Breve storia dell’Iran: dalla Persia di Ciro il Grande alla Rivoluzione di Khomeyni
L’annuncio della morte di Khamenei fa sprofondare l’Iran in un vortice di tensione e incertezza. Mentre in molte piazze del mondo gli oppositori della Guida Suprema festeggiano, le strade di Teheran sono in preda alla confusione. Il futuro di uno dei più importanti paesi del Medio Oriente è incerto e sta attraversando un momento che di certo ritroveremo nei futuri libri di storia.

Di Iran contemporaneo abbiamo più volte parlato nelle pagine del nostro quotidiano, poche volte, invece, ci siamo soffermati sul passato e l’eredità che il popolo dell’Iran, da millenni, porta con sé.
Con la premessa che l’uomo d’oggi non può e non deve portare sulle proprie spalle il fardello del passato del proprio popolo, purchè sia in grado di riconoscerne gli errori, cercheremo adesso di attraversare a grandi falcate l’antico fasto e il passato recente di una grande nazione.

L’impero achemenide e i Parti
Fino al 1935, il grande territorio che si affaccia sul Mar Rosso a sud e il Mar Caspio a nord e che, con la sua intera superficie sbarra l’intero passaggio verso l’estremo Oriente, è noto fin dall’antichità col nome di Persia e il suo popolo abita i nostri libri di storia già dal V secolo a.C. quando sotto Ciro il Grande, Dario e Serse dopo, l’impero achemenide si stagliò come grande nemico dell’Occidente e del mondo greco. Di fatto, la Persia continuò ad essere percepita come una pericolosissima minaccia anche per i Romani quando, sotto la dinastia partica continuò a incutere terrore con la sua temibile cavalleria. Ma andando oltre la semplicistica e manichea visione di “buoni e cattivi”, la Persia è già nel mondo classico una grande, e particolarmente bellicosa, civiltà.

Zoroastrismo e Islam
Se sono Parti e Sasanidi a introdurre lo zoroastrismo come religione, è nel Medioevo, con la conquista araba che ha inizio nel VII secolo la conversione all’Islam che diventerà sempre più centrale nella formazione dello stato unitario che si compirà intorno al XVII secolo con la dinastia Safavide che arriverà, infine, a imporre l’Islam sciita come religione ufficiale.

Dallo scià all’ayatollah
Se il Medioevo iraniano è effettivamente poco conosciuto, è noto come la Persia moderna, sebbene non sia stata mai ufficialmente colonizzata, abbia subito lusinghe e pressioni sia dalla Gran Bretagna che dalla Russia. A partire dal secolo scorso, grazie alla forte influenza degli Stati Uniti che di fatto dirigevano molte decisioni degli scià dell’ultima monarchia Pahlavi, la Persia, il cui nome era ormai stato mutato in Iran, affrontò un importante processo di modernizzazione dei costumi. La casta religiosa, che per anni fu rappresentata dall’ayatollah in esilio Ruhollah Khomeyni, ambiva al potere e a ristabilire una politica di stampo teologico e fondamentalista. Il grande sogno di Khomeyni – di cui ricordiamo con particolare nitore l’intervista tenuta da Oriana Fallaci – si realizzò, e la Rivoluzione del 1979 gli permise di tornare in patria e instaurare quella stessa repubblica teocratica che oggi, alla morte del suo successore Khamenei, vediamo vacillare.

Noi, da osservatori, attendiamo, sebbene ci tornino in mente le ormai datate parole e l’ultimo quesito di Michael Axworthy:
La storia dell’Iran è piena di violenza e di drammi: invasioni, conquistatori, battaglie e rivoluzioni.
Poiché l’Iran ha una storia più lunga della maggior parte degli altri paesi, ed è più grande di molti di essi, questa drammaticità è maggiore. Ma la storia dell’Iran è molto di più: ci sono religioni, influssi, movimenti intellettuali e idee che hanno cambiato le cose all’interno dell’Iran, ma anche al di fuori di esso, e nel mondo intero. Oggi l’Iran attira ancora l’attenzione, e la nuova situazione suscita molte domande: l’Iran è un aggressore o una vittima?




