Roma è una città in cui sparire
In una recente intervista ad «Artribune» uno degli autori di spicco della Transavanguardia Enzo Cucchi, afferma che un artista è come la città di Roma, irreplicabile: «immaginati qualsiasi grattacielo: lo puoi trovare ovunque, a Dubai come a Milano o New York. La Fontana di Trevi invece dove altro la puoi trovare? L’artista è esattamente così».
Allora, per questa sua specificità, l’artista è l’unica persona che non può avere a che fare con la libertà. È ancorato alle pressioni della società, alla caducità dei sensi, alle aspettative.
Del resto, fu proprio per divincolarsi dai binari del precostituito che nasceva la Transavanguardia. Un movimento, raggruppato e teorizzato da Achille Bonito Oliva, che metteva assieme sensibilità a dire il vero anche molto diverse come quella dello stesso Cucchi, oltreché Paladino e Clemente per attraversare l’esperienza delle avanguardie degli anni ’60 e andare oltre.

L’immaginazione sessantottina non era riuscita ad arrivare davvero al potere e ciò scatenò ondate di disillusione nella società, così come nel mondo dell’arte. Influenzati dal pensiero filosofico di Lyotard, Guattari, Deleuxe, Barthes e Vattimo, la Transavanguardia si pose come pensiero nuovo che, senza rompere con il passato, proponeva nuove vie espressive per rappresentare l’essere umano.
Come ricorda Carlos D’Ercole nel libro Vita sconnessa di Enzo Cucchi (Ed. Quodlibet), l’artista di Morro D’Alba in questo fu maestro. La sua attività di ricerca fu profondamente influenzata dall’idea di essere lontano dai bisogni materiali, per farsi puro spirito. Un esempio è il lavoro Sparire, che ha a che fare con l’idea della fuga, ma ancor di più con quel rifiuto della materialità che forse oggi sentiamo molto meno. Oggi che tutto è comunicazione e la mercificazione riguarda tutto, corpi, idee, sentimenti, solo Roma, forse rimane esente da questo destino.
Roma fu per Cucchi città in cui sparire, una eterna città di provincia in cui è impossibile identificare forme popolari univoche. «Roma è per me come un hamburger a più strati in cui tutto si mescola». Una città in cui sparire e non tornare più.




