Shamo: manga tra violenza, karate, spiritualità e con un protagonista unico
Shamo – Nato per combattere, è senza dubbio uno dei manga più discussi.
C’è cattiveria – tanta cattiveria – violenza, risse, stupri, amarezza, disperazione, ma anche spiritualità, critica sociale, arti marziali.
Per gli amanti del karate in particolare, ma anche di tutte le altre discipline marziali orientali, quest’opera sarà una vera e propria delizia.
Le tecniche sono curate nel dettaglio, gli allenamenti sono autentici e i combattimenti, seppur romanzati, non hanno troppi eccessi, anzi, restano perennemente saldi nel mondo reale seppur con qualche esuberanza legittima. I disegni guardano più alla tecnica che all’estetica, in perfetta armonia con la crudezza della storia e il logorio che emana.
La grande unicità di questa opera però è il protagonista, Ryo Narushima. Un personaggio oltremodo sbagliato, il che lo rende assolutamente inedito.

La storia comincia con l’arresto di Ryo che viene assegnato a un carcere minorile molto duro con l’accusa di aver massacrato i propri genitori.
Da subito si ha la sensazione di leggere qualcosa di anormale, perché Ryo si presenta come un personaggio gracile, minuto, semplice, bei voti a scuola e promessa nei college che lo attendono trepidanti. Può aver ucciso i propri genitori uno del genere?
Sì. Ciò che scatena il demone dentro Ryo rimarrà a lungo avvolto nel mistero.

La vita in carcere per uno come lui è pessima, subisce violenze di ogni tipo, complici il fisico esile e il carattere remissivo; poi finalmente una speranza: il karatè. Un ergastolano, Kurokawa, è un celebre maestro di karate e nell’ora libera lo insegna agli altri detenuti. Tutti lo prendono come uno sfogo, un gioco, un passatempo. Per Ryo è invece l’unico modo per salvare la propria vita, è la via del riscatto. Inizierà dunque un allenamento feroce che lo farà diventare un mostro: un essere colmo di risentimento e odio, ma anche con un ego spropositato, consapevole delle nuove capacità.
Una volta uscito dal carcere con questa nuova arma tra le mani, ne abuserà sprezzando tutto lo spiritualismo che anela attorno al karate; per lui non è una disciplina, ma un modo per sopravvivere nella realtà bassa che lo circonda.

La storia è fatta della psicologia perversa e malata di Ryo, delle sfide che si pone dinnanzi per alimentare sempre e comunque il demone dentro di lui. Non vuole essere cattivo, ne ha bisogno per non morire, per non soccombere; fino a dimenticare se stesso.
Ryo è allo stesso tempo protagonista e antagonista, capace di farsi odiare con atti osceni e orribili, ma di far provare una pena disarmante e un’empatia unica.
Opera contorta che mette in discussione tutta la morale e l’etica, tutti i concetti standard, e lo fa con una irruenza shoccante attraverso lo sguardo oscuro di Ryo Narushima che sembra essere il prodotto di una società illusoria. Ryo è vittima di piccoli uomini politici e d’affari, di giornalisti, dei genitori, dei professori, della società “per bene”, ma allo stesso tempo, nei bassifondi, combatte e distrugge qualsiasi avversario con ogni mezzo.
Questa doppia realtà è il simbolo della doppia natura di Ryo, che è allo stesso tempo vittima e carnefice.



