L’era delle “Vele” sta finendo e Napoli respira…

L’era delle “Vele” sta finendo e Napoli respira…

L’era delle “Vele” sta finendo. Fuochi d’artificio echeggiano nell’aria. E non poteva essere altrimenti in una città come Napoli, in cui spesso la gente con i botti di solito ama festeggiare i grandi avvenimenti. Le vele di cemento, costruite in passato a Scampia, noto quartiere residenziale a nord della città, presto non ci saranno più. Verranno abbattute e… Napoli respirerà. Respireranno soprattutto le 1200 famiglie che, con un pò di nostalgia hanno incominciato a traslocare nei nuovi appartamenti a quattro piani in via Labriola.  Per loro i disagi sembrano finiti. Presto la loro casa sarà una casa, con tutti i confort indispensabili con acqua, luce e gas  e non un pertugio per topi, come da tempo erano diventate le famose abitazioni delle Vele; specchio emblematico di una trasformazione  edilizia scelerata che ha solo tamponato il problema abitativo, “modernizzato” un sistema che si è rilevato poi un vero fallimento per la città e il suo modus viventi.

Si perchè, passati pochi anni dalla costruzione, le famose Vele di Scampia hanno subito incominciato a viaggiare nella tempesta. Si voleva riqualificare la periferia, invece la si è ulteriormente degradata, privando la gente il diritto di vivere dignitosamente.

Il progetto iniziale delle Vele, nato in seguito alla legge 167 e portato a compimento dal 1962 al 1975, prevedeva – secondo l’inventore, l’architetto ed urbanista palermitano Franz Di Salvo, molto attivo nella città di Napoli a partire dal 1945, con la realizzazione del Rione Cesare Battisti, nel quartiere Poggioreale – una grande residenza sociale, con servizi ricreativi e spazi per lo sport. Invece niente è stato realizzato a dovere. Gli errori, conditi da una politica scelerata, vengono pagati a caro prezzo, subito dopo gli anni novanta e duemila, quando tra il 1997 e il 2003 hanno inizio i primi abbattimenti delle Vele.

La prima a crollare sotto i colpi dei detonatori è la Vela F nel 1998. Nel febbraio 2000 poi è la volta della G, seguita, tre anni dopo, dalla distruzione della Vela H. Nella prossima primavera si ricomincerà e cadranno giù le altre, ad iniziare dalla Verde. La celeste sarà invece controllata notte e giorno per evitare occupazioni, mentre gli appartamenti delle altre tre Vele per evitare altre intrusioni selvagge verrano rese inaccessibili dalle Autorità. Una soltanto, in base al nuovo piano riqualificazione della periferia, verrà  ristrutturata per uso uffici pubblici, tra cui la sede per la Città Metropolitana.

L’ inagibilità, il degrado delle Vele di cemento ha raggiunto livelli preoccupanti soprattutto all’indomani del terremmoto dell’80 con  l’arrivo di moltissimi senzatetto abusivi, alimentando disapori, sfruttamento e violenza intorno ai grandi casermoni abitativi, dove la droga è venduta come il pane da bande di criminali senza scrupolo. Ne hanno fatto le spese le famiglie oneste che per anni vivivendo negli alveari di cemento di Scampia, hanno spesso chiuso un occhio  per non rischiare la propria vita e mettere a rischio quella dei figli.

Oggi, a distanza di anni della costruzione del grande bubbone storico, entro pochi mesi, rimarrà ben poco e  Napoli con la sua periferia potrà tornare a respirare, insieme ai suoi abitanti.

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook