Animali “usa e getta” e padroni bestie

di Angela Grazia Arcuri

E’  di giorni fa: un signore entra in un negozio di articoli per animali chiedendo un “biberon” per un gattino appena nato rinvenuto in un cassonetto. L’estate è appena cominciata….
Meno male che l’abbandono di animali sia diventato reato penale: si rischia fino a un anno di carcere e fino a 10.000 euro di multa. Pare che, grazie a questo  deterrente, si sia registrata nel 2010 una certa flessione del fenomeno,  ma non tale da impedirci di  dire che “le teste di cavolo” sono sempre in rigogliosa fioritura.
Il signor “padrone” deve andare in ferie. E l’allegra famigliola prepara tutti i suoi ammennicoli vacanzieri con ansiosa spensieratezza, tipo “Mamma, ho perso l’aereo”. Senonchè, all’ultimo momento (o magari ben preordinato nel cervello ottusangolo del signor padrone e gentile consorte), si  affaccia il piccolo, trascurabile problema, quel “particolare” pascarelliano che si configura nella “cosa” regalata a Natale ai bambini. Quello stesso oggetto, “IT”, di genere  grammaticale neutro, nella sua sopraffina sensibilità presagisce qualcosa nell’aria : che lui non andrà mai a far parte dell’allegra brigata estiva!

L’ “homo homini lupus” non ci meraviglia più di tanto. Si sa che l’uomo tende a difendere la sua individualità di fronte all’altro ego, l’altro che parla, che si difende, che è cattivo e più cattivo di lui. Ma  rimanere insensibili di fronte a un essere  che ti guarda muto e indifeso  mentre lo defenestri sull’autostrada o lo butti tra i rifiuti di un cassonetto non è  accettabile  tra tutti gli umani delitti.  Non si chiede quel “padrone” quale trauma ingenera nei figli che assistono a tali scene, i figli che fino al giorno prima hanno giocato con “micio” o “bau”?  O forse, e ci assale un barlume  non poi tanto confortante,  il  premuroso genitore si preoccupa il giorno prima della partenza collettiva a compiere l’”operazione” con una passeggiatina preventiva sull’autostrada?
La Creazione ha messo gli animali sulla terra a supporto dell’uomo e a corollario della sua esistenza, ma solo in tempi recenti l’etologia e altre scienze affini ci insegnano che essi hanno un’anima. Sono esseri viventi, capaci di scelte ed azioni come l’uomo. Convivere con animali domestici è un’esperienza meravigliosa di interscambio affettivo, sempre che non si incorra nella sciocca abitudine, quasi una moda, di volerli a tutti i costi “umanizzare”, bensi’ rispettando la loro istintualità e i loro precisi codici di linguaggio. Le attuali teorie sulla “pet  therapy” riconducono  appunto  alla loro funzione di sostegno dell’uomo. Il discorso potrebbe poi allargarsi a tutti gli animali viventi, che sono la spia dei malesseri del pianeta, veri e propri rivelatori degli squilibri dell’ecosistema.
Quel “ padrone” dai neuroni vermiformi  possiede solo una scusante: quella della più triste ignoranza, quella della mancanza di una “educazione sentimentale” che purtroppo nessuno gli ha mai inculcato né ha potuto insegnargli fin da bambino. Non è colpa sua se il cervello gli si è andato a conformare come una scatola di latta vuota, se poi abbandona gli animali o peggio, se inveisce biecamente contro il vecchio che gli intralcia la strada, se spara a chi lo sorpassa. 
Per lui conta solo la vacanza a tutti i costi per salvare il suo “status quo”, conta il mastodontico “Suv” col quale accompagnare i figli a scuola, conta la visita domenicale ai centri commerciali caracollante al seguito della famigliola vestita in copia conforme, jeans, berrettino con visiera alla ranger, scarpe da ginnastica . Non è colpa sua, lui non sa, lui ignora che esistono le altre cose del mondo in cui vegeta e che lo ospita da “vero animale”.
Non basta una legge per sconfiggere certi reati. “La civiltà di un popolo si misura dal rispetto che esso nutre nei confronti degli animali”. Non lo diciamo noi, lo disse uno come Gandhi.

 

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