Condorelli: Siamo in pieno feudalesimo. L’unica soluzione è lottare

di Mirko Tomasino

Caparbietà, tenacia e voglia di mettere le cose in chiaro. Antonio Condorelli, giovane giornalista siciliano, responsabile per Catania del mensile “S” che si occupa di inchieste sul nostro territorio, mette in chiaro diversi aspetti, poco noti ai cittadini e molto di più a chi è presente nella stanza dei bottoni, al fine di delineare un concetto spesso ignorato da chi fa informazione: la vera “resistenza” è quella di offrire ai cittadini un servizio consono alle loro attese che li informi davvero su molti aspetti che non riescono a conoscere.

Muos di Niscemi, la morte del giudice Scidà, presunte collusioni tra mafia e pezzi dell’autonomismo siciliano e tanto altro ancora nell’intervista che il cronista catanese ha deciso di rilasciare a 2duerighe.

 

Muos di Niscemi. Sei stato uno dei primi cronisti a documentare l’accaduto. A quale punto si è giunti?

E’ la prova che gli italiani sono stati colonizzati dagli americani, ma anche che il governo regionale guidato da Raffaele Lombardo e dalle ramificazioni pseudo antimafia del Partito Democratico, hanno poco a cuore il diritto alla salute di chi abita nel cuore della Sicilia. Vero è che ci sono accordi di rilievo internazionale, di fatto è accaduto che i lavori di costruzione dei basamenti di cemento sono iniziati all’insaputa dell’amministrazione comunale locale. E tra le fornitrici di calcestruzzo sembra che ci sia un’impresa in odor di mafia. E le radiazioni? Raffaele Lombardo era in un primo momento contrario, poi è divenuto favorevole.

E’ morto Giambattista Scidà. Orioles e diversi giornalisti ne fanno un santo. Qual’è l’opinione di Condorelli? 

Scidà è stato ed è un grande combattente. Ha creduto in determinate battaglie e le ha portate avanti sino all’ultimo momento. Si tratta del cosiddetto “Caso Catania”, argomento che è stato sezionato dal tribunale di Messina e dal Csm che non hanno ritenuto sussistere profili penali a carico del principale accusato: il dott. Giuseppe Gennaro, l’unico magistrato a Catania che ha osato inquisire i potenti della città. In una città come Catania analizzare i fatti fuori dagli schemi non è possibile. Io faccio il giornalista, non appartengo a sette né a movimenti però mi sono reso conto che quando ho pubblicato, e sono stato l’unico a farlo, il decreto di archiviazione del tribunale di Messina sono stato insultato da anonimi all’interno di siti come se si trattasse di un “alto tradimento”. Non amo le tesi preconfezionate e devo dire che il dottore Gennaro è stato vittima di attacchi feroci con lo scopo principale di arrivare alla sua demolizione professionale. E qui non mi riferisco a Scidà, che ha fatto la sua santa battaglia credendoci, giusta o sbagliata che sia. Contro Gennaro sono state inventate piste fantasiose tanto che inizialmente si diceva che la casa di S.Giovanni La Punta fosse stata regalata dal mafioso Rizzo. In realtà il tribunale ha dimostrato che Gennaro si è indebitato con mutui per pagare fino all’ultimo centesimo il prezzo pattuito con il costruttore. Per non parlare della foto che è stata scattata, nel 1990 circa, ritraendo, durante un battesimo, Gennaro accanto al suo vicino di casa e al costruttore (ai tempi questo era almeno per la giustizia) Rizzo. La richiesta di custodia cautelare di Rizzo verrà fatta nel 1996, sei anni dopo la foto. Per quanto di mia conoscenza Rizzo venne segnalato, tra il 1992 e il 1993, due o tre anni dopo la foto, all’autorità giudiziaria perché trovato in compagnia del capo dei Laudani. Ma io non sono un giudice, posso mettere in fila i fatti e posso anche sbagliare, ciò non toglie però che Gennaro è stato sulla graticola anche e soprattutto per motivi inesistenti. Faccio un esempio, il processo sui parcheggi. Sul web è possibile trovare articoli contro Gennaro che dopo aver sequestrato l’appalto di Ciancio e Virlinzi, sarebbe stato colpevole di “aver ascoltato in silenzio la sentenza di assoluzione del giudice”. E’ chiaro l’intento diffamatorio di chi scriveva, omettendo di dire per esempio che i giudici di cui si parlava erano stati ricusati da Gennaro. In questa vicenda ci sono stati troppi veleni, troppi rancori personali, ritorsioni. Il punto è questo: separare interessi e rancori dai fatti. A Catania mi sembra difficile, ma Scidà è stato e sarà sempre un combattente a differenza di molti anonimi che portando avanti il suo stendardo tentano di ergersi a paladini.

