L’arte che muta, “la Laocoonte” di Lea Monetti

L’arte che muta, “la Laocoonte” di Lea Monetti

Quando i tempi son maturi, anche gli eroi cambiano, si trasformano, mutano col mutare della società. Ciò porta ad un punto di vista differente, vuoi per necessità, vuoi per semplice diletto. É la volontà e la determinazione di mettersi in gioco, che spinge alla curiosità di osservare il mondo secondo una prospettiva diversa. Tutto questo ha condotto la scultrice Lea Monetti a realizzare una eccezionale opera d’arte in bronzo, “La Laocoonte”, che, in occasione del prossimo 8 marzo, verrà presentata presso la Galleria del Laocoonte di Roma.

La galleria prende il proprio nome e la propria linea ispiratrice dalla presenza nei suoi locali di una grande scultura marmorea raffigurante il Laocoonte, una versione manierista del gruppo classico del fiorentino Vincenzo de’ Rossi (1525-1587), autore delle “Fatiche d’Ercole” esposte nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio.

E’ a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi dov’era in corso una personale della scultrice, nell’aprile del 2013, che Marco Fabio Apolloni ha incontrato per la prima volta Lea Monetti, e dove, colpito dalla potenza delle sculture di lei e forse dalle antiche suggestioni di un luogo tanto importante per il Rinascimento italiano – qui Michelangelo ragazzo studiava sotto lo sguardo benevolo di Lorenzo il Magnifico – le ha subito proposto di creare per lui e la propria galleria una Laocoonte donna. Lea Monetti ha accettato la commissione, una sfida senza precedenti, con un entusiasmo sempre crescente, creando di furia i primi bozzetti e affrontando una lunga elaborazione dell’opera finale che è stata poi finalmente fusa a Pietrasanta nell’estate del 2015.

“La Laocoonte” è una parodìa, “un canto nuovo”, una nuova celebrazione di un mito antichissimo, da un punto di vista tutto diverso: quello della donna, della madre e dell’artista donna e madre che difende le proprie figlie, le proprie creazioni, contro ogni difficoltà, contro l’invidia e la cattiveria degli Dei.

L’opposto della leggenda di Laocoonte. Personaggio della mitologia greca, era un abitante di Troia, un veggente che, quando i troiani portarono nella città il celebre cavallo di Troia, corse verso di esso scagliandogli contro una lancia che ne fece risonare il ventre pieno; proferì quindi la celebre frase «Temo i greci, anche quando portano doni». Atena, che parteggiava per i greci, punì Laocoonte mandando Porcete e Caribea, due enormi serpenti marini, che uscendo dal mare avvinghiarono i suoi due figli, stritolandoli: il sacerdote cercò di accorrere in loro aiuto ma subì la stessa sorte. Secondo un’altra versione i due serpenti furono inviati da Poseidone, che punì Laocoonte per essersi sposato contro la volontà divina. Un personaggio, Laoconte, completamente votato alla volontà degli dei, che invece di ribellarsi con tutte le sue forze per salvare i figli, si rivolge con uno sguardo pietoso e caritatevole verso i suoi carnefici in attesa di una inutile grazia. E da qui nasce la vera e propria contrapposizione con la splendida scultura di Lea Monetti.

L’artista ha dato un taglio contemporaneo sostituendo alla figura maschile, intenta a fissare il cielo in cerca di aiuto divino, una donna, realisticamente tesa a difendere i suoi figli, in uno sforzo umano e con gli occhi fissi sulla sofferenza della prole. Una madre trionfante, ecco cosa rappresenta: la madre antica resiste ai serpenti trovando nella compassione per le sue creature la risorsa di una forza straordinaria così come alle madri ordinarie capita, toccando vertici di energia miracolosa, in casi di pericolo estremo. “La Laocoonte” non guarda al cielo sprecando il proprio sguardo tragico in un’inutile ricerca di divinità da impietosire, ma guarda alla sofferenza di una delle figlie e in essa la sovrumana sollecitudine che la spinge a liberarsi del mortale groviglio che la vorrebbe soffocare e uccidere. Dal dolore nell’osservare una persona amata patire le “pene dell’inferno”, si genera una forza terribile unita al terrore di perdere ciò che è più prezioso al mondo; una forza guidata dalla disperazione e dal rancore. Un capovolgimento vero e proprio della figura del Laoconte uomo, debole e vigliacco. Da qui l’emersione di una donna, anzi una madre, disposta a tutto per salvare le proprie figlie, anche a costo di affrontare l’ira degli dei. Una contrapposizione significativa anche dei tempi che cambiano, in cui ormai il ruolo della donna acquista una dimensione importante, una sorta di riscatto: non più un essere debole e fragile, ma una figura forte e determinata che lotta con ardore e determinazione per imporsi sulla scena; da individuo da proteggere a soggetto che protegge, da protetta a protettrice.

Una sfida questa vinta sicuramente da Lea Manetti anche sotto il profilo artistico e scultoreo. La scultura, infatti, è una figura terzina, cioè grande un terzo del vero, e in galleria si espone la prova d’artista, patinata all’antica. Tutto il gruppo bronzeo sembra stare in bilico sulla base, dando un senso di vitalità ma anche di precarietà. Una “dinamicità statica” che rende l’opera ancor più spettacolare, sottolineando la tragicità della situazione, ma anche la forza prorompente di una madre che lotta per proteggere ciò in cui crede e le persone a lei care; una vera e propria dimostrazione di determinazione e coraggio in cui si risalta la fermezza della donna.

Dell’opera saranno prodotti solo otto esemplari, ognuno con una patina diversa – ad esempio: color terracotta, terracotta policroma, bianco marmo, patina scura e oro – così da rendere ciascun pezzo assolutamente unico. Solo a titolo esemplificativo sono esposti dei calchi patinati per rendere l’idea del futuro prodotto finito.

Assieme alla scultura saranno esposti anche i bozzetti che hanno portato alla sua realizzazione e una formidabile testa della Laocoonte, ritratto della Madre, per la quale Lea Monetti ha preso ispirazione scegliendo per soggetto, ma trasfigurandola, la mobile fisionomia di Claudia Contin, famosa come formidabile interprete della maschera di Arlecchino sulle scene di tutto il mondo.

Quando cambiano i tempi anche gli eroi mutano e le loro storie variano. Spesso le persone trovano più facile essere un risultato del passato che una delle cause del futuro, ma sicuramente Lea Monetti è pioniera di un’arte nuova: un’arte di un tempo presente che è un ponte ed un muro fra il passato ed il futuro.

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