Al riparo dall’overtourism nei borghi italiani
È tornato quel periodo dell’anno in cui vorremmo tutti quanti essere altrove. Ci immaginiamo al sole su una spiaggia di Santorini, a passeggio lungo la Barceloneta al tramonto o, magari, alle pendici del monte Fuji per ammirarne finalmente il profilo dal vivo. Ad amplificare questa sensazione ci si mette anche la fomo (dall’inglese “fear of missing out”) che ci prende quando i feed ci si riempiono di foto e video di quegli amici che ci sembra siano sempre in viaggio. Purtroppo, la realizzazione del nostro desiderio potrebbe non essere a portata di mano. Ovviamente non tutti sono nelle condizioni economiche per affrontare simili viaggi ma, anche qualora queste non rappresentassero un ostacolo, non è da escludere che ci si potrebbe trovare a provare del disagio accorgendosi di voler raggiungere proprio le stesse mete in cui si concentra la stragrande maggioranza delle persone, alimentando così il fenomeno dell’overtourism, iperturismo in italiano.
Proviamo a pensare alle condizioni in cui si trovano al momento città italiane come Venezia, dove è stato addirittura introdotto un ticket di ingresso alla città, che ormai conta meno di 50.000 residenti nel suo centro, peraltro in continuo calo. A Firenze le piazze principali sono invase da transenne che cercano di incanalare la fiumana di gente che si dirige verso i maggiori luoghi di interesse e il paesaggio è saturato dalle insegne luminose di ristoranti e minimarket aperti appositamente per soddisfare le esigenze dei turisti. Ancora, a Roma passeggiare per le vie più famose è diventata un’impresa ed è stato necessario imporre il pagamento di un biglietto per avvicinarsi al bordo della fontana di Trevi. Pensare di essere noi quelli che, altrove, contribuiscono all’intasamento di strade e piazze e alla deturpazione del paesaggio originale può non essere piacevole. Bello il Giappone ma, se si riflette sul fatto che a Tokyo e Kyoto si è dovuta finanche istituire la “polizia del turismo”, un po’ dispiace.
La soluzione a questo dilemma, poi, non è esattamente a portata di mano, anche perché spesso le opzioni più etiche sono anche quelle meno economiche. In questo articolo, allora, proviamo a ribaltare il paradigma mettendo per un attimo da parte i grandi viaggi all’estero e consigliandovi due mete italiane poco conosciute ma che vi possono far scoprire splendidi luoghi e suggestive tradizioni del nostro territorio.
Il Palio del Grano a Caselle in Pittari (SA)
In cima a una collina a 444 m. sul livello del mare, sotto lo sguardo imperioso della torre medievale, sorge Caselle in Pittari, un borgo cilentano di origini antichissime in provincia di Salerno. Sebbene siano rimasti pochi monumenti storici da ammirare, sono attestate presenze umane nella zona sin dalla Preistoria, e infatti il luogo è pervaso da quell’atmosfera particolare dei posti antichi che lo fa sembrare incapsulato in un altro tempo. Oltre ad essere perfetto per chi cerca quiete e autenticità senza voler rinunciare a un bagno al mare (si trova a soli 20 minuti di auto dalla costa e si possono raggiungere agevolmente località come Scario, Villammare e Sapri), consigliamo Caselle in Pittari per la rassegna IOCA, termine dialettale per “gioca” che ospiterà dal 13 al 19 luglio di quest’anno. IOCA è una settimana di attività legate alla cultura del grano e del lavoro agreste e ruota intorno alla tradizione e al senso di comunità. Il fulcro sarà, ovviamente, il Palio del Grano. Ormai alla sua ventiduesima edizione, il Palio è una vera e propria gara di mietitura manuale, nella quale squadre rappresentanti dei rioni del paese si sfidano per stabilire quale sarà la più abile, la più capace a mietere la maggior quantità di grano e a dividerlo in fascette a regola d’arte. La sera prima si potrà partecipare ai festeggiamenti nella piazza principale del paese, che culmineranno il giorno seguente, sotto le fronde degli alberi nei dintorni del campo di grano dove, tra canti e balli tradizionali scanditi dal ritmo
della tammorra, ogni “paesano” sarà ben felice di condividere con voi i suoi viveri, il suo vino e le sue storie.
I Bacchanalia a Tiriolo
C’è un borgo in provincia di Catanzaro, fondato dai greci circa 600 anni prima della Guerra di Troia, dal quale si possono vedere entrambi i mari, lo Ionio e il Tirreno. Si chiama Tiriolo e, il 16 e il 17 agosto 2026, ospiterà la dodicesima edizione dei Bacchanalia, un vero e proprio festival culturale che si ispira agli antichi riti omonimi, dei quali è stata rinvenuta traccia in loco su una tavoletta bronzea nel 1638. Nelle piazze del paese verranno organizzati dibattiti, concerti e percorsi enogastronomici, per dare a chi parteciperà l’opportunità di vivere un’esperienza unica a 360 gradi. Oltre a gustare le prelibatezze locali, e ovviamente ad assaggiare i vini tipici, sarà possibile ascoltare la musica di artisti come Elisa Brown, Antonio Amato e la Bandabardò, e farsi incantare dalle storie narrate dalla voce sapiente di Nando Brusco e Biagio Accardi. Tiriolo offre anche molto da vedere: l’elegante architettura dei palazzi, i ruderi dei castelli e i musei, quello Archeologico e quello del Costume Regionale. E poi, si dice che vi ci si sia addirittura fermato Ulisse durante i suoi interminabili viaggi. Chissà se, passandoci anche voi, vi sembrerà di ripercorrere i suoi passi.




