La danza di Shiva: tra fisica e mito
Energia, materia e spazio sembrano nascere e dissolversi in un movimento incessante mentre
seguono il ritmo di una danza primordiale. È la danza di Shiva Nataraja (Śiva Naṭarāja), la divinità
che, nella tradizione induista, scandisce con i suoi gesti il ciclo eterno della creazione, della
distruzione e della rigenerazione del cosmo. Il termine Nataraja (dal sanscrito, “re della danza”
oppure “re dei danzatori”) indica uno degli aspetti di Shiva come danzatore cosmico i cui passi
conducono alla vibrazione dell’universo e al mutare continuo della realtà. Egli personifica due
aspetti contrastanti: da un lato, rappresenta l’energia frenetica e infinita, dall’altro, incarna la
tranquillità interiore e il vuoto indistinto. I due elementi apparentemente opposti vengono tradotti
nella sua raffigurazione paradossale caratterizzata da un volto serafico e da un corpo scolpito in
movimento.
L’iconografia di questa particolare simbologia, attestata già nel V secolo, si sviluppò ulteriormente
nell’India meridionale, tra il IX e il X sec. d.C. ca., dando luogo alla produzione di complesse statue
bronzee della divinità.
Oltre alle ciocche di capelli che appaiono come sospese in aria, suggerendo il vorticoso movimento
di una danza, lo Shiva Nataraja è rappresentato con quattro braccia che si estendono lungo le
direzioni dello spazio. La mano destra superiore regge un tamburo, emblema del suono, della
rivelazione e della creazione; la mano sinistra superiore sostiene il fuoco, simbolo della distruzione
e della trasformazione; la mano destra inferiore esegue il gesto della protezione e della pace, mentre
la mano sinistra inferiore indica il percorso della liberazione, richiamando la figura di Ganesh,
capace di rimuovere gli ostacoli.
Shiva Nataraja esegue la sua danza sul corpo prostrato e contratto del demone della dimenticanza e
della disattenzione, Apasmara Purusha, dell’ignoranza umana. Il ciclo vitale dell’universo e delle
sue creature è raffigurato da un anello di fuoco che circonda la divinità danzatrice, per rappresentare
l’energia conoscitiva e la verità trascendentale.
La danza cosmica di Shiva, cristallizzata nelle sublimi sculture bronzee, è definita Ananda Tandava,
ovvero, la Danza della Beatitudine il cui scopo ultimo risiede nel condurre gli uomini verso la
liberazione dall’illusione. Nello stato indiano del Tamil Nadu, si trova il tempio di Chidambaram,
luogo dove, secondo la tradizione, è stata inscenata la Danza di Shiva. Il tempio ospita ancora oggi
la più antica serie di immagini dei 108 Karanas, i movimenti fondamentali di questa danza così
come descritti nell’antico trattato sulle arti sceniche, il “Natya Shastra”. La danza primordiale di
Shiva Nataraja rappresenta infatti un’allegoria delle cinque manifestazioni principali dell’energia
cosmica: creazione, conservazione, distruzione, illusione e liberazione.
L’immagine di una danza primordiale così potente e suggestiva aveva portato, negli anni Settanta
del secolo scorso, il fisico di origine austriaca Fritjof Capra a riflettere e ad elaborare una
particolare analogia con la visione della realtà proposta e sviluppata dalla fisica moderna: i
movimenti creatori e distruttori della danza di Nataraja ricordano il complesso intreccio di
trasformazioni continue descritte dalla scienza contemporanea.
“Ogni particella subatomica non solo segue una danza energetica ma è anche un processo pulsante
di creazione e distruzione […] Per i fisici moderni, la danza di Shiva è la danza della materia
subatomica. Come nella mitologia indù, è una danza continua di creazione e distruzione che
coinvolge l’intero cosmo; la base di tutta l’esistenza e di tutti i fenomeni naturali” (Fritjof Capra)
Lo studioso aveva introdotto la sua analisi intorno ai movimenti delle particelle subatomiche già
nell’articolo del 1972, intitolato “The Dance of Shiva: The Hindu View of Matter in the Light of
Modern Physics”, pubblicato sulla rivista interdisciplinare Main Currents in Modern Thought. La
teoria venne successivamente ampliata all’interno della celebre opera “The Tao of Physics: An
Exploration of the Parallels Between Modern Physics and Eastern Mysticism” del 1975. Il testo
divenne noto e molto discusso per il suo tentativo di far dialogare la fisica quantistica e delle
particelle con la danza cosmica (Ananda Tandava) di Shiva Nataraja. Secondo Capra, le “particelle”
subatomiche sono concentrazioni di energia in vibrazione e non “oggetti” statici simili ad entità
materiali. In questa visione, particolare importanza viene attribuita ai fenomeni ondulatori e al
concetto di vibrazione, sostituendo l’idea di una materia statica. Allontanandosi dalla prospettiva
meccanicistica, il fisico ha esplorato l’immagine olistica del cosmo come organismo armonioso,
tradotta poi nell’espressione di pensiero sistemico. Ci si avvicina così all’idea di un mondo
interconnesso dove le particelle descritte non solo sono, ma creano, distruggono e si trasformano
apparendo come dinamiche unità energetiche.
“Nel nostro tempo i fisici hanno impiegato la più avanzata tecnologia per ritrarre i modelli della
danza cosmica. La metafora della danza cosmica unisce così la mitologia antica, l’arte religiosa e la
fisica moderna” (Fritjof Capra)
Per celebrare e rappresentare il fondamentale contributo della comunità scientifica indiana alla
ricerca internazionale nel campo della fisica delle particelle – insieme al particolare dialogo
instaurato tra le antiche tradizioni culturali e la scienza contemporanea – il Dipartimento indiano
dell’Energia Atomica ha donato al CERN di Ginevra (Organizzazione Europea per la Ricerca
Nucleare), una statua di Shiva danzante, installata nel 2004. La sua presenza in uno dei più
importanti laboratori di ricerca per lo studio della fisica delle particelle suggerisce l’incontro tra
intuizione spirituale e indagine scientifica: metodi diversi che costituiscono il sapere umano.
Comprendere l’universo come un sistema interdipendente significa riconoscere che ogni scoperta
scientifica porta con sé una responsabilità nei confronti del mondo e dell’umanità. La prospettiva
sistemica, proposta da Capra, non riguarda soltanto la struttura possibile della realtà, ma anche la
modalità con cui l’uomo sceglie di orientare il suo sguardo, i suoi passi, e i suoi movimenti.
“Gli scienziati sono responsabili per le loro ricerche non solo intellettualmente ma anche
moralmente… le conseguenze delle teorie meccanicistiche e della relatività hanno aperto la strada a
due correnti differenti per la fisica da seguire. Esse ci guidano – per esprimerlo in termini estremi –
al Buddha o alla bomba, ed è compito di ognuno di noi decidere da che parte stare.” (Fritjof Capra)




