Roma dopo il 13 novembre: alcune considerazioni

Roma dopo il 13 novembre: alcune considerazioni

Roma sembra ormai un presidio bellico. Basta far due passi per incontrare altrettanti militari dei più disparati reparti. Se sei pendolare e ti dirigi a Roma per studio e sei abituato a fare giusto il tratto che ti divide dalla tua Università, il cambiamento lo noti poco. Ma non appena ti muovi un po’ dalla “tua” zona, ti ritrovi faccia a faccia con una tensione degna del palo della luce più potente del mondo.

Che lo si chiami solamente terrorismo, che ci si aggiunga, con malcelato sprezzo, il termine islamico, che si parli di pacchi bomba o di kamikaze, questa scossa di corrente finisce per entrare in collisione anche con te. E lo capisci quando, di fronte al Colosseo, non ti limiti ad osservarne la possenza come hai sempre fatto, ma cominci nervosamente a guardarti intorno e a guardare con sospetto ogni arabo che incontri. Se la follia è dilagante, la paura non è affatto da meno.

I controlli sono serrati: metal detector, Polizia e Carabinieri ovunque, Interpol e unità cinofile, Finanza, Aeronautica. Non bisogna mica andare lontano: si nota “l’assedio” (chiaramente positivo) già appena scesi dal treno che ferma nella stazione Termini. E se da una parte questa iper-presenza militare sicuramente dà fiducia, dall’altra fa riflettere molto.

Quante cose cambiano nel giro di una notte infernale lontana chilometri da noi? Quanto è semplice per quei sub-umani scarsamente degni anche di questo nome che fanno video con un mitra in una mano e un machete nell’altra far prendere la drastica decisione alle persone di barricarsi in casa ed evitare i luoghi che, prima, erano il simbolo di città come la nostra Roma? E’ diminuito perfino l’afflusso nelle metro nelle ore di punta. Grazie, mi verrebbe da dire, le chiudono ad alternanza un giorno sì e l’altro pure.

I militanti dell’ISIS hanno detto che attaccheranno Roma durante l’anno del Gubileo. Se le polemiche erano immense già prima di quel 13 novembre, figurarsi ora che i sostenitori del “a morte il Giubileo!” (tanto per fare una mezza citazione di Charb, defunto direttore del giornale satirico francese Charlie Hebdo) hanno nuova benzina da poter buttare sul loro già ben avviato fuoco.

Alcune domande, tuttavia, sorgono davvero spontanee.

Una su tutte: basterà quest’altissima (e in continua crescita) concentrazione militare a far fare dietrofront a queste persone che, armate di bombe, mitragliatrici, droghe e follia, non hanno nemmeno paura di saltare per aria? Ma soprattutto, davvero potrebbe essere un’idea risolutiva eliminare il Giubileo dall’agenda del nostro beneamato Papa nell’anno che sta per entrare?

In molti, sostengono che i rischi con una così alta concentrazione di fedeli tutti nello stesso luogo sia maggiore. Forse, però, sarebbe meglio correggere il tiro: anche un’alta concentrazione di laici nello stesso luogo farebbe gola all’ISIS, per il semplice fatto che in questo girotondo orrendo di morti e guerre, la religione è solo un pretesto. Il Bataclan non è una Chiesa. E’ un teatro. In cui per di più quella sera maledetta del 13 novembre cantava un gruppo che nulla ha a che fare con la religione.

Insomma, annullare il Giubileo sarebbe stare al loro gioco. Chiudersi in casa e rinunciare ai propri viaggi, magari prenotati mesi fa, sarebbe stare al loro gioco. E’ come arrendersi, come dire: “Okay, basta, avete vinto”. Ma così non può funzionare. Per il semplice fatto non solo che siamo protetti da corpi militari egregiamente addestrati, ma soprattutto che le nostre vite devono continuare a scorrere per noi e per tutti quelli che hanno perso la vita nei miliardi di attentati che l’ISIS ha attuato in Francia, in Mali, in Kenya e in qualsiasi altra parte del mondo. Ognuno di noi, quando esce di casa e sente la paura, deve pensare che lo fa per sé e per tutti quelli che a causa di quattro pazzi hanno perso parenti, amici, compagni di vita.

Quando uscite di casa, siate felici, canticchiate una canzone, parlate ad alta voce, anche se siete terrorizzati. Non li sconfiggerà, ma farà capire loro che stiamo ancora combattendo per la libertà.

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