Il modello Dubai: capitalismo e Corano
Se l’inasprimento del conflitto tra Iran e USA, sulla spinta dei successivi eventi che sono originati dall’attentato del 7 ottobre, era facilmente prevedibile; notevole è stato invece lo stupore di analisti e opinione pubblica non appena si è diffusa la notizia degli attacchi iraniani nei confronti di altri paesi arabi del Golfo. È noto che in guerra l’indebolimento del nemico non avviene esclusivamente sul campo di battaglia, e a riprova di ciò, gli attacchi missilistici su Dubai appaiono come una subdola mossa per indebolire un vicino di casa da sempre legato al nemico d’oltreoceano.

Di certo è stato facile, nonostante i goffi tentativi di censura, minare la serenità di un luogo che vende la propria immagine di città come fosse più un paradiso terrestre che un’oasi nel deserto. Gli Emirati Arabi Uniti hanno sostenuto di essere riusciti a intercettare e neutralizzare gli attacchi con efficienza e che adesso Dubai è ancora più sicura di prima. Tuttavia, è noto che la città che ospita la Palm Jebel Ali non sia campione di diritti e informazione libera. Eppure, in mezzo secolo, gli Emirati hanno costruito alcuni degli hub globali più all’avanguardia del mondo e, seppur in modo controverso, sono riusciti a sposare due modelli apparentemente distanti tra loro: la megalopoli del terzo settore e il tribunale della Sharia, il capitalismo più opulento e la legge coranica.

Costituzione e Sharia
Gli Emirati Arabi Uniti si configurano come una federazione di monarchie assolute, in cui il potere è esercitato da una leadership collegiale composta dagli emiri dei sette Stati membri. Il vertice istituzionale è rappresentato dal Presidente della Federazione, la cui carica elettiva è oggi ricoperta da Mohamed bin Zayed Al Nahyan che è anche sceicco di Abu Dhabi.Per consuetudine politica consolidata, il ruolo di Primo Ministro e Vicepresidente spetta tradizionalmente allo sceicco di Dubai. Il Presidente esercita i poteri supremi con il supporto del governo federale, in un sistema che combina elementi di centralizzazione e forte autonomia locale.
L’ordinamento giuridico si fonda su due pilastri: quello laico della Costituzione e quello sacro della legge coranica. La Costituzione degli Emirati Arabi Uniti, promulgata il 2 dicembre 1971, impone un sistema normativo più liberale rispetto ad altri paesi del golfo e convive con la Sharia che continua a essere applicata in ambiti specifici, tra cui diritto di famiglia, successioni e alcuni reati penali. Questo Giano Bifronte, dunque, prevede anche la coesistenza di due sistemi giudiziari paralleli: tribunali civili e tribunali islamici.

Modernizzazione e adattabilità
Il rapido processo di modernizzazione è stato il frutto del lungo governo di Zayed bin Sultan Al Nahyan, padre fondatore della federazione che ne ha permesso l’apertura al sistema occidentale e la rapida ascesa in un raro equilibrio tra liberalizzazione e repressione. Basti pensare che, sebbene sia uno stato islamico, il consumo di alcol è tollerato e regolamentato e le donne emiratine sono tra le poche nel mondo arabo a poter guidare. Allo stesso tempo, nonostante vi siano alcune tra le infrastrutture più all’avanguardia del mondo e città come Dubai e Abu Dhabi vivano di turismo social, l’uso di internet è tra i più regolamentati al mondo e c’è da parte del governo un fortissimo controllo dei contenuti informativi in uscita.

Ciò che non si sa, invece, è come questa Confederazione monarchica potrebbe reagire qualora decidesse di intervenire apertamente in un conflitto. Sono tempi duri, nuovi scenari si aprono e dietro ogni nuovo attacco, ciò che si teme di più è la nuova reazione.




