Ripristinare la biodiversità con la Nature Restoration Law
Lo scorso 27 febbraio il Parlamento europeo ha finalmente adottato la Nature Restoration Law, il primo regolamento europeo sul ripristino della biodiversità.
La nuova legge rappresenta un pilastro fondamentale della Strategia UE per la biodiversità, che mira alla rigenerazione degli ecosistemi degradati nel territorio europeo, focalizzandosi in particolare su quelli con il maggior potenziale di cattura di carbonio e di prevenzione e mitigazione dell’impatto dei disastri naturali.
La situazione attuale
Nonostante l’UE abbia implementato diverse politiche negli ultimi decenni per proteggere i suoi habitat naturali, l’analisi più recente condotta dall’Agenzia europea dell’ambiente nel 2020 sullo stato degli ecosistemi naturali in Europa ha fornito un quadro allarmante. L’81% degli habitat è in stato di degrado, il 10% delle specie di api e farfalle, fondamentali per l’impollinazione, rischia l’estinzione ed il 70% dei suoli è in cattive condizioni.
Perché ripristinare la biodiversità è importante?
Gli ecosistemi naturali rappresentano il fondamento dell’economia mondiale, con oltre la metà del PIL globale dipendente dai materiali e dai servizi da loro forniti. La natura dipende da interrelazioni essenziali tra le specie e i loro habitat. Questo delicato equilibrio è essenziale per garantire un ecosistema naturale sano e ben funzionante. Quando tale equilibrio viene meno, gli ecosistemi si degradano e perdono la loro capacità di fornire servizi vitali necessari per la vita umana, tra cui procurare cibo nutriente, produrre ossigeno, fornire risorse naturali e regolare il clima. Ripristinare la biodiversità significa sostenere il recupero degli ecosistemi degradati o distrutti migliorandone struttura e funzioni, in modo che questi forniscano servizi essenziali per la sopravvivenza umana. Ciò è fondamentale per garantire una crescita economica sostenibile, che tenga conto delle esigenze delle generazioni future.
Cosa prevede la legge
La proposta di legge combina un obiettivo generale di ripristino a lungo termine della natura nelle aree terrestri e marine dell’UE con obiettivi di ripristino vincolanti per habitat e specie specifiche. L’obiettivo sarebbe quello di mettere in atto misure di ripristino per almeno il 30% di questi habitat in tutta l’UE entro il 2030. Gli sforzi dovrebbero continuare per coprire il 60% degli habitat entro il 2040 e il 90% entro il 2050. Il campo di applicazione della legge è molto ampio. Essa, infatti, include habitat terrestri e marini degradati, impollinatori, ecosistemi agricoli, aree urbane, fiumi e pianure alluvionali, foreste. Sono previste alcune eccezioni, in particolare per le aree utilizzate per la difesa nazionale e i progetti di energia rinnovabile. Tuttavia, sarà fondamentale garantire che tali eccezioni non minino gli obiettivi complessivi della legge o portino a ulteriori degradi ecologici.
Habitat terrestri e marini degradati
La nuova normativa mira a ripristinare gli habitat nel territorio dell’UE che si trovano in condizioni precarie. Ciò riguarda gli ecosistemi negli habitat terrestri, costieri, marini e di acqua dolce. Le misure da stabilire e attuare da parte degli Stati membri dovrebbero favorire la connettività tra gli habitat, ovvero garantire che gli habitat siano interconnessi il più possibile, in modo da consentire alla fauna selvatica di spostarsi tra di essi.
Impollinatori
L’impollinazione dei fiori, a cui api selvatiche ed altre specie di insetti contribuiscono, è essenziale per garantire la crescita delle colture. In particolare, ogni anno quasi 5 miliardi di euro di prodotti agricoli nell’UE sono direttamente attribuibili agli insetti impollinatori. La nuova normativa mirerebbe a invertire il declino degli impollinatori e aumentare le loro popolazioni entro il 2030.
Ecosistemi agricoli
Ad oggi, circa il 73% delle terre agricole è degradato. Ciò comporta una riduzione della fertilità del suolo, e, di conseguenza, della produttività agricola. La legge sul ripristino della natura mira a ristabilire la salute degli ecosistemi agricoli attraverso il ripristino della biodiversità e l’aumento della quantità di carbonio organico presente nel suolo. Tali misure risultano essenziali per garantire la sicurezza alimentare nel medio e lungo termine.
Aree urbane
Gli ecosistemi urbani rappresentano il 22% della superficie terrestre dell’UE. Parchi, giardini, alberi e prati sono habitat importanti per piante, uccelli e insetti. La nuova normativa mira a garantire che non vi sia nessuna perdita netta di spazi verdi entro il 2030, e che vi sia un aumento dell’area totale coperta da spazi verdi urbani entro il 2040 e il 2050.
Fiumi e pianure alluvionali
I fiumi europei contengono più di un milione di ostacoli artificiali, come dighe, sbarramenti e rampe. I fiumi a flusso libero consentono il movimento di acqua, sedimenti, pesci e altri organismi, e sono fondamentali per migliorare la condizione delle acque dell’UE ed aumentare la biodiversità. La nuova legge ambisce a rimuovere molti degli ostacoli esistenti nei fiumi dell’UE, al fine di garantire una maggiore continuità nelle reti fluviali.
Foreste
Le foreste, che coprono circa il 40% del territorio dell’UE, sono essenziali per la mitigazione dei cambiamenti climatici, in quanto agiscono come serbatoi di carbonio e ospitano gran parte della biodiversità europea. Secondo la nuova normativa, i paesi dell’UE dovrebbero migliorare lo stato delle foreste attraverso un aumento della quantità di legno secco, della connettività forestale, e della biodiversità. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero contribuire alla piantumazione di almeno tre miliardi di alberi entro il 2030 a livello dell’UE. La legge sul ripristino della natura rappresenta un passo significativo: per la prima volta, il Legislatore si focalizza non tanto sulla protezione e conservazione della biodiversità quanto sulla sua rigenerazione. Se implementata in maniera efficace, la Nature restoration Law svolgerà un ruolo essenziale nel raggiungere gli obiettivi stabiliti dal Green Deal, e nell’assicurare un futuro caratterizzato non solo da crescita economica, ma da creazione di valore condiviso, a beneficio delle presenti e future generazioni.
Articolo a cura di Giulia Abate




