Quando anche le matite se ne vanno: il caso dimenticato dell’industria italiana
In un’epoca sempre più orientata al digitale, la scomparsa della produzione di matite in Italia può sembrare una notizia marginale, ma in realtà racconta molto delle trasformazioni che stanno attraversando industria e cultura. Per decenni il nostro Paese ha avuto un ruolo significativo in questo settore, grazie a realtà come FILA, nata a Firenze, o la Fabbrica Italiana Matite di Torino e la Presbitero di Milano. Queste aziende hanno accompagnato lo sviluppo industriale tra Otto e Novecento, contribuendo a diffondere uno strumento essenziale nella formazione e nella pratica artistica, sostenute anche da politiche economiche che puntavano a rafforzare la produzione interna. Oggi quello scenario è completamente cambiato. La produzione è stata progressivamente delocalizzata, seguendo logiche economiche che privilegiano costi più bassi e una maggiore competitività delle filiere internazionali. Non si tratta di un fenomeno isolato, ma di una tendenza che ha coinvolto molti comparti del manifatturiero italiano. Nel caso delle matite, però, il valore simbolico è particolarmente forte. Si parla di un oggetto che ha accompagnato generazioni di studenti, artisti e progettisti, diventando uno strumento quotidiano di espressione e di pensiero. Nel frattempo, le aziende storiche si sono trasformate profondamente. FILA è oggi un gruppo internazionale con una presenza globale, ma la produzione non avviene più in Italia. Rimangono esperienze isolate e sperimentali, come Perpetua, realizzata con materiali di recupero e legata a una visione contemporanea del design sostenibile. Si tratta di iniziative interessanti, che però non ricostruiscono una vera filiera industriale nazionale. Questa vicenda apre una riflessione più ampia sul rapporto tra creatività e produzione. L’Italia continua a essere riconosciuta come un luogo di eccellenza progettuale, ma sempre più spesso la realizzazione concreta degli oggetti avviene altrove. Si crea così una distanza tra ideazione e produzione che nel tempo rischia di indebolire l’intero sistema. La storia delle matite diventa un esempio chiaro di questo passaggio, perché mette insieme industria, cultura materiale e memoria collettiva. Più che un ritorno al passato, la questione sembra riguardare la capacità di ridefinire un equilibrio tra progettazione e produzione, immaginando nuove forme industriali che sappiano tenere insieme qualità, sostenibilità e radicamento sul territorio, senza perdere il legame con quella tradizione che per lungo tempo ha fatto della matita un simbolo silenzioso ma concreto del saper fare italiano.




