Diamoci un taglio! Rivoluzioni che iniziano dalla chioma
Raccolti in una morbida treccia, in un preciso chignon, oppure in una rigida coda alta, i capelli e le loro numerose acconciature accompagnano ancora fedelmente le molteplici storie di vita e i diversi modi di essere e di vivere nel mondo. Con i loro tagli esagerati, i volumi prepotenti e le colorazioni rivoluzionarie, le pettinature hanno da sempre rappresentato forme di identità, di potere, e di libertà. I capelli diventano materie sensibili, dense e stratificate, quando adornano e incorniciano i corpi femminili, venendo ogni volta modellati e plasmati per adattarsi oppure opporsi a quei campi di controllo ricolmi di obblighi e di aspettative. Come parti del corpo più facilmente manipolabili, i capelli si caricano di un intimo valore simbolico: tagliare i capelli oppure acconciarli secondo uno specifico stile, significa eseguire un gesto di rottura e di sottrazione a uno sguardo normativo, per ridefinire, di volta in volta, i propri spazi e i propri ruoli.
1920. America. Qualcosa cambia radicalmente con l’inizio del Novecento e con la fine della Prima guerra mondiale. Infatti, con l’adozione del XIX Emendamento della Costituzione, il suffragio veniva esteso ad oltre 26 milioni di donne (ca.). Le lunghissime chiome caratteristiche delle mode precedenti lasciavano così progressivamente posto a tagli più corti e, soprattutto, più audaci: spopolano le frange nette e i micro-caschetti, testimoni di una sentita rivoluzione socioculturale. I roaring twenties si coloravano di una nuova e frizzante femminilità costruita e sperimentata dalle moderne ed emancipate Flapper Girls. Il bob haircut alla garçonne, abbinato ad abiti corti realizzati con frange, perle e lustrini, rendeva visibile una trasformazione profonda e irreversibile. Durante gli anni Trenta, il ritmo vibrante del charleston rallenta di fronte alle onde morbide di chiome ordinate e voluminose: il look si fa disciplinato e il glamour si esprime attraverso chignon bassi e delicati. Le acconciature diventano più importanti e simboliche con l’arrivo della Seconda guerra mondiale e del secondo dopoguerra. Le donne venivano chiamate a lavorare nelle fabbriche e necessitavano di pettinature comode che rispondessero ai criteri dell’efficienza e della funzionalità. Eppure, in un momento che richiedeva conformità, le cotonature leggere si trasformano in sinonimi di eleganza attivando nuovamente strategie di autodeterminazione e di affermazione: una femminilità non ordinata e standard, ma silenziosa e impeccabile. Lunghi, al naturale oppure cortissimi, erano i capelli acconciati durante le rivoluzioni culturali degli anni Sessanta e Settanta. I movimenti femministi promuovevano il controllo del proprio corpo liberando le pettinature dalle acconciature più elaborate e artificiali: l’estetica così si indossava per dichiarare posizioni politiche e non per omologarsi e compiacere. Da Angela Davis a Joan Baez, le tendenze venivano influenzate all’insegna dell’innovazione, della ribellione e della creatività. Volume, volume e ancora volume, era ciò che si desiderava per la propria chioma, durante gli anni ’80. Si gridava al successo e si ricercava la visibilità con i tagli scolpiti, asimmetrici, e con un uso forse eccessivo della permanente. Le donne utilizzavano le pettinature come strumenti di un potere che occupava spazio e si voleva imporre. Il nuovo linguaggio profumava di eccesso, dai look decisi che segnavano l’ingresso femminile nei contesti aziendali e competitivi alle rasature e ai colori innaturali che rifiutavano il grigio conformismo. A spegnere l’entusiasmo scenografico del decennio precedente, arrivarono i tagli medi, pari e minimali degli anni ’90. I capelli apparivano volutamente opachi quasi a rifiutare un’estetica patinata. Il taglio, diventando più intimo, non si mostrava più in quanto dichiarazione pubblica ma come luogo personale di autodefinizione: veniva percepito come un rito privato, un atto di controllo in un contesto fluido e incerto. Ad oggi, i capelli delle donne sono strumenti di sperimentazione libera ma anche di conflitto e di rotture. Corti, lunghi, rasati, intrecciati, ogni stile rappresenta un modo per affermare, capace di unire le dimensioni intime, private e silenziose con la storia collettiva, visibile e rumorosa. Tagliare una ciocca è un piccolo atto carico di significato che, come nel caso iraniano, moltiplica la sua potenza attraverso la viralità dei social media: la ciocca attraversa così confini, lingue e culture, trasportando con sé un messaggio di resistenza e di libertà. Se negli anni ’20 del secolo scorso, darci un taglio significava allontanarsi da un passato che non corrispondeva più ai nuovi bisogni, nel presente, il gesto di tagliare i capelli emerge come un atto di resistenza estetico, politico e rischioso contro strutture di potere autoritarie che osano regolamentare il corpo femminile.
“Non dimenticate che la terra si diletta a sentire i vostri piedi nudi e i venti desiderano intensamente giocare con i vostri capelli.” (Khalil Gibran)




