Marielle Franco. L’eredità del suo attivismo

Marielle Franco. L’eredità del suo attivismo
Fonte immagine: Tribuna Feminista

Nel Brasile di Jair Bolsonaro risuona ancora l’eco di Marielle Franco, attivista per i diritti umani e consigliera comunale di Rio de Janeiro per il PSOL, uccisa da 4 proiettili alla testa nella notte tra il 14 e il 15 marzo 2018.

Il suo omicidio ha creato una spaccatura tra il Brasile-di-Marielle e il Brasile-dopo-Marielle: se quello di Marielle era un paese con gli occhi chiusi, incapace di gestire le continue violenze nelle strade di Rio, quello dopo Marielle è uno Stato consapevole delle lacune interne, della povertà, dell’analfabetismo e delle morti all’ordine del giorno.

Marielle Franco, scomoda lottatrice ribelle

Marielle denunciava quotidianamente le attività criminali in cui erano coinvolti anche alti esponenti della società brasiliana, l’abuso di potere della polizia e le violazioni dei diritti umani, e per questo era diventata una presenza ingombrante. In occasione della Festa della Donna aveva parlato di femminismo e di diritto all’aborto legale e sicuro, temi centrali nella politica del suo partito, perché avrebbero aperto la strada alla parità di genere in un paese con un tasso di occupazione femminile bassissimo. In un’intervista per un giornale locale disse: “Per noi donne la lotta appartiene alla vita quotidiana. Ce ne accorgiamo ogni giorno. Ce ne accorgiamo quando portiamo a scuola i nostri figli e non ci sono aule. Quando vogliamo lavorare e non ci sono strutture che tengano i bambini”.

Secondo Monica Francisco, ex assistente di Marielle, la sua scomparsa fisica avrebbe segnato la definitiva invisibilità di molte persone. Ma non è stato così. Oggi il PSOL cammina sulle orme delle idee progressiste di Marielle che prendevano campo dove ancora non esisteva l’istruzione per tutti, in cui il settanta percento delle persone assassinate è nera e dove vivono persone abituate a essere oppresse dal governo.

Tutti gli emarginati sociali, i neri, gli omosessuali, i poveri e le donne (ancora quasi assenti in politica) continuano oggi la loro battaglia grazie alle consapevolezze lasciate da Marielle e da chi come lei si curava di loro. Marielle sognava l’inizio dell’era dell’uguaglianza, in cui i brasiliani potessero godere dei diritti umani in maniera piena. E la sognava combattendo non solo dall’interno dell’istituzione principale per la lotta alla criminalità, il comune di Rio de Janeiro, ma anche dal basso, vivendo per quasi tutta la vita tra le favelas di Rio e rimanendo quindi sempre in contatto con le sue radici e con quelle di chi più di tutti soffriva della criminalità diffusa.

In attesa di giustizia

Marielle è stata uccisa per bloccare la diffusione delle idee antifasciste e per attaccare la democrazia brasiliana, appena trentenne. E giustizia non è ancora stata fatta. O meglio, sono stati processati i due esecutori materiali, Ronnie Lessa, un sergente poi cacciato dal corpo di polizia per una serie di episodi di violenza e corruzione, ed Élcio Queiroz, ex agente in pensione. Ma la giustizia è ben altro.

Nei fascicoli delle indagini è citato Jair Bolsonaro, all’epoca deputato con il PSL e oggi Presidente del Brasile. Secondo quanto riportato da un testimone oculare, Bolsonaro si sarebbe incontrato con gli assassini, suoi conoscenti, poche ore prima dell’omicidio. Inoltre, il deputato fu l’unico personaggio influente nella sfera politica a non esprimere lo sdegno comune per quanto accaduto, quello sdegno che fece scendere le masse in strada e che fece arrabbiare l’allora presidente Michel Temer. Bolsonaro ha sempre smentito un suo coinvolgimento, ma, data la presenza di un cognome così pesante nelle indagini, il processo per l’omicidio di Marielle è passato al Tribunale Superiore Federale.

Oggi Bolsonaro è al potere grazie a una campagna elettorale basata su razzismo e omofobia. Il messaggio che sta mandando a chi veniva considerato solo dalla visione egualitaria della politica di Marielle, a chi ancora deve combattere per i propri diritti e a tutti quelli rimasti segnati dal 14 marzo è molto chiaro: le vostre vite non contano. Ma loro rispondono con fermezza: le vite di tutti contano.

E questo grazie a ciò che Marielle ha costruito durante la sua vita e che non se ne è andato con lei. L’eredità di Marielle sono tutte le donne nere elette a Rio de Janeiro; sono le strade che portano illegalmente il suo nome e i suoi ritratti che costeggiano le vie; sono tutte le persone che continueranno a lottare per avverare il sogno di una società più giusta. È Monica Benìcio, attivista e compagna di Marielle, che non si è fatta paralizzare né dal dolore né dalla paura, ma che ha trovato la forza giusta per gridare forte, proprio come Marielle.

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