Papa Francesco e il rumore del silenzio
A distanza di un mese e mezzo dal ricovero, il mondo intero guarda con maggiore fiducia all’ultimo piano del Policlinico Gemelli, dove le condizioni del Papa sembrano in cauta ripresa. Non è questa la sede dedicata alle speculazioni sulle vere o presunte condizioni di salute del Pontefice, volendo invece porre l’accento su un aspetto tanto delicato quanto violentato in questo mese: il silenzio serbato sulle condizioni del Papa.
In questo periodo ogni teoria dalle più assurde sfaccettature è stata minuziosamente costruita e portata alla luce, senza mostrare pudore né rispetto verso non solo un uomo, prima che Papa, ma verso un’intera comunità riunita intorno alla malattia del proprio riferimento.
La Chiesa ha ben deciso, nel corso di questo ricovero, di serbare un rispettoso silenzio sulla situazione globalmente considerata; certo le condizioni non sono favorevoli, data in particolar modo la delicatezza di un anno come il 2025, ospite del Giubileo, che pone la Santa Sede ancor di più sotto i riflettori mondiali. Ma nessuna esitazione dal mondo cristiano, dove l’intera comunità ha nutrito gli insegnamenti dispensati in costanza di mandato dallo stesso Papa Francesco, piuttosto che perdersi in congetture tutt’altro che opportune.
Il silenzio, in questa tipologia di situazioni, è lungi dall’essere considerato sintomo di un incomprensibile imbarazzo o di uno spaesamento dettato dall’incertezza del futuro. Il silenzio è invece la chiave di lettura di una situazione che richiede la più profonda umanità, richiede il più viscerale rispetto verso un uomo che della fede ha fatto la propria ragion d’essere, e un’empatia nel vivere il dolore di una guida morale che si mostra uomo e vulnerabile.
Tentare di lucrare in circostanze del genere risulta indegno di una qualsiasi società che miri alla tutela di anche solo un briciolo di etica, di morale e, nel senso pieno del termine, di umanità. Costruire congetture complottiste sulla scia del riserbo della Curia è una manifestazione spregiudicata della corruzione morale, del mercantilismo professionale e della totale assenza di rispetto verso il prossimo, indipendentemente da ciò che questi rappresenta.
Uniamoci allora al silenzio della Chiesa nutrendo, per chi può, con un pensiero, la speranza che accompagna l’uomo nei momenti più bui. Esaustivo allora il Cardinale Domenico Battaglia, Arcivescovo di Napoli, il quale ha precisato che «da quella camera del Policlinico Gemelli non si proclamano discorsi, ma si testimonia il Vangelo con il respiro della fragilità. Papa Francesco ci sta dicendo che il dolore non è un inciampo, ma una strada da percorrere con fiducia».




