La Commissione Ue chiede il rinvio del regolamento contro la deforestazione
Da quando il pacchetto di iniziative strategie che mira ad avviare l’Ue verso una strada di transizione verde, il Green Deal, è stato adottato, nel 2020, non sono tardate ad arrivare richieste di rallentamento o vere e proprie azioni di boicottaggio da parte dei Paesi membri, e non solo. Avviare una transizione verde nell’arco di un trentennio è una sfida ambiziosa che l’Europa intende portare avanti, nonostante i forti venti che soffiano da destra e da sinistra.
Il Regolamento Ue 2023/1115 contro la deforestazione è entrato in vigore nel giugno dell’anno scorso e la sua applicazione è attualmente prevista dal 30 dicembre 2024, per quanto riguarda le grandi aziende e sei mesi dopo per le piccole e medie imprese. Sotto le pressioni di Paesi come l’America, il Brasile, la Germania e l’Indonesia, è stato, tuttavia, richiesto il suo rinvio di un anno. Nel giugno del 2023, Virginijus Sinkevičius, commissario per l’Ambiente, gli oceani e la pesca, aveva espresso il suo favore nei confronti del Regolamento, esprimendo la presa di coscienza europea verso un Pianeta sempre più minato dal cambiamento climatico. «Con la legge fondamentale sulla deforestazione, l’UE si assume la sua parte di responsabilità per quanto riguarda la deforestazione e il degrado forestale a livello mondiale»: aveva dichiarato in quei giorni. La legge risponde all’obiettivo condiviso a livello internazionale di porre fine alla deforestazione. Un beneficio a lungo termine, dalla non facile digestione da parte di imprese e aziende le cui produzioni seguono un ritmo serrato e frenetico. La legge prevede che tutti i paesi possano continuare a vendere i loro prodotti nell’UE, a condizione che possano dimostrare di essere a deforestazione zero.
Dall’altra parte, tale Regolamento è stato oggetto di accesa discussione per anni, suscitando aspre critiche delle aziende del settore agroalimentare e di molti stati africani, asiatici e sudamericani preoccupati per i costi aggiuntivi che ricadrebbero sui loro agricoltori e allevatori. Oltretutto, la proposta di rinvio arriva nel corso dei negoziati per un accordo di libero scambio tra l’Ue e il blocco sudamericano del Mercosur, che considera il regolamento europeo contro la deforestazione un grosso ostacolo.
Diverse associazioni ambientaliste sostengono, dal loro canto, che per quanto la norma sia importante e necessaria, manchi di vera ambizione, essendo limitata a poche materie prime e i loro prodotti derivati e non prevedendo obblighi per le banche. Quindi, non troppo difficile da attuare.
A gioire del probabile rinvio è anche l’Italia, con il sostegno del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, di Coldiretti e di Filiera Italia. Queste ultime concordano nel definire il regolamento un rischio di appesantimento burocratico e operativo per i produttori dell’Ue, in particolare, per agricoltori e allevatori italiani «che, ad oggi, rischiano l’interruzione della fornitura di mangimi per le produzioni zootecniche».
Tali richieste di rinvio e rallentamento del Green Deal possono essere considerate come la volontà da parte dei Paesi membri di conformarsi a pieno con le norme proposte dal programma verde europeo, in modo tale da attuarlo interamente e tenacemente. Tuttavia, il timore è che tali operazioni di procrastinazione non siano altro che una non troppo velata intenzione di porre il problema sotto al tappeto, sperando che prima o poi sparisca da solo.




