La Politica delle controdduzioni

La Politica delle controdduzioni

Renzi, Grillo e BerlusconiAppelli. Appelli ovunque e su qualsiasi questione. Così si possono riassumere le mosse dei tre volti della politica del nostro Paese. Renzi, Grillo e Berlusconi –rigorosamente in ordine di età – si sono affidati alla pura retorica per cercare di nascondere evidenti e grossolane mancanze di contenuti, ancora più clamorose quando si confrontano con dati veramente miseri.

Il Premier Renzi apre la sua settimana vincendo la elezioni regionali ma perdendo la sfida con i numeri. Nella sola Emilia Romagna il PD ha perso, in quattro anni, più di trecentomila voti, in un contesto dove l’affluenza al voto è stata pari ad un misero 38%. Ma questo non sembra scalfire le convinzioni di Renzi. “Cambiamo l’Italia” è il motto, anche se è difficile farlo con nessuno intenzionato a muovere un dito. Ormai qualsiasi elezione assomiglia ad una riunione condominiale, manca soltanto la delega per il voto al vicino e il confronto diventerà tranquillamente realtà. Ma non finisce qui, perché la settimana continua con la difesa del “Job Act”, nonostante livelli di disoccupazione siano ai minimi storici: disoccupazione a questi livelli soltanto nel 1977, più di 40 giovani su 100 senza lavoro. La difesa è affidata all’aumento, seppur minimo, dei posti fissi. La vera domanda è: il gioco vale la candela? Qualche posto in più può nascondere i tantissimi buchi presenti nella tappezzeria?

Settimana molto dura anche per il Movimento 5 Stelle che mette in evidenza tutte le contraddizioni di un partito unito dalle tante, troppe, differenze. Guadagna punti durante le elezioni regionali ma perde la battaglia con il PD. Mantiene la struttura di un non partito ma propone la formazione di un comitato di 5 persone, idea avvallata da Grillo, capopartito senza volerlo essere, o almeno così dice. Non dovrebbe dirigere l’orchestra eppure tutto pende da lui. La sensazione è che il destino del partito sia legato, indissolubilmente, alla figura del vecchio comico. Un amministratore/contabile che vuole e non vuole i poteri.

Infine, in mezzo a tutto questo, ostaggio ad Arcore di Dudù, riappare Silvio Berlusconi. Superato a destra anche dalla Lega Nuova di Salvini, rilancia, per l’ennesima volta, il suo impegno politico, promettendo meno tasse per tutti. Fin qui il solito racconto, poi si confronta qualche dato e l’analisi non torna. L’Ex Cavaliere promette meno tasse da anni e, contemporaneamente, si scopre che in questi otto anni le famiglie hanno visto aumentare le tasse a proprio carico del 40%.E in questi anni Berlusconi è sempre stato presente, un po’ rianimato da avversari politici sonnolenti e convinti della loro –pseudo- forza, un po’ da scelte legislative che non lo hanno mai minacciato veramente. La verità è che il Cavaliere è alle strette e dovrà trovare presto una nuova identità per riaffermarsi. I valori cristiani li ha salutati con il caso Ruby, la trincea del lavoro l’ha accantonata con la questione fisco. Per non dimenticare la promessa di portare al governo persone affidabili e competenti. Nessuna di queste ipotesi è stata mantenuta. E adesso rischia di restare fuori, salutando il grande condominio chiamato Parlamento.

Rifarsi il look, questo è stato il motto generale di questa settimana. Cambiare tutto per cambiare niente. Nel mentre la situazione non attende ma si aggrava. E così aumenteranno gli assenteisti e i non interessati al voto. E quando anche le deleghe non serviranno più perché nessuno andrà alla riunione condominiale come faremo a continuare a raccontarci la favola delle finte vittorie?

Alessio Giaccone
1 dicembre 2014

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