Mafia e presunte frange di autonomismo siciliano. Sembra che dopo l’inchiesta “Iblis” le acque si siano placate. Cosa ci puoi dire in merito?

Sarà il nuovo procuratore Capo Giovanni Salvi a segnare il confine tra mafia e politica. Chi lo ha preceduto sarebbe stato favorito da un indagato di fiducia dell’Mpa per dirottare fondi pubblici vincolati al pagamento dei fitti passivi della propria moglie. Intermediario era, secondo le intercettazioni, l’avvocato di Raffaele Lombardo. Di fatto, sino ad oggi, posso dire che senza passare da un giudice terzo sono spariti dal decreto di citazione a giudizio di Lombardo per voto di scambio, ben quattro episodi elettorali che venivano contestati nell’avviso di conclusione indagini per concorso in associazione mafiosa. Adesso ne viene contestato soltanto uno: le politiche del 14 aprile 2008. Peccato che lo stesso giorno si votava anche per le regionali, quando Lombardo è stato eletto! La mafia, secondo le ipotesi scaturite dalla vecchia gestione della Procura, sarebbe stata determinata da Lombardo ad un sostegno a corrente alternata: il 14 aprile del 2008 gli uomini vicini ai Santapaola avrebbero votato Mpa solo alle politiche, per le regionali invece ci sarebbe stata libertà di coscienza. E’ bene precisare che, secondo la procura, i fratelli Lombardo avrebbero determinato al sostegno elettorale alcuni esponenti dei clan Cappello e Santapaola, ma non viene contestata l’aggravante mafiosa. I boss Vincenzo Aiello e i suoi picciotti avrebbero agito senza violenza o minaccia, e sono indagati. Nell’ultimo numero del mensile “S” mi sono limitato a mettere in fila le carte. Certo che viene da chiedersi in base a che cosa gli affiliati avrebbero votato Mpa senza violenza o minaccia. Non saranno stati autonomisti convinti? In ogni caso sarà la magistratura a decidere, Lombardo è innocente sino a prova contraria. Innocente per la legge, poi ciascuno giudica secondo la propria coscienza.

Da Berlusconi a Monti. Cosa cambierà secondo te nel nostro Paese?

Di male in peggio. Le banche hanno di fatto la sovranità nazionale tra gli applausi del centrosinistra e la testa bassa del centrodestra attaccato alle poltrone. Siamo sicuri che sono gli italiani a governare l’Italia? Chi ha in mano le redini dell’economia? L’Italia non è proprietaria di moneta visto che l’euro è un titolo al portatore scambiato presso la banca europea. La nostra ricchezza inizia e finisce lì. Il capitalismo ha il problema di essere in grado di fagocitare tutto. In nome del prezzo e del libero mercato si alimentano speculatori e lobby che incassano la differenza tra il prezzo di produzione e quello poi pagato dal consumatore. Prezzo che pagano i cittadini indebitandosi in una terra in cui non esistono diritti ma soltanto privilegi. E come tali i privilegi vengono concessi. Siamo in pieno feudalesimo. E’ questo il male assoluto. L’unica soluzione è lottare per ripristinare i diritti.

Ti conosciamo come un uomo schivo e riservato. Che interessi coltivi oltre il giornalismo?

Amo la natura, la campagna e il mare. Trascorro gran parte del mio tempo in ambienti agresti dove trovo pace interiore e possibilità di riflettere sui fatti. Carico le batterie per la lotta.

Cosa stai preparando per il prossimo numero dei tuoi lettori di “S” edizione di Catania?

Non ti racconto un fatto specifico, ma una visione della società che rappresenta il filo conduttore delle inchieste giornalistiche. Come in una scala piramidale esistono vari livelli di potere. Ho capito, e questa è l’importanza di Iblis, che la mafia militare ha un ruolo di rilievo a Catania. Gestisce grandi capitali che poi vengono riciclati in varie attività, conta in una miriade di affiliati e durante le elezioni avviene la saldatura tra il livello di potere istituzionale e quello della mafia militare. Se vogliamo comprendere questo sistema tenendo in mano il codice civile o il codice penale, non riusciremo ad ottenere una visione completa dei fatti. Ecco perché continuerò a pubblicare le intercettazioni anche dei processi archiviati e o di quelli prescritti. Il fatto che per la legge non è reato è sempre un fatto e il giornalista ha il dovere di informare. I cittadini hanno il diritto di essere informati. Ogni mese in edicola con “S”.

28 novembre 2011

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