Thyssenkrupp via anche da Terni

Thyssenkrupp via anche da Terni

Thyssenkrupp-tagli.anchea.a-termiÈ recente la notizia che la Thyssenkrupp, colosso tedesco dell’acciaieria, ha deciso di chiudere lo stabilimento di Terni, una delle più grandi acciaierie italiane. Lettere di licenziamento pronte per 500 persone che vedranno scomparire il lavoro in un territorio dove l’acciaieria rappresentava il polo fondamentale dell’economia, a livello di fabbrica e indotto. Picchetti e presenza costante davanti ai cancelli la risposta dei lavoratori, fortemente decisi nel continuare la loro battaglia.

Una mossa che non è una semplice strategia di management, ma una vera e propria vendetta verso il Paese che ha condannato la Thyssenkrupp e alcuni suoi dipendenti per il dramma che colpì l’acciaieria di Torino tra la notte del 6 e 7 Dicembre 2007, dove persero la vita sette operai, a causa di una fuoriuscita di olio bollente e delle scarse norme di sicurezza. La Corte d’Assise di Torino condannò l’amministratore delegato della ThyssenKrupp Harald Espenhahn (16 anni e mezzo di reclusione per omicidio volontario), Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza, Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento di Torino, Gerald Priegnitz e Marco Pucci, membri del comitato esecutivo dell’azienda (13 anni e 6 mesi per omicidio e incendio colposi e omissione delle cautele antinfortunistiche), Daniele Moroni, membro del comitato esecutivo dell’azienda, condannato a 10 anni e 10 mesi.

La Thyssenkrupp, andando contro l’opinione pubblica e i fatti che incolpavano l’azienda, prese subito una posizione distaccata dell’avvenuto, arrivando a colpevolizzare gli operai morti, legittimando le accuse con l’ipotetica scarsa attenzione di questi ultimi. Arrivò ad offrire milioni di euro alle famiglie degli operai morti, pur di non entrare nel penale. Ma tutto questo non bastò. La legge italiana punì l’azienda che, evidentemente, si legò al dito la vicenda, accelerando in maniera drastica la dismissione (prevista in diversi anni) delle acciaierie italiane. E adesso. Senza rispettare nessuno, toglie il lavoro a cinquecento persone come se fosse nulla.

Come se la notte del 6 Dicembre 2007 a Torino non fosse successo nulla.

Alessio Giaccone
10 ottobre 2014

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