Il sonno dei Magi. L’arte plastica del Medioevo
Ad Autun, in Borgogna, nella spettacolare chiesa di Saint-Lazare, l’arte plastica medievale trova uno dei suoi punti più alti.
Il capitello preso in considerazione è di Gislebertus.
Smentendo un’orrida diceria: quella in cui si sostiene la tesi che il Medioevo sia stato un tempo buio.
Quando al contrario ci ha lasciato tutta la bellezza di cui oggi siamo in possesso.
Tra le immagini che troviamo al suo interno e nei suoi monumentali portali, una interessante nella giornata di oggi è:
Il sogno dei Magi.
Un sonno profondo quasi fosse un incantesimo li cattura dopo un lungo stremante cammino che aveva già portato i re dell’Oriente a trovare la grotta dove Cristo era nato.
L’angelo mostra ancora una volta la stella, non perché questa debba ora accompagnare, tornando indietro, i tre Magi, ma perché, dopo l’illuminazione dinanzi a Cristo, si possa nella vita continuare a seguire la propria stella, facendolo con luci e conoscenze differenti.
In questo caso il sonno, il sogno, l’apparizione onirica, costituiscono un silenzioso smuovere gli animi e un mezzo attraverso cui possa attuarsi, ancora e sempre, la contemplazione dentro noi stessi e verso l’Eterno.
L’opera è di una dolcezza disarmante, si starebbe a guardarla ore in attesa che i tre protagonisti prendano vita e ci si inizi a giocare come si fa da bambini con i migliori dei pupazzi.
Più guardiamo quel capitello, oggi esposto per la sua salvaguardia nel museo della città, più si vuole bene a quei tre viaggiatori.
I Magi, dopo l’incontro con il Bambino, non sono più i pagani che hanno seguito una stella, né gli astronomi che si sono affidati a calcoli umani, ma rientrano tra coloro cui è riservata una comunicazione diretta con il Cielo. Il sogno giunge in un momento in cui la coscienza vigile e il controllo della ragione si allentano e nasce un nuovo tipo di comprensione, un accesso a un mondo diverso. Nella loro storia il sogno interviene quando i Magi hanno fatto un’esperienza nuova .
Nel sogno l’Angelo gli suggerirà un nuovo cammino, gli eviterà di ripassare per il regno di Erode a cui promisero di raccontare, all’andata dove egli si trovasse.
Nella classica iconografia sono rappresentanti sulla groppa di un dromedario o in fila per la consegna dei doni, è assai raro vederli dormienti.
I due maggiori dormono proteggendo il minore e poggiano tutti e tre la testa su un unico morbido cuscino.
Al di là di ogni personale credenza o non, questo capitello del XII secolo d.c, è un tesoro prezioso: patrimonio culturale europeo che va protetto e conosciuto.
Oggi sembra così essere un buon giorno per poterne ammirare la ricchezza espressiva, plastica e la sua tenerezza che rappresentano un’epoca affatto buia; ma al contrario moderna e progressista che tende la mano a tutto quello ne è conseguito.
“Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese”
(MATTEO 2, 1-12).




