Divagazioni sulla Brexit: un po’ per celia, un po’ per sopravvivere

Divagazioni sulla Brexit: un po’ per celia, un po’ per sopravvivere

Ci lamentiamo del disinteresse politico di tanti italiani, ma ci risulta che nemmeno a Londra  proprio tutti sapessero dell’uscita della Gran Bretagna dall’Eu. Chi ci informa non è un turista di passaggio sotto il Big Ben, ma chi a Londra ci vive da oltre vent’anni. Tant’è. Forse gli inglesi sono più informati di quanti cappelli è ricco il guardaroba della Regina e a quanto ammonta il suo appannaggio in ascesa esponenziale. Forse la gioventù britannica  è assai più interessata  all’ultimo modello indossato da Pippa Middleton, che fa sempre tendenza, quella che si distinse per il prorompente lato B in occasione delle nozze della sorella Kate con il principe William. Brexit? E’ forse la marca di un nuovo aperitivo?

La grande “uscita”

brexit

Her Majesty Elisabetta II la sa lunga sull’uscita dall’Ue, lei novantenne di rosee speranze schierata per il “leave”. Gli immigrati? No grazie, siamo pieni come un uovo.

brexitNon esattamente soddisfatta, ecco Angela Merkel  al match con il dimissionario premier inglese David  Cameron. Quando  ci vuole, la teutonica cancelliera sa usare toni assai diplomatici. Forse  Cameron non è stato troppo capillare nel metodo di instradare gli inglesi per il “remain”?

L’irriverente allusione di un’immagine – evidente fotomontaggio –  può sviare l’opinione pubblica dalle vere responsabilità, ma meglio dire cause,  che hanno portato la Gran Bretagna all’uscita dall’Europa. Ma noi non intendiamo soffermarci su un’analisi  già  ampiamente sviscerata a caldo e che ancora per molto tempo terrà impegnati i media, i politici, gli studiosi  di macro e real economy ad individuare quanto e come il voto degli inglesi produrrà  i suoi effetti nell’immediato e lungo termine.

Due donne, un unico ceppo

Oggi  vediamo al centro due immagini femminili,  due donne tanto importanti nella storia dei nostri tempi: la regina Elisabetta d’Inghilterra (90) e la cancelliera tedesca Angela Merkel (61). Un bel divario generazionale, ma molto in comune: occhiceruleati entrambe, entrambe di tempra anglosassone. La prima ci sta pacatamente, sommessamente simpatica, rappresentando lo status quo di una delle monarchie europee che hanno accompagnato larga parte della nostra vita e che, volenti o nolenti,  ce le dobbiamo tenere come il servizio buono della nonna. Forse, Elisabetta ripone la sua forza nella collezione dei cappelli più improbabili  e baroccheggianti, sotto i quali, sempre  al condizionale, nasconde qualche pensiero sulle  ormai passate scappatelle del  Principe Consorte Filippo di Edimburgo.  She, così perfettina, sembra avere un solo difetto: quello di essere inglese. La seconda, figlia anch’essa di una nazione di stampo egemonico,  fatta spesso oggetto delle nostre critiche satireggianti specie in coppia col nostro  Matteo al quale solo sa riservare certi sorrisi particolari, mbeh… ci  desta qualche simpatia in più. Ed anch’essa  ha  un solo difetto: è tedesca.

Intendiamoci, non abbiamo nessun pregiudizio né verso gli inglesi e né verso i tedeschi, tra i quali contiamo rapporti di annosa amicizia e familiarità. Volevamo solo mettere in risalto come e quanto le sorti dell’Europa hanno  poggiato su  leadership (ormai vacillanti) provenienti dallo stesso ceppo antropologico, quello anglosassone, forgiato alla stessa maniera e cioè con la testa… ben dura. Il che può rivelarsi sia un  difetto che un pregio.  Un difetto per avere visioni limitate –  e parliamo dei cugini  tedeschi – da quel paraocchi  teso ad una politica ad unico senso economico,  che ha perso di vista lo spirito originario della costruzione di un corpo europeo a squisita elezione umanistica;  dall’altro lato un pregio per non conoscere tentennamenti e ripensamenti  che tanto distinguono la nostra capricciosa  genìa mediterranea, troppo spesso inconcludente.

Ma stavolta Merkel & Co. dovranno seriamente far uso del “pensatoio”, quello del Grande Fratello. L’uscita della Gran Bretagna è un divorzio non consensuale e quindi  sottoposto ad assestamenti burocratici a lunga scadenza, laddove entreranno numerosi attori in giudizio.  E nel frattempo viene messa in pericolo quella già fragile ripresina economica  con il rischio concreto di farci ricadere in una nuova pericolosa retrocessione.  Nazionalismi e muri di chiusura non portano a nessuno sbocco di crescita, specialmente per i nostri giovani traditi da chi ha votato per  il leave, quelli  che nell’Erasmus riponevano la speranza di un primo salto verso la costruzione delle loro vite.

Diamoci  da fare, Frau Merkel,  se non vogliamo che per l’amata Europa si debba recitare il De Profundis.

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