LA VIRTÙ. Chi era costei?

LA VIRTÙ. Chi era costei?

Si può oggi parlare di virtù senza introdursi in un lessico monacale? E quanti individui possono elencarle senza alcuna incertezza? Un veloce ripasso ripristina gli insegnamenti della catechesi.

Le virtù teologali sono: fede, speranza, carità; quelle cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Mentre le prime sono infuse nell’anima al momento del Battesimo, le seconde sono il frutto di fatiche umane e di buone condotte.

Parliamo delle virtù cardinali, quattro valvole di sicurezza che non appartenendo al patrimonio genetico è faticoso azionare assennatamente al bisogno, senza un basilare allenamento.

 

Ma oggi come si sono trasformati questi cardini esistenziali sui quali dovrebbe avvilupparsi la nostra rettitudine?

La Prudenza sembra divenuta sinonimo di codardia perché chi agisce con cautela è scambiato per un individuo incapace di osare, cui manca l’audacia. Oggi il prudente è additato come timoroso e invece di imitarlo perché saggio è criticato come insicuro.

La Giustizia, tanto invocata, è sovente una chimera dispersa tra le pastoie dei tribunali e la bilancia che la rappresenta pende vistosamente dalla parte dei delinquenti, mai abbastanza puniti. Chi subisce l’ingiustizia prova rabbia, dolore e tristezza.

La Fortezza, nel senso di forza morale da riscoprire nelle avversità, è piuttosto latitante per l’errata consuetudine di noi genitori che perseveriamo nell’errore di spianare ogni difficoltà ai nostri figli rendendoli fragili. Essere forti significa saper governare il proprio ego, avere dominio di sé, essere determinati a raggiungere i propri obiettivi. Cosa ardua nei tempi che corrono.

La Temperanza, intesa come capacità di moderare i propri istinti e frenare le lusinghe dei piaceri è addirittura beffeggiata, tanto le pubblicità aggressive e petulanti ci spingono al contrario.

Le virtù boccheggiano pertanto in stato in agonia sia nel modus vivendi, sia nel gergo contemporaneo e sopravvivono dignitosamente solo nell’arte e nella letteratura.

Auguriamoci dunque che per lo meno i liceali non strabuzzino gli occhi in aula imbattendosi nel verso “Virtù viva spezziam, lodiamo estinta” di Leopardi. Giacomo per gli affezionati.

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