Quale futuro per gli ex Mercati Generali?
A Roma Sud il dibattito sul futuro degli ex Mercati Generali è più vivo che mai, con il ciclo di incontri pubblici organizzato dal Comune per discutere la rigenerazione del quartiere che ha riportato al centro dell’attenzione una vicenda lunga oltre vent’anni, fatta di progetti, revisioni e blocchi amministrativi. Da quanto emerge, l’area, dismessa dai primi anni 2000, potrebbe diventare entro il 2030 un grande polo multifunzionale.
Il complesso degli ex Mercati Generali occupa circa nove ettari lungo via Ostiense, ed è composto anche da edifici sottoposti a vincolo storico, considerati esempi significativi di architettura industriale del primo Novecento. Costruiti tra il 1919 e il 1922, e ampliati negli anni Trenta, i padiglioni erano il cuore della distribuzione agroalimentare cittadina, parte del modello produttivo che caratterizzò lo sviluppo del quartiere nel secolo scorso. Con il trasferimento delle funzioni logistiche in strutture più moderne, avvenuto all’inizio degli anni Duemila, il complesso è stato progressivamente abbandonato, e da allora la città si interroga su come riutilizzare questo grande patrimonio pubblico.
Il primo tentativo concreto risale al 2004, quando la giunta Veltroni lanciò un concorso internazionale per realizzare la cosiddetta “Città dei Giovani”. Vinse il progetto dello studio OMA guidato da Rem Koolhaas, ma il percorso si rivelò molto più complesso del previsto. Tra rallentamenti burocratici, difficoltà economiche e modifiche progettuali il piano originario cambiò più volte, finché, arrivando a parlare della questione sul piano tecnico, nel 2022 l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha evidenziato criticità rilevanti, segnalando ritardi e possibili violazioni procedurali.
Con l’attuale amministrazione, guidata da Roberto Gualtieri, il progetto è stato nuovamente riorganizzato, attraverso un intervento, sostenuto da un investimento di circa 380 milioni di euro del fondo immobiliare Hines, che punta a trasformare l’area in una “cittadella urbana aperta”.
Il piano prevede il restauro conservativo di dodici edifici storici e la realizzazione di nuove strutture, con un sistema di piazze e aree verdi pubbliche di circa quattro ettari, comprendenti, tra l’altro, un hub per start-up e innovazione tecnologica, spazi commerciali e di ristorazione, una biblioteca comunale, un centro anziani e il progetto gastronomico “Città dei Sapori”, con anche parcheggi interrati per circa 2.600 posti auto complessivi tra pubblici e privati.
Il punto più discusso però riguarda la costruzione di una grande residenza universitaria da circa 2.000 posti letto, di cui circa 500 a canone calmierato, che verrebbe distribuita in sette nuovi edifici per un totale di circa 52mila metri quadrati. La scelta è legata alla vicinanza con Università Roma Tre, ma molti comitati cittadini temono che il progetto finisca per favorire interessi immobiliari privati più che il tessuto sociale del quartiere, e questo finisce per scontentare tutti, anche gli stessi elettori del Sindaco Gualtieri.
Le critiche si concentrano in particolare sulla concessione sessantennale dell’area a operatori privati, e quindi sul rischio di una progressiva privatizzazione di uno spazio pubblico strategico.
Tuttavia, nonostante le polemiche, il Campidoglio insiste sulla necessità di sbloccare definitivamente un’area ferma da oltre vent’anni, prevedendo di iniziare i lavori nel primo trimestre del 2027, per una durata di circa 36 mesi, con apertura al pubblico prevista nell’estate del 2030.




