Gli attacchi di Cassano al Milan, mancanza di riconoscenza?

Il neo interista si sfoga e sparla del Milan, confermando che il suo “carattere” non è affatto cambiato

Passano gli anni, cambiano le squadre, si susseguono i buoni propositi, ma Antonio Cassano resta sempre lo stesso. Sono parole al veleno quelle pronunciate dal barese contro Galliani, reo di averlo sedotto e abbandonato, di aver promesso e non mantenuto: “Galliani? Non lo voglio neanche sentire nominare – ha sbottato l’ex Milan- ha fatto tanto fumo e poco arrosto. Ancora sto aspettando. Lui diceva sempre domani, domani. Mi sono sentito trattato male. Chiedetelo a quel signore, tanto dirà che ha sempre ragione lui. Va d’accordo solo con la gente che gli lecca quella cosa lì, io non sono quel tipo. Già dall’estate dello scudetto prometteva, poi le cose non sono andate bene e ho lasciato”.

Dichiarazioni pesanti, soprattutto considerando che sono rivolte alla dirigenza della squadra che lo ha accolto a braccia aperte, rigenerato dopo mesi di tribuna sampdoriana, curato e aspettato dopo l’operazione al cuore, sempre con speranza e fiducia. Fantantonio si è sentito tradito da promesse rimaste disattese, anzi, in parte smentite con i fatti, con cessioni illustri e con una campagna acquisti che non è mai decollata.

 

Eppure l’estate del Pibe di Bari era iniziata con allegria e ottimismo, grazie alla convocazione meritata per gli Europei, dove l’Italia ha sicuramente ben figurato. Ma è proprio in terra ucraina, quando iniziavano a circolare voci sulla cessione di Thiago Silva, che sono nati i primi mal di pancia di Cassano. La riconoscenza che doveva essere riposta nella società rossonera per tutto quel che ha fatto per lui, in campo, in ospedale e sul suo conto corrente, si è trasformata in un fastidio difficile da anestetizzare.

Cassano si è sentito inutile alla causa rossonera, ignorato da mister Allegri: “Cosa mi diceva Allegri? Per lui ero la quinta, la sesta, la settima punta. Non mi sentivo importante. Contavo come il due di coppe con la briscola a bastoni, cioè niente”. Eppure Cassano è sempre stato considerato importante e ha sempre giocato, quando ha potuto. Ha tenuto a precisarlo anche l’allenatore del Milan, che, sentitosi chiamare in causa, non ha potuto fare altro che rispondere a tono: “Cassano è stato un giocatore importante nei primi sei mesi del 2011 nella vittoria dello scudetto. Aveva iniziato la scorsa stagione alla grande prima di essere fermato da quel problema al cuore. È stato aiutato dal Milan ed è stato rimesso in campo, gli è stata data una mano per andare all’Europeo e poi ha chiesto di andare via. Con me Antonio Cassano ha giocato abbastanza e spesso. Se poi qualcuno mi chiede di giocare 60 partite non glielo posso promettere”.

Le parole di Cassano, alla luce di quanto avvenuto nell’ultimo anno e mezzo, suonano come una mancanza di riconoscenza che invece era dovuta, una mancanza di rispetto, uno sputo nel piatto in cui ha mangiato e che gli è stato amorevolmente apparecchiato davanti nel momento della sua vita in cui aveva maggiormente bisogno di nutrirsi. Delle dichiarazioni che hanno il gusto della delusione per coloro che aveva creduto in lui e che soprattutto avevano sperato in una maturazione di cui è stata data nuova conferma di inesorabile ritardo.

Giuseppe Ferrara
26 agosto 2012

 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook