Intervista shock ai figli di Daniza: “Ci avete considerato invasori”

Intervista shock ai figli di Daniza: “Ci avete considerato invasori”

cuccioli-orsa-danizaBoschi del Trentino – In seguito alla triste fine dell’orsa Daniza, abbiamo deciso di addentrarci nei boschi della Regione autonoma per intervistare i suoi 2 figli, rimasti orfani dopo che un dardo sedativo si è portato via la vita della loro madre. Dopo un lungo tragitto siamo riusciti a individuarli e a chiedergli di rilasciare qualche dichiarazione in merito al tragico evento. Queste le loro parole:
Salve ragazzi, grazie per avermi concesso l’opportunità di intervistarvi
“Beh, noi siamo schivi di indole ma in questo caso abbiamo fatto un eccezione”.

Avrete sicuramente letto i giornali, stanno parlando tutti di voi, che ne pensate?
“Sinceramente avremmo preferito rimanere nell’ombra ed avere ancora mamma Daniza al nostro fianco per proteggerci, siamo ancora piccoli e con l’inverno che sta arrivando sarà dura riscaldarsi solamente con le ‘luci della ribalta’ “.

Alcuni esperti hanno chiarito che sarete in grado di cavarvela da soli.
“Quelli sono i ‘vostri’ esperti, noi non ne abbiamo. Nel nostro regno è solo la natura a dettare i tempi della nostra esistenza; quando arriva il momento della separazione dai genitori è sempre dura, anche per noi. Sappiamo che prima o poi saremmo arrivati a salutare nostra madre, ma in questo caso sono state bruciate tutte le tappe”.

Perché è morta secondo voi?
“Perché i vostri esperti hanno pensato bene di prelevarci e trasferirci dal nostro ambiente naturale in quanto elementi scomodi e pericolosi. Si ricorda quando nostra madre fu accusata di aver aggredito un uomo che si aggirava nel nostro territorio? ecco, da lì è cominciato tutto. La mamma ha fatto soltanto il suo dovere, come farebbe qualunque altra madre con  i suoi piccoli, e ha pagato con la vita”.

Quindi non si tratterebbe di aggressione in senso letterale?
“Esattamente. Noi agiamo d’istinto, non abbiamo il dono della parola e dobbiamo ragionare in fretta: se c’è un segnale di pericolo o scappiamo o proviamo a difenderci con i mezzi che abbiamo”.

Volete dire che siete stati importunati da quell’uomo?
“Crediamo sarebbe stato meglio per tutti se quel tizio, invece di restare ad osservarci, avesse invertito la rotta allontanandosi in fretta: in fondo eravamo a casa nostra e ci siamo sentiti in pericolo, nostra madre è intervenuta per difendere, non per offendere. Da quel momento la vostra specie ha messo in moto la sua macchina burocratica dandoci la caccia, ci avete considerato invasori del vostro territorio pur sapendo che quella non è casa vostra”.

Non tutti gli umani la pensano così sul vostro conto.
“Lo sappiamo, ma chi poteva fare qualcosa – parliamo delle autorità – che cosa ha fatto in concreto per noi? avete intavolato il progetto di ripopolamento degli orsi nelle montagne e poi vi lamentate perché c’è il rischio di incontrarci, siete proprio strani”.

Vero. Ma tanta gente non è avvezza a incontrarvi mentre cammina nei boschi, inoltre sono noti casi di aggressione al bestiame, che non è vostra proprietà.
“L’errore è vostro, la montagna non è un luogo incantato dove fila sempre tutto liscio: ci sono animali che hanno le loro abitudini, non si può pretendere di addentrarsi in un luogo senza conoscerne i rischi. Il concetto di proprietà non lo conosciamo, per noi il bestiame è semplicemente cibo che serve per sopravvivere: anche se c’è una recinzione noi non sappiamo a cosa serva, è l’istinto che ci guida”.

Hanno provato a localizzarvi e a piazzare alcune trappole per prendervi e portarvi in un’area più sicura, perché secondo voi non ha funzionato quest’idea?
“Nostra madre vi conosceva, le avete piazzato un collare al collo e per farlo l’avete sicuramente addormentata già una volta. Ci ripeteva sempre di stare alla larga da voi e dai vostri congegni meccanici, diceva che se fossimo finiti là dentro ci avreste separato per sempre. Noi le abbiamo dato retta e abbiamo evitato per molto tempo le vostre trappole piazzate in casa nostra”.

Forse sarebbe stato meglio farsi catturare per essere collocati in un posto più sicuro.
“Lei sarebbe felice se la trasferissero forzatamente in un luogo diverso da quello in cui vive e in cui sceglie di vivere solo perché ritenuto pericoloso da vicini che ignorano il fatto di essere in torto? E’ la nostra casa e non abbiamo intenzione di lasciarla in alcun modo, non abbiamo intenzione di farci confinare dentro aree protette o simili, chiedevamo rispetto per le nostre abitudini e voi umani avete sistematicamente ignorato le nostre richieste”.

In sostanza state dicendo che noi umani vi trattiamo come fenomeni da circo.
“Sì. Le vostre leggi impongono limiti e prescrizioni anche laddove essi non sono necessari, decidete le sorti di individui soltanto sulla base del vostro interesse e questo non è giusto. Spesso è l’ignoranza a guidarvi – e da essa si può guarire – ma quando essa si unisce al profitto non ragionate più”.

Vostra madre è stata uccisa o si è trattato di una fatalità dovuta al caso? 
“Questa domanda non ha senso per noi, lei è morta e nessuno potrà restituircela. Le analisi e i dibattiti li lasciamo a voi, che avete il tempo e le capacità per poter decretare se ci sono o meno responsabilità da parte di chi ha agito per allontanarci dalla nostra casa. Sicuramente eravamo diventati scomodi per molti, e di sistemi per insabbiare eventuali complotti ne conoscete parecchi”.

Che ne sarà di voi adesso?
“Questo non lo sappiamo, da più parti state discutendo sul da farsi, se lasciarci quì dove siamo o se trasferirci altrove, siamo sicuri che il tutto durerà diverso tempo e per questo ci chiediamo se non sarebbe stato meglio dare tempo anche a nostra madre invece di spararle un sedativo e farci assistere alla sua morte. Contro la nostra volontà siamo nelle vostre mani e questo ci preoccupa”.

Lo sarei anch’io, avete dipinto una situazione molto triste dal vostro punto di vista
“Lo è. Perdere una madre in tenera età provoca sofferenze atroci”.

Vi lascio con una certa amarezza, con la speranza che in qualche modo riusciate a superare questo travaglio.
“Grazie, ma a noi non serve la speranza di alcuni di voi, a noi serviva nostra madre e adesso non c’è più. Serviva un po’ di accortezza da parte vostra e non c’è stata. Il nostro augurio è quello di non dover più assistere alla morte di un animale, braccato solo perché scomodo ad alcuni”.

Davide Lazzini
12 settembre 2014

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