Abolire il liceo classico? No, riformare l’intera scuola

Abolire il liceo classico? No, riformare l’intera scuola
Fonte immagine: g2r

Mi è capitato più volte di ascoltare da parte di alcuni esponenti del mondo politico o economico la richiesta di abolire il liceo classico. Per costoro rappresenterebbe infatti un programma di studi anacronistico e molto lontano dalle esigenze del mondo contemporaneo, ancora legato alla centenaria riforma scolastica di Giovanni Gentile che identificava proprio nel liceo classico il luogo di formazione della futura classe dirigente.

Sia chiaro, io stesso nutro molte remore sull’idea di istruzione del filosofo idealista, su tutte, la scelta tipicamente hegeliana di accorpare la cattedra di storia a quella di filosofia nei licei. Da parte mia, mi ritengo molto più positivista. Tornerei infatti all’insegnamento congiunto di storia e geografia, non a caso negli ultimi anni riunite nella geopolitica, concependo la filosofia come una disciplina molto più affine alla matematica.

Scuola superiore e università in Italia

In questo articolo cercherò di spiegare i motivi della mia contrarietà all’idea di abolire il liceo classico – non per autoreferenzialità avendo io fatto il classico – e le ragioni per cui credo sia necessario piuttosto ripensare in toto l’impianto della scuola superiore in Italia.

Va detto innanzitutto che negherei l’evidenza se omettessi di riconoscere che in Italia esiste un problema di non adeguatezza della scuola al mondo del lavoro. Sono piuttosto convinto però che questo gap non riguardi soltanto il liceo, ma anche e in particolar modo l’università. Non dobbiamo infatti dimenticarci che, mentre il liceo è propedeutico all’università, quest’ultima dovrebbe avere il compito preciso di formare le nuove leve da inserire nel mondo del lavoro.

Dopo l’università, invece, è ormai diventata prassi frequentare un master o svolgere un tirocinio. Oltre all’anomalia di un’ulteriore terra di mezzo tra scuola e lavoro, emerge quindi anche il rischio che, con la scusa di una richiesta sempre maggiore di specializzazione, si generi una società classista dove solo chi può permettersi di essere foraggiato negli studi ambisce a ruoli apicali.

Quanto alla scuola superiore, ravviso che l’inefficacia in termini di spendibilità professionale non è un problema limitato al liceo classico, ma coinvolge soprattutto le scuole tecniche. E qui vi parlo da persona che nella vita si occupa di selezione del personale e ha quotidianamente a che fare con giovani diplomati in cerca di una collocazione. Oggi è molto difficile con un diploma tecnico ricoprire una mansione in linea con quelle per cui quel tipo di scuola è stata pensata in quanto ormai la laurea rappresenta una condizione esclusiva di ingresso. Vista da questa prospettiva, quindi, il diploma di perito meccanico appare ben più anacronistico della maturità classica. Si badi bene che lo stesso vale per l’università. Pensiamo ad esempio ai laureati in Economia, ricercatissimi dalle aziende per attività come il controllo di gestione. Purtroppo però nell’università italiana non sono previsti esami specifici o laboratori per questo tipo di materia.

Ecco, queste sono le evidenze del non funzionamento della scuola italiana.

I pregiudizi sul liceo classico

Un’idea sbagliata sul liceo classico è che non prepari adeguatamente ad un futuro percorso di laurea di tipo scientifico. Forse hanno fatto più fatica, ma personalmente conosco moltissimi diplomati al classico che hanno conseguito ottimamente lauree in biologia, medicina, ingegneria o addirittura matematica. Per altro questa è un’accusa che ho visto rivolgere da più di un economista e, per amore di verità, va detto che loro, pur parlando quasi esclusivamente di numeri, di matematica all’università ne hanno vista ben poca.

Altra critica diffusa mossa al liceo classico è che si studino materie inutili, lingue morte che nessuno parla più. Penso che si tratti di un’analisi molto superficiale. Il problema è piuttosto che chi si iscrive al classico spesso lo fa per evitare lo studio di materie difficili come la matematica, la fisica o la chimica, pur garantendosi una formazione di base che gli permetta cinque anni dopo di andare all’università. Ma anche qui, paradossalmente, bisognerebbe agire potenziando le materie di indirizzo del liceo classico, ovvero il greco e il latino, che per metodo e modalità di studio presentano molte analogie con le discipline scientifiche.

Viviamo nell’epoca dei meme, degli slogan e delle risposte facili. Ma la comprensione di una realtà che cambia di continuo necessita di approfondimento e la soluzione a problemi complessi richiede pazienza e programmazione. Proprio per queste caratteristiche che contraddistinguono il presente avremmo bisogno ancor più di liceo classico.

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