Lo Re: ” Dai sessantottini ai banchieri, il passo è breve”

Crisi economica, passaggio dal governo Berlusconi a quello Monti e un pizzico di “sicilianità” e “catanesità” per condire un’interessante intervista che Carlo Lo Re, giornalista per MF Sicilia e noto saggista etneo, ha voluto concedere a 2duerighe.
Nelle sue risposte l’amarezza e la dura constatazione di come questo Paese, alle soglie del 2008, doveva intraprendere un percorso politico volto alla riduzione delle tasse, mentre, adesso, in piena crisi economica della moneta unica, si trova ad affrontare una delle manovre economiche più difficili e sanguinose per il ceto medio italiano.

1) Governo tecnico e nuova manovra finanziaria. Si è parlato di una serie di provvedimenti che colpiscono il ceto medio e basso e non lambiscono nemmeno quello più abbiente. Che cosa ne pensi?
Concordo in pieno. Quella di Mario Monti è una manovra che non tocca minimamente i problemi reali del nostro Paese, anzi li aggrava, appesantendo il peso fiscale sui più deboli. Paradossale come la legislatura inaugurata nel 2008 sia nata per tagliare drasticamente le tasse e sia finita nell’attuale follia. Dopo la fantasia al potere dei 68ini, la gabella al potere dei nostri giorni …

2) Mario Monti, premier designato dalla Bce. Credi a questa possibilità? E quanto pensi che il governo Berlusconi abbia influito sulle drastiche scelte odierne?
Non è un mistero che Mario Monti sia stato voluto fortemente a Palazzo Chigi proprio da tutta una serie di poteri sovranazionali. E non mi scandalizzo nemmeno più di tanto. La situazione è grave per i nostri conti pubblici e chi può darci una mano ha comprensibilmente chiesto di avere un peso nella scelta del premier post Berlusconi. Quanto all’uomo di Arcore, certo che a mio avviso ha avuto un ruolo pesante sulle scelte di oggi. Impegnato com’era a fare tutt’altro che governare, il Paese è andato alla deriva, investito da una crisi di credibilità che è la vera causa della situazione odierna.

3) Raffaele Stancanelli ha deciso di rimanere sindaco di Catania. Cosa è successo in tre anni e mezzo in questa città?
Nulla. Solo operazioni di make up. Nei fatti Catania è fors’anche peggio che durante gli anni di Umberto Scapagnini. Di certo lo è sotto il profilo criminalità. Per carità, l’assessore allo Sviluppo Economico, Franz Cannizzo, sta facendo molto per combattere la piaga dell’abusivismo, ma non si riesce ad andare oltre. Ed i problemi di ordine pubblico sono ormai ad un passo dall’essere ingestibili.

4) Due anni al termine della presidenza Lombardo alla Regione Sicilia. Che bilancio potresti tracciare?
Premetto che ho sempre visto come il fumo negli occhi qualsiasi formazione localistica, dalla Lega Nord al Vlaams Blok, dalla Südtiroler Volkspartei all’Mpa. Mi sento prima di tutto fortissimamente europeo e poi fortemente italiano. Il mio giudizio su di un presidente di Regione autonomista è quindi assai probabilmente preconcetto. Il bilancio di Raffaele Lombardo alla guida della Regione Sicilia mi pare comunque che stia tutto nei fatti: una crisi economica spaventosa, con la gente alla disperazione, per la mancanza di lavoro, per la mancanza di qualsiasi ipotesi di futuro per i giovani. Tutto quel che è venuto da Palazzo d’Orléans in questi 3 anni e mezzo è mera retorica. A volte anche intollerabile, come quella sulla Sicilia cuore del Mediterraneo. Non se ne può più.

5) Chi ti conosce sa che sei un giornalista ideologizzato e sempre coerente con le sue idee. Che tipo di governo sogni per la tua nazione e per la tua città?
In verità, ciclicamente mi capita di cambiare posizione sulla Realtà, sui grandi temi della vita. Non si permane del tutto identici a se stessi per sempre. Diciamo che ho tenuto fede, questo sì, ad una mia idea di Giustizia con la “G” alta, ad un mia idea di protezione dei più deboli, degli innocenti. Quanto all’essere definito “ideologizzato”, me lo merito il termine: ho idee assai forti e le manifesto con ben poca “political correctness”, anche se per me è assai difficile poter dire di credere in un determinato corpus ideologico. Sono un trasversale per natura. Archiviata l’illusione del socialismo reale, per l’Italia, per la Sicilia, per Catania sogno un futuro di sviluppo vero, che può venire solo dalla Giustizia diffusa e dalla sicurezza dei cittadini. Un modello di società felice e perfetta non esiste, ma certo il Welfare State scandinavo è per me un ideale ancora auspicabile. Attenzione, però: qualsiasi soluzione alla crisi in primis sociale di molti Paesi sudeuropei, come appunto l’Italia, non può prescindere dal realismo e da uno sguardo concreto alla demografia. Perché l’immane differenza fra noi e i norvegesi, ad esempio, è nel numero di abitanti e nella loro densità. Siamo 10-12 volte più numerosi di finlandesi, danesi o norvegesi, questo è un dato di fatto dal quale non si può prescindere nel tentativo di portare avanti la nostra modernizzazione ancora incompiuta.

di Mirko Tomasino

15 dicembre 2011

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