessione austriaca alla Germania di Hitler, accolta proprio in quella piazza come l’inizio di una nuova, formidabile stagione per i popoli astro-ungarici.
Ma, come si sa, la Storia è sempre il tribunale più impietoso, inanella i fatti per poi trarne conseguenze irreversibili. La voce di Hitler che rimbomba in filodiffusione raggiunge le orecchie di chi quel vulnus avrebbe voluto lasciarselo alle spalle, commettendo l’errore di credere che da certi avvenimenti si possa davvero scappare in qualche modo. 
Parecchi anni dopo il discorso di Hitler, la famiglia Shuster torna nella casa che si affaccia su Piazza degli Eroi in seguito alla morte per suicidio di uno dei suoi componenti. 

E, nei tre atti che seguono, la vita del perituro Professor Shuster viene rievocata attimo per attimo dai familiari e dalla servitù, i quali avevano imparato a conoscerlo spesso in maniera persino contraddittoria. 

Buona parte della pièce si gioca sulla contrapposizione tra il Professore e suo fratello Robert, interpretato magistralmente da Roberto Carpentieri: il primo, professore di matematica che in via del tutto analitica decide di porre fine alla propria esistenza uccidendosi, l’altro, docente di filosofia, decide di morire in vita ritirandosi a vita privata e disimpegnando totalmente il proprio intelletto da ogni possibile fiducia nei confronti del futuro.

Ancora niente in confronto alla realtà

Il popolo austriaco, così per come viene raccontato dalla penna di Bernhard è destinato a pagare in eterno le colpe di una annessione rivelatasi poi catastrofica. La terra natia, per l’autore, non è sinonimo di haimat, così come veniva dipinta dalla propaganda di regime, ma anzi, per antitesi, un luogo senza scampo, che non merita alcuna possibilità di redenzione. Non è un caso quindi se, in punto di morte, fu lo stesso Bernhard a chiedere di non rappresentare le proprie opere in patria.
Il giudizio è definitivo, forse troppo. Certi fantasmi — così come quello del fratello suicida che si aggira tra i personaggi nel momento in cui egli stesso viene rievocato — continuano ad aggirarsi per le strade d’Europa avvalorando il carattere profetico delle parole di Bernhard. Forse le sue più politiche. Probabilmente quello che meno avremmo voluto riascoltare. Ma il teatro, si sa, funziona solo quando crea turbamento. Anche perché, quello che scrivono gli scrittori non è ancora niente in confronto alla realtà.