Teatrino Italia: i due Matteo…a volte tornano

Teatrino Italia: i due Matteo…a volte tornano
(https://www.huffingtonpost.it)

Ultima scena madre del nostro teatrino politico. Aggrappato alla tenda del palcoscenico italiano, nella posa da primadonna da film-muto, ecco il Matteo 2.0 procedere al fatidico strappo che gli permetterà di ritrovare la “serenità” perduta (ma non si sa quanto da noi ritrovata).

C’è chi parla di strappo storico. La parola è un po’ grossa. Matteo Renzi lascia il PD verso quell’escamotage che si chiama “Italia Viva“, il suo nascente partito che non si capisce se sia un “evviva” all’Italia o un’Italia rinnovata dalle sue membra stanche. Quale forza avrà questa novella formazione politica se non quella di uno dei tanti partiti minori che popolano il nostro scenario con il rischio di capitolare dopo le prime battute? Al momento, però, questa nuova avventura sembra aver trovato un certo seguito, smembrando ancor più il Pd e offrendogli il confronto con un Salvini nel caso di elezioni anticipate.

Sta qui il punto. E ci piace, al di là di ogni bizantinismo politico, offrire all’evento un diverso risvolto, quello psicologico. Renzi, ancor giovane e pimpante, da tempo sicuramente accarezzava o, per meglio dire, covava il suo progetto, non sopportando, da buon narciso, di sentirsi lontano dal palcoscenico internazionale cui era abituato negli anni del suo premierato, sentendosi in qualche modo trascurato rispetto all’altro Matteo, diciamolo, osannato dalle piazze. Ed ora che il suo omonimo Salvini si trova in una qual certa impasse, col suo preciso tempismo eccolo tirar fuori dal cilindro la sua nuova, svolazzante colomba.

Quanti sostenitori del Pd si troveranno perplessi su questa scissione e faranno retromarcia da via del Nazareno? Si sta già parlando di chiudere questa sede romana, segno premonitore di un fisiologico e inevitabile sbriciolamento del Partito.

La beffa del compromesso

E cosa ne pensano gli italiani del nuovo governo, già soggetto a parecchie critiche da parte di quanti non hanno visto di buon occhio l’aggregazione giallorossa? Fino al giorno prima i 5Stelle si sono guardati in cagnesco col Pd ed ora si è arrivati a un compromesso, questo sì storicamente beffardo, con una formazione di ministri e sottosegretari piuttosto improbabile a sopportare le sfide che ci aspettano dietro l’angolo.

Cosa vogliono in fondo gli italiani? Un serio progetto riformista volto alle attese di una popolazione in crisi economica e ideologica, che sappia guardare al futuro dei giovani e non solo al “qui ed ora“, che ha tutto il significato del “tira a campa’“.

Gli italiani se ne fregano degli inciuci politici, dei litigarelli per la tenuta delle poltrone col superattack di falsi populismi, gli italiani non vogliono regali assistenziali ma lavoro, lavoro, lavoro. E il lavoro non nasce sulle nuvole, ma dalla crescita delle piccole e medie imprese, forza trainante del Paese, per le quali è necessaria una ricetta differenziata di carattere fiscale considerate le diversità geofisiche e ideologiche dei vari territori, anche in vista dei veloci cambiamenti tecnologici in atto che vedranno surclassata l’opera dell’uomo dalle intelligenze artificiali.

Scene da dejà-vu in una vacante leadership europea

L’Europa è come una grande famiglia allargata con figli “piccoli” ancora da crescere. E già, piccoli in quanto appare chiaro come ogni Paese del continente ruoti in una sua peculiare sfera di appartenenza sociale, in un periodo di faticoso assestamento e allineamento a una leadership politica praticamente inesistente. Insomma, un grande puzzle da ricomporre con pazienza e avvedutezza di intenti.

Gli ultimi incontri ravvicinati di Conte, sia con le popolazioni terremotate delle Marche che con l’omologo Macron ed altri rappresentanti europei, ci pongono di fronte a film già ampiamente visti e rivisti, solite scene di dejà vu. E i titoli sui giornali sono quelli che ci mettono in bocca ciò che vogliono farci dire, nell’ottica che la gente comune sia sprovvista di ogni elementare capacità di giudizio.

Armiamoci comunque di un qualche ottimismo per addolcire la pillola. L’Italia è un grande Paese, ancora ricco di fantastiche operosità private lungo tutto il territorio, rispettose delle tradizioni manifatturiere aperte alle nuove istanze artistiche. Ciò deve infonderci coraggio e non farci demordere. Stiamo vigili, temporeggiatori accorti, nella mera speranza che un filo di coscienza assalga coloro chiamati ora a rappresentarci.

Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Proviamoci. Da buoni attendisti.

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