CAROLA  RACKETE: quel “missile” su Lampedusa

CAROLA  RACKETE: quel “missile” su Lampedusa

Mamma, mamma mia… Si era visto di tutto e di più intorno a questa estrema propaggine delle nostre acque mediterranee – parliamo ovviamente di Lampedusa –  ma non ancora l’irruzione di un “missile”.  No, Trump non c’entra nulla, ha ben altre preoccupazioni su altri fronti.

Si tratta invece di una dolce fanciulla, si fa per dire, nel cui petto batte un indomito cuore teutonico e sulla carta d’identità un cognome quantomeno particolare.  Già,  non tutti sanno che  “rakete” senza la “c” di quel cognome,  significa “Missile“.  Una bella figura onomatopeica che si adatta perfettamente alla vexata quaestio che ci interessa.

Atteniamoci ai fatti.  La  “sgarrupatella” Carola, per dirla in dialetto partenopeo ad onta della suoi freschi 31 anni,  al comando della Ong  Sea Watch e allo scopo di porre fine alla stressante situazione dei suoi 43 migranti,  ha forzato il blocco del porto di Lampedusa mettendo a rischio l’incolumità della motovedetta della Guardia di Finanza che  poteva venire schiacciata.  Così il fatto nudo e crudo, ma di indiscutibile gravità.

Eccola, questa “fraulein”, a spopolare su ogni pizzo delle cronache internazionali. Santa eroina o  demone spregiudicato?  Ma vediamo in estrema sintesi chi è Carola Rackete.

Suggestiva chioma rastafariana, treccine che i cretini dei social dicono infestate di pidocchi non sapendo che si possono ben lavare con prodotti specifici, la Rackete dipinge se stessa per quella che è:  una ragazza proveniente da una famiglia agiata della bassa Sassonia, che ha potuto offrirle i mezzi per rendersi indipendente e dedicarsi alle sue passioni di volontariato. Ha frequentato ben tre Università e parla, oltre al tedesco, spagnolo, inglese, francese e russo.  Convinta animalista, la sua prima tesi universitaria verteva sugli albatros.  Conta al suo attivo importanti operazioni su navi rompighiaccio a nord del globo.

Il “missile” di Lampedusa sembra essere in fin dei conti un’autentica “hipster” della buona borghesia tedesca con chiare tendenze ecologiche e fors’anche vegane.

La narrazione di questa colorita e per certi versi tragica vicenda va poi assumendo dei toni che rasentano la commedia dell’assurdo quando un parroco in provincia di Pavia ha annunciato la bizzarra iniziativa di voler celebrare una… messa per Carola a motivo della sua difesa a favore del diritti umani,  credendo  poi bene di rinunciarvi per le invettive sorte tra i simpatizzanti leghisti che l’hanno ritenuta una vera pagliacciata.  Ma, arrivati a questo punto,  appare assai probabile che la nostra agiografia si arricchirà di un altro nome: Santa Carola.

Poco o nulla si sa della vita sentimentale della “santa”, soltanto che è single e non ha figli. Alta 1,75 e di bell’aspetto, qualcuno vuole farsi avanti? Qualche altro “rasta”  col quale condividere il lavaggio delle treccine?

Attualmente si trova, libera, in un posto sicuro e segreto in attesa di venire interrogata dalle autorità competenti non appena terminerà lo sciopero dei magistrati.  Carola  ha inviato intanto  le sue scuse alla Guardia di Finanza, guidata in tutta evidenza dai suoi difensori, mentre strenua continua la battaglia con Salvini, querelato per ” diffamazione e istigazione a delinquere”, il quale arringa alla “sgarrupatella” come  “viziata e ricca comunista”.  “Ci vediamo in tribunale! – ha detto – Così potrò finalmente conoscerla…”.

Ci piacerà vederli l’uno di fronte all’altro. Il capitano contro la capitana. E chi terrà il pugnale nascosto sotto il letto, come in “Basic instinct”?

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