Torce umane

Cosa lega un tibetano e un italiano? Domanda lecita, almeno per un giorno.

Lunedì scorso un tibetano si è dato fuoco a Nuova Delhi durante una protesta contro la visita del presidente cinese Hu Jintao. Le foto che lo raffigurano mentre corre immerso nelle fiamme per poi stramazzare a terra hanno fatto il giro del mondo. Il giovane è morto dopo due giorni di agonia.

 

Non è un giovane ed ha 58 anni, invece, l’uomo che a Bologna ha tentato di uccidersi dandosi fuoco in auto davanti alla sede della Agenzia delle Entrate. Strangolato dai debiti, ora lotta tra la vita e la morte.

Due uomini appartenenti a microcosmi del tutto differenti. Così diversi che a volte sembrano non far parte di quel mondo che cinicamente unisce tutto e tutti. Oggi, questi uomini, hanno un elemento di contatto.
Risulterebbe troppo superficiale definirlo disperazione, è qualcosa che va oltre; si innalza di fronte alla coscienza più profonda e si circonda di freddezza e di calore. La freddezza del gesto, l’insensibilità e la serenità nel svolgere quell’azione sacrificatoria e nell’offrire il proprio corpo agli occhi attoniti di chi vede. Il calore della causa, ormai posta aldilà della corpo e della terra, e il caldo delle fiamme che avvolgono la sua carne e la nostra intima essenza.

Il fuoco divampa dentro di noi, nel vedere un uomo a terra ormai privo di pelle. Nel leggere “ustioni sul 100% del corpo” sappiamo che non vi è più nulla che circondi un individuo. E’ nudo.

Non importano le diverse circostanze, contano quelle immagini che colpiscono dritto allo stomaco. Quelle palle di fuoco, spente sul momento ma vive nel pensiero.

Il presidente della Repubblica Napolitano, in risposta agli allarmi di tensioni sociali che potrebbe conoscere il nostro Paese, ha dichiarato: “Non vedo esasperazioni cieche”.

E’ quasi certo che abbia ragione, che non ci siano pericoli del genere. Ma mentre pronunciava quelle parole, è probabile che la mente di qualcuno si affacciasse su una realtà spesso dimenticata, drammatica e latente, fatta di suicidi solitamente silenziosi e pieni di dignità. Illuminata, oggi, da una torcia umana.

Ermes Antonucci

29 marzo 2012

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