Cos’è il Roman Empire, il gruppo mafioso nigeriano sotto inchiesta a Roma
Un’inchiesta recente ha svelato i traffici oscuri portati avanti dal gruppo Roman Empire, associazione a delinquere di stampo mafioso, che si occuperebbe, secondo le indagini, di tratta di esseri umani, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, sequestro di persona, estorsione procurato aborto. Il gruppo faceva parte dell’organizzazione nota come Maphite, acronimo di Maximo Academy Performance Highly Intelectual Empire, confraternita fondata nel 1978 in Nigeria, presente in Italia e in diversi stati europei, e `specializzata´ appunto nella tratta di esseri umani.
L’inchiesta si è basata anche sul racconto di una giovane vittima che è riuscita a ribellarsi agli sfruttatori e a denunciare. Nel corso delle indagini sono state individuate altre vittime, anche minorenni, che in compagnia di un «boga» (in gergo, l’accompagnatore che gestisce le varie tappe di avvicinamento alle coste italiane, ndr) hanno affrontato un lungo viaggio, denso di violenze fisiche, psicologiche e sessuali, attraversando la Nigeria, il Niger e la Libia, da dove sono poi partite via mare, su un’imbarcazione di fortuna, per giungere a Pozzallo (Rg).
Dopo l’arrivo a Roma, i componenti del gruppo mafioso costringevano le donne in viaggio a prostituirsi, con violenza, costrizioni fisiche e psicologiche. La risposta in caso di rifiuto era la reclusione in casa e la privazione di cibo e la privazione della possibilità di contattare i propri parenti in Nigeria. Tra i casi che sono emersi, quello di una giovane ragazza, arrivata in Italia incinta, che è stata costretta ad assumere farmaci per l’interruzione della gravidanza, subendo un’enorme violenza fisica e psicologica. Ad essere stata documentata ai fini dell’inchiesta è stata anche l’adozione di condotte violente e intimidatorie nei confronti dei parenti delle giovani donne in Nigeria per estorcere ingenti somme di denaro per le spese del viaggio per raggiungere in Italia.
Già alla fine del mese di marzo, un’indagine della Dda di Roma, grazie alla collaborazione tra personale del Servizio centrale operativo e del Sisco di Roma, Sisco di Brescia, Servizio per la cooperazione di polizia e il reparto Prevenzione crimine, aveva portato all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip capitolino nei confronti di sei nigeriani. Alcuni dei reati contestati sono aggravati dal metodo mafioso e dalla transnazionalità. Gli arresti si sono svolti tra Roma, Brescia e due in Islanda, dove alcuni degli indagati si erano trasferiti da qualche tempo.
La violenza che queste donne sono costrette a subire quotidianamente riflette ancora una volta una visione di disparità, soprattutto in un contesto “mafioso” dove il linguaggio è fortemente maschile e, di conseguenza, anche le pratiche rispecchiano una cultura patriarcale e sessista, dove il possesso sui corpi delle donne, la loro mercificazione e oggettificazione, rappresentano ancora sintomi di una malattia difficile da sanare.




