Stancanelli al bivio. Senato o Comune?

di Mirko Tomasino

Tempi duri per il sindaco di Catania, Raffaele Stancanelli. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi gli articoli della legge 60 del 1953 in cui si prevede la non incompatibilità per tutti i sindaci che mantengono incarichi politici complementari in Comuni superiori a ventimila abitanti.

La vicenda fu sollevata, tempo addietro, da un cittadino il quale manifestò dissenso nel mantenimento del doppio incarico mantenuto dal sindaco e senatore di Regalbuto, Raffaele Stancanelli.

 

La sentenza della Corte così si esprime: “per accertare in capo al convenuto la sussistenza della causa di incompatibilità tra tale carica e quella di senatore della Repubblica Italiana, e conseguentemente dichiararne la decadenza dalla prima in mancanza di esercizio del diritto di opzione – il Tribunale civile di Catania, con ordinanza emessa il 10 dicembre 2010, ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 51, 67 e 97 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale: a) degli articoli 1, 2, 3 e 4 della legge 15 febbraio 1953, n. 60 (Incompatibilità parlamentari), nella parte in cui non prevedono l’incompatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di Comune con popolazione superiore ai 20.000 abitanti”.

”Nel caso di incompatibilità tra le predette cariche degli enti locali e la carica di parlamentare nazionale – rileva la Consulta – la legislazione regionale siciliana non può operare, perché sussiste una riserva di legge statale, che l’art. 65 Cost. contempla espressamente al fine di assicurare una disciplina omogenea che rispetti e tuteli sia il principio di eguaglianza dei cittadini in tema di diritti politici che quello di unità dello Stato”.

Il primo cittadino catanese, eletto nel giugno 2008, dovrà a questo punto decidere se mantenere la poltrona romana o quella etnea.

Prevarranno logiche meramente economiche o di tipo “sentimentale”?

 

21 ottobre 2011

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